Connettiti con noi

Giochi di palazzo

Il Twente sempre più nell’abisso. Retrocesso in Seconda divisione per lo scandalo Doyen Sports

Massimiliano Guerra

Published

on

Era nell’aria ma ora la proposta della Federcalcio Olandese è diventata ufficiale: Twente retrocesso d’ufficio in seconda divisione a causa delle irregolarità finanziare emerse a seguito delle indagini sui rapporti tra il club di Enschede e la Doyen Sports. Uno scandalo che da circa due anni sta travolgendo il Twente, portandolo sull’orlo del precipizio. La commissione che si occupa dell’assegnazione delle licenze professionistiche è stata anche clemente dato che ha formulato una proposta di sanzione non proprio in linea con i regolamenti federali. Infatti secondo le norme olandesi, in queste circostanze, ci sarebbero due vie da percorrere: Una multa da 45.250 euro che però sembrava troppo leggera come sanzione, oppure la revoca della Licenza professionistica con la conseguente cancellazione del nome della società e ripartenza dai dilettanti che però, dato l’impegno del club a risanare la propria posizione debitoria, è sembrata eccessivamente pesante. La Commissione ha deciso di applicare una sanzione a metà, revocando sì l’attuale licenza, ma concedendone una per disputare quantomeno la Jupiler League. Una scelta fatta per dare un taglio con il passato, ma soprattutto per lasciare la possibilità ai Tukkers di potersi rialzare, “premiando” gli sforzi fatti ultimamente per tornare ad essere un club dal bilancio sano. La proposta della Federcalcio ora passa al Consiglio Centrale dei Giocatori (CSR, l’Assocalciatori olandese), che ha 2 settimane di tempo per emettere un parere non vincolante sul caso. Da quel momento il Twente sarà libero di ricorrere in appello in Tribunale come lo riterrà più opportuno.

Lo Scandalo- Il tutto ha inizio nel 2013 quando la Federcalcio olandese, una volta venuta a conoscenza degli accordi tra Twente e la Doyen Sports, decide di nominare un pool di commissari per far studiare a fondo i termini di tali accordi. Ma cosa c’era che non andava in questi accordi? Il motivo è presto detto. La Doyen Sports è un fondo di investimento brasiliano che lavora con parecchi club europei (Porto, Benfica, Atletico Madrid, per citarne alcuni) che, all’epoca, sfruttò il momento di difficoltà finanziaria del Twente, proponendo una collaborazione che prevedeva il finanziamento dell’acquisto di alcuni giocatori (che il club non poteva evidentemente permettersi) in cambio di una percentuale (molto elevata) sui ricavi futuri derivanti dalla cessione degli stessi. Un rapporto di dipendenza strettissimo che, tra l’altro, eludeva le regole del calcio olandese. La Federcalcio olandese, da sempre contraria all’ingresso nei Paesi Bassi di questo tipo di fondi di investimento, ha seguito molto attentamente la vicenda e quando è arrivata a conoscenza di un documento che prevedeva addirittura accordi  “vietati e proibiti” tra il Twente e la Doyen, ha inflitto una prima sanzione al club escludendolo dalle competizioni europee per tre anni e sospendendo con la condizionale la licenza professionistica.  La situazione societaria del Twente è andata sempre più peggiorando con le dimissioni del presidente Aldo van der Laan che parlava di “Continue incertezze che non fanno altro che danneggiare il club“. La nuova gestione societaria del Twente ha poi comunque collaborato per cercare di tornare ad avere un bilancio sano e proprio questo ha indotto la Federcalcio ha decidere per una sanzione non del tutto esemplare.

Ora cosa succede?- Con la retrocessione d’ufficio del Twente, che comunque non sembra aver intenzione di arrendersi e dichiara, per bocca di Onno Jacobs, direttore ad interim del club, di non volersi arrendere e di combattere in tutte le sedi opportune, si apre un importante scenario sul campionato olandese. Infatti, con i Play Out ancora in corso, rimane improvvisamente vacante un posto nella massima serie. La Federazione per evitare future dispute ha già stilato una graduatoria delle squadre che potranno richiedere di essere ripescate in massima divisione. Se la retrocessione del Twente venisse confermata, arriverebbe la salvezza per il Willem II, anche nel momento in cui questi ultimi dovessero perdere il doppio incontro contro il NAC Breda. In questo caso a salvarsi sarebbe anche la 17esima in classifica dell’Eredivise, il De Graafschap, anche se dovessero perdere contro il Go Ahead Eagles. Dovessero vincere i loro spareggi sia Willem II che De Graafschap si salverebbe addirittura la 18esima in classifica della stagione regolare, il Cambuur.

