Dopo 35 anni il Rugby Afragola rischia di scomparire. “Il sindaco non ci consente di usare il nuovo impianto sportivo dopo la proclamazione di un bando “sospetto”, che ha favorito la società calcistica locale. In oltre 30 anni di storia l’associazione ha coinvolto ed avvicinato al gioco del rugby migliaia di ragazzi, il tutto gratuitamente”.

“Abbiamo fatto richiesta accesso agli atti. Ci riserviamo di fare ricorso”, commenta Giuliano Vicale, presidente Rugby Afragola. “Siamo un’associazione che opera sul territorio da 35 anni, mai abbiamo ricevuto un atto così contrario alla nostra attività”. L’atto vieta l’utilizzo del campo la domenica, anche se è l’unico spazio sportivo dove si può giocare il campionato. Così la società è stata costretta a fittare altri spazi. Eppure la squadra è in corsa per i play off scudetto nella categoria under 18, vanta una under 16 élite ed una regionale, una squadra under 14 sia maschile che femminile, under 10 e 12 e, infine, molti progetti avviati con le squadre del territorio.

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“La situazione con il passare delle settimane non è migliorata”, commenta Francesco Napolitano, giocatore dell’Afragola Rugby. Lo scorso primo maggio si è tenuto un sit-in in piazza insieme a dirigenti, tifosi, simpatizzanti, per sollevare l’attenzione sulla questione. “Non vogliamo togliere gli spazi a nessuno – continuano gli atleti – Solo creare un’alternativa, avere la possibilità di giocare nell’impianto sportivo comunale e non essere costretti a spostarci e migrare altrove”. Tanti bambini, infatti, hanno problemi di spostamento in auto, e rischierebbero di non poter più partecipare alle attività senza una sede cittadina.

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Giocatori, simpatizzanti e tifosi hanno lanciato una campagna per salvare la squadra all’interno di uno dei centri abitati più popolosi a sud di Napoli. Le scritte (comprese le offese sulla sede della squadra) non fanno paura. “Ci appelliamo semplicemente agli articoli della nostra Costituzione – continua Vicale – Il nostro campo di terra ci permette di allenarci ma non di giocare le partite, visto che non è più omologato. La nostra attività, da 35 anni a questa parte, non è solo sportiva, ma anche sociale. I ragazzi che sono qui non hanno mai pagato una retta o dato un contributo. In un territorio difficile come questo vorremmo l’appoggio – e non l’intralcio – delle istituzioni”. In rugby, da certe parti, è molto più che uno sport.

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