Hanno girato film sulla storia di George Best e Diego Armando Maradona. Ne mancava uno che raccontasse anche la storia di Pelè. Finalmente è arrivato. A produrlo e dirigerlo saranno i fratelli Jeff e Michael Zimbalist. In Italia sarà proiettato nelle sale a partire oggi. La pellicola racconterà semplicemente (sembra facile) la vita straordinaria di Edson Arantes do Nascimento. Passato alla storia con il soprannome di Pelè. Un nomignolo il quale, come rivela Sette, il magazine del Corriere della Sera (al quale l’ex campione brasiliano oggi settantacinquenne ha rilasciato anche un’intervista esclusiva), venne affibbiato al piccolo “Edinho” probabilmente quando, da bambino, storpiò il nome del portiere Bilè, chiamandolo Pilè. Lui che invece preferiva essere chiamato Dico oppure Gico, secondo la pronuncia brasiliana. Da quel momento in poi invece il piccolo Edson divenne per tutti Pelè. Fino a diventare il grande Pelè: l’O’rey del calcio mondiale.

La “perla nera” capace di realizzare 1281 gol in tutta la sua carriera (compresi quelli messi a segno in amichevole) prima con la maglia del Santos e poi con quella dei Cosmos di New York. E di vincere 10 campionati, 2 Coppe Libertadores, 2 Coppe Intercontentali con la maglia del Santos e 3 campionati del Mondo (Svezia  1958; Cile 1962; Messico 1970) con quella della nazionale brasiliana. La sua carriera, come anche quelle di altri calciatori brasiliani è la classica favola che si realizza.  Di umili origini (nonostante il padre Joao Ramos fosse stato anch’egli un calciatore), il piccolo Edson inizia a guadagnarsi il pane facendo il lustrascarpe.

Nel frattempo coltiva il sogno di diventare un calciatore proprio come il padre. Leggenda vuole che il sogno sia nato proprio in uno dei giorni più tristi della storia del calcio brasiliano. La sera che il Brasile perse la finale di coppa Rimet contro l’Uruguay nel 1950. Pelè era ancora un bambino di nove anni e vedendo il padre piangere per la sconfitta dei verdeoro (che già si consideravano campioni) gli avrebbe detto che sarebbe stato lui a far vincere la coppa al Brasile. Inizia a giocare nel Barau, la squadra locale. Fino a quando su di lui non mette gli occhi l’ex giocatore della nazionale brasiliana Waldemar De Brito il quale disse, dopo averlo portato al Santos per un provino che quel ragazzino di 15 anni sarebbe diventato il calciatore più forte del mondo.

Forse Brito non immaginava che a distanza di decenni si sarebbe detto ancora, a proposito di Pelè che sia stato e per molti sia ancora oggi il calciatore più forte di tutti i tempi. Che il compianto Gianni Brera arriverà a paragonare al poeta Giacomo Leopardi per dire che “ogni volta che Pelè dribblava un avversario era come se scrivesse un endecasillabo”. Oppure Giovanni Trapattoni il quale, leggenda vuole (per qualcuno infatti esagerata), lo avrebbe addirittura annullato in un’Italia-Brasile del 12 maggio del 1963, che per esaltare le sue doti disse che “era così bravo che non veniva nemmeno voglia di picchiarlo”. Per una vita come la sua come la sua la domanda sorge spontanea: possibile che nessuno prima di oggi avesse mai pensato di girarci un film?

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