bannertwente

bannertpo

Comments

comments

Clicca per commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Calcio

USA, Messico e Canada “United”per i Mondiali del 2026: se gli affari scavalcano i muri e la Politica

Massimiliano Guerra

Published

on

E’ ufficiale: gli Stati Uniti, Messico e Canada co-ospiteranno la Coppa del Mondo 2026. La candidatura unificata sotto il nome United, per l’appunto, ha ottenuto il trofeo più importante di tutti battendo la concorrenza del Marocco con una percentuale del 67% dei voti totali (l’Italia ha votato per il paese nordafricano). L’aspetto più importante è adesso quello di capire quale sia la ripartizione delle 80 partite totali: secondo quanto presentato al momento della candidatura dal trio oltreoceano, gli Stati Uniti ne ospiteranno 60 mentre il Messico e il Canada solo 10 a testa. Tante partite sì, perché quel Mondiale sarà formato da ben 48 squadre da 16 gruppi, vale a dire una vera e propria rivoluzione rispetto alle 32 squadre attuale. C’è però da capire però la ripartizione reale delle partite che si disputeranno: un gran vantaggio che hanno questi paesi è l’abbondanza di stadi che essi hanno sui loro territori. In effetti, anche con un totale di 80 partite da giocare, è chiaro che alcune partite verranno giocate anche in piccoli stadi di città non grandissime. Non è però da scartare l’idea che si possano costruire anche altre strutture in città che già ne hanno più di uno. C’è anche la necessità di trovare un meccanismo tale da garantire alle squadre di non fare lunghi viaggi, attraversando da est a Ovest gli Usa tra una partita e l’altra, nella prima parte del torneo. Ecco come oggi potrebbe essere suddiviso il calendario dei 16 gruppi:

Gruppo A: Los Angeles (due sedi)

Gruppo B: Phoenix e Las Vegas

Gruppo C: Miami e Orlando

Gruppo D: Washington, DC, e Philadelphia

Gruppo E: New York e Boston

Gruppo F: Seattle e Vancouver (due partite in Canada)

Gruppo G: San Diego e Guadalajara (una partita in Messico)

Gruppo H: Toronto e Montreal (tre partite in Canada)

Gruppo I: Pasadena e Guadalajara (una partita in Messico)

Gruppo J: San Jose e Santa Clara

Gruppo K: San Antonio e Dallas

Gruppo L: Città del Messico (due sedi; tre partite in Messico)

Gruppo M: Monterrey e Houston (due partite in Messico)

Gruppo N: Chicago e Detroit

Gruppo O: New York e Montreal (due giochi in Canada)

Gruppo P: Atlanta e Nashville.

Dopo la fase a gironi, il numero di partite e quindi di stadi necessari per ospitarle, sarebbe ridotto. Sulla base del modello proposto il Messico e il Canada potrebbero ospitare tre partite a testa nel primo turno ad eliminazione diretta a 32 squadre. Lo scenario più logico sarebbe quindi quello che vede la partita di apertura allo Stadio Azteca, che ha anche ospitato due finali della Coppa del Mondo nel 1970 e nel 1986, mentre la finale, sarebbe con tutta probabilità essere giocata a New York o a Los Angeles al Rose Bowl di Pasadena che ospitò l’atto finale tra Brasile ed Italia nel ‘94 con temperature infernali.

Come ha dichiarato il presidente della Us Soccer, Sunil Gulati“Le trattative per la spartizione delle partite non è stata facile perché tutti i paesi ne volevano di più, ma alla fine abbiamo trovato un accordo”. Un accordo quindi tra Stati Uniti, Messico e Canada (che diventa con Stati Uniti, Svezia e Germania, uno dei paesi ad aver organizzato sia un Mondiale maschile, sia uno Femminile) in un momento politico così delicato tra questi tre Stati è già una notizia. E’ stato proprio Gulati poi a darci una notizia ancora più importante e cioè come sia nato tutto con la benedizione del presidente Trump: “La candidatura dei tre paesi ha avuto il pieno sostegno del presidente anche se l’attacco al Messico è stato uno dei temi principali della sua campagna elettorale. I colloqui con il presidente, effettuati da un intermediario negli ultimi 30 giorni, hanno rivelato come il presidente abbia supportato e incoraggiato la collaborazione con il Messico. Certo ci sono  preoccupazioni circa l’arrivo di squadre e appassionati da tanti paesi del Mondo in relazione alle restrizioni in materia di immigrazione, ma siamo certi che troveremo una soluzione”.

