Lucifero, Giuda Iscariota, Conte Ugolino e Cocito. Questi sono solo alcuni dei nomi dei percorsi – naturali e artificiali – di Inferno run, la corsa ad ostacoli nata nel 2014 dal lavoro appassionato di un gruppo di amici e che oggi si afferma come la più partecipata d’Italia, tanto da divenire tappa del Campionato Italiano OCR (Obstacle Course Race) e contribuire a promuovere un movimento sportivo emergente, che ora conta a livello nazionale oltre 41 mila partecipanti. Chi può partecipare ad Inferno? Tutti, naturalmente: dai più piccoli (4-12 anni) che possono partecipare alla Baby Inferno, ai più “grandi” (71 anni). Lo spirito della manifestazione non è competitivo, e si può correre individualmente o in team. Motivo per cui sempre più squadre, in rappresentanza di associazioni, palestre e aziende, scelgono di affrontare questa indimenticabile esperienza sportiva per divertirsi. Unico obiettivo? Affrontare una sfida oltre ogni ostacolo, che permetta a tutti di provare a superare i propri limiti. Uno dei veterani di Inferno è Andrea Pacini, 32 anni, che ha già partecipato a tre edizioni della corsa. Un incidente in moto nel 2008 gli ha causato la frattura della quinta vertebra e l’ha costretto a ricominciare tutto da capo, letteralmente. Ma il suo amore per la vita e per lo sport, cura per corpo ed anima, insieme all’immenso amore della sua famiglia e degli amici più cari lo ha spinto a non mollare, a superare i limiti, ad andare oltre la sua sedia a rotelle. Ed è proprio lui a raccontarci i dettagli della sua avventura ad ostacoli.


Andrea, come nasce la tua partecipazione ad Inferno run?

È nato tutto per gioco qualche anno fa, attraverso una chat su whatsapp di cui facevo parte insieme ad altri amici. Venne fuori la notizia della corsa di Inferno e così uno dei miei migliori amici contattò i ragazzi dell’organizzazione e da lì a pochi giorni mi disse “Andrea, è fatta”. Toccava solo studiare bene il tutto per far sì che anche io potessi partecipare. Abbiamo collaborato cercando di non apportare modifiche particolari al percorso, in quanto è sempre una corsa che fa parte di un circuito nazionale ed internazionale. Attraverso il training che si fa pochi giorni prima della gara di Firenze, insieme agli altri ragazzi a cui mi affianco, abbiamo potuto testare gli ostacoli e capire come affrontarli al meglio. Con loro rientro nel progetto “Spingi la vita” (http://www.spingilavita.it/ o su Facebook al https://www.facebook.com/Spingilavita.it/), che ha l’intenzione di aiutare le persone vittime di incidenti invalidanti, nel tentativo di rendere le città, gli sport ed ogni altra attività accessibile a tutti, organizzando inoltre eventi e campagne di sensibilizzazione.

Quali difficoltà incontri all’interno del percorso ad ostacoli?

Io corro con un’imbragatura alta, con l’ausilio di una corda per evitare di scivolare o cadere, ho fatto molto esercizio per migliorare le mosse che poi mi hanno permesso di affrontare anche muri verticali. La difficoltà maggiore è la lunghezza del percorso, gli spostamenti da un ostacolo all’altro insomma. La mia carrozzina è modificata: ha un ruotino centrale più grande rispetto alle ruote tradizionali. Così evito che la stessa si impunti durante la corsa, non permettendomi quindi di proseguire. Stiamo cercando un ausilio che mi permetta di spingermi meglio ma che mi faccia andare alla stessa velocità degli altri.

I limiti, insomma, sono solo nella testa. Tu pensi di averli superati e di continuare a farlo?

Lo sport in generale ti aiuta ad affrontare meglio la vita e ti da una grande spinta psicologica. Personalmente, avendo già preso parte a diverse pratiche sportive nella mia vita (Andrea fa anche paracadutismo, ndr), dopo il mio incidente, questa di Inferno è stata una vera e propria sfida: cimentarmi in qualcosa che non avevo mai fatto per testare appunto le mie capacità e magari superare certi limiti che – come hai sottolineato – spesso sono solo nella testa. Sicuramente dopo l’esperienza di Inferno run, dove ci si trova ad affrontare chilometri di ostacoli tosti, un marciapiede troppo alto lo vedi con occhi diversi!

Com’è cambiata la tua vita dopo l’incidente del 2008?

È cambiata tanto, soprattutto se si pensa al fatto che in poco tempo è stata letteralmente stravolta. Dopo incidenti del genere, puoi decidere se rimanere arrabbiato con il mondo, addormentarti e svegliarti così, oppure se prenderne atto. L’essere arrabbiati non porta a niente se non a peggiorare la situazione. Per fortuna dopo il mio incidente ho avuto accanto degli amici stupendi e una famiglia straordinaria, che mi hanno aiutato molto.

Secondo te, il mondo sportivo di oggi lascia abbastanza spazio agli atleti diversamente abili o li considera ancora persone “diverse” e “fragili”?

Premettendo che non pratico sport a livello agonistico, ho la mia idea in merito. Credo che per quanto riguarda alcuni sport, mettere dei “paletti limitativi” e quindi distinguere fra sport paralimpici e sport per normodotati sia una limitazione. Per esempio io prima correvo con i go kart e oggi mi rendo conto che in alcune categorie io posso correre anche con i normodotati senza problemi. Questo significa che a parità di discipline dare a tutti la possibilità di gareggiare liberamente, offre alla persona disabile una spinta in più, la possibilità insomma di non sentirsi poi così diversi. Questo discorso ovviamente non può essere applicato ad ogni attività sportiva, ma sarebbe bello che esistesse almeno per quelle discipline in cui non sono così evidenti le differenze fra normodotati e disabili.

Andrea, scusa l’espressione, però tu mi sembri uno “cazzuto”: daresti un consiglio a chi vive la disabilità come un limite?

Nello sport non bisogna porsi limiti. Nel momento in cui si ha voglia di mettersi in gioco bisognerà sicuramente trovare persone che abbiano la voglia e la costanza di aiutare chi intraprende un nuovo percorso atletico, a non mollare. I sogni vanno sempre coltivati, bisogna crederci. Mai lasciarli marcire in un cassetto. Se si ha un sogno, la propria condizione fisica non deve essere motivo di rinuncia.

 La quinta edizione di Inferno, che lo scorso anno ha raccolto oltre 5mila presenze, quest’anno riparte il 18 marzo, individuando ben tre diverse location: Prato Nevoso (Piemonte, 18 marzo), Idroscalo di Milano (5 e 6 maggio) mentre il gran finale si terrà il 13 e 14 ottobre in Toscana, a Figline Valdarno, provincia di Firenze. Non ci resta che fare l’in bocca al lupo ad Andrea e a tutti gli altri partecipanti!

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