Dunque Trump mentre da una parte minaccia il rafforzamento di muri divisori dal Messico e annuncia giri di vite sul tema dell’immigrazione, dall’altra combatte la guerra commerciale con il Canada, ma apre ad una collaborazione per organizzare una competizione che muoverà tantissima gente nell’arco di più di un mese. Un comportamento ambivalente, che però proprio Gulati spiega: “Una Coppa del Mondo in Nord America, con 60 partite negli Stati Uniti, sarebbe, di gran lunga, la Coppa del mondo di maggior successo nella storia della FIFA, in termini economici”. Ecco allora che si spiega tutto. Trump da uomo d’affari, prima che uomo politico, ha fiutato l’occasione per poter rilanciare l’economia statunitense nel lungo periodo e un affare da quasi “un miliardo di dollari”, non può essere buttato via così a cuor leggero. Quindi lo sport (supportato da un pesante aspetto economico) potrebbe in un modo o nell’altro abbattere le divisioni tra Stati e soprattutto mitigare le tensioni che in Nord America negli ultimi mesi si sono accumulate in maniera quasi sconsiderata. Sia a Nord che a Sud.

Comments

comments

Continua a leggere

Calcio

La Casa de Julen

Lorenzo Semino

Published

on

Il piano di Lopetegui e della Federazione per mettere a segno un colpo mondiale si complica improvvisamente: la resistenza è appena cominciata o la casa di carta si sgretolerà al primo colpo di vento? Fernando Hierro e Sergio Ramos potrebbero avere la risposta.

Mai mettere i piedi in testa alla federazione spagnola, parola di Rubiales.

L’avventura del successore designato di Del Bosque con le Furie Rosse si è fermata a metà strada, dopo una lunga passeggiata di salute verso il primo posto nel girone di qualificazione al Mondiale ormai in arrivo.

LE SEI E VENTISEI – Alle 17.26 il Real Madrid comunicava l’arrivo di Julen Lopetegui sulla panchina dei Galacticos a partire dalla prossima stagione. A Krasnodar le lancette segnavano le sei e ventisei, il ticchettio costante ed incessante non avrebbe mai fatto presagire un epilogo del genere. Antonio Conte, già sicuro del posto al Chelsea al termine del campionato europeo, nell’estate del 2016 portò l’Italia sul tetto del mondo per qualche giorno proprio con la vittoria sulla Spagna. L’ex tecnico del Porto non prenderà invece mai parte al “suo” Mondiale in seguito al clamoroso esonero, comunicato dalla Federcalcio spagnola a distanza di poche ore dall’annuncio del suo approdo al Santiago Bernabeu. Tutta colpa del colpo di testa di Zidane o a sancire la fine del patriarcato sono state modalità, tempistica e la mancata comunicazione da parte dello stesso Lopetegui a Rubiales? Scherzi a parte, senza dubbio la seconda opzione.

Fernando Hierro si trova in mano una rosa senza scrupoli, disegnata da un tecnico dalle idee chiare e senza mezze misure. Forse troppo? Nato e cresciuto fra i grandi club di Spagna, la versione cartacea di FourFourTwo faceva notare in tempi non sospetti come la grande esperienza di Lopetegui (anche nelle vesti di commentatore tecnico) sarebbe stato l’asso nella manica per non farsi domare nemmeno dai media ispanofoni. Media che ora rischiano di farlo davvero a pezzetti. Squadra troppo forte per essere vera? Dipende, perché nella selezione delle 23 Furie Rosse non sempre Lopetegui ha tenuto conto di numeri e fama mondiale. La chiamata di Rodrigo Moreno Machado al posto di Alvaro Morata ne è un esempio, il benservito a Marcos Alonso per far spazio a un terzino destro come Odriozola la prova del nove.

CASA DE PAPEL –Vediamo le conseguenze solamente quando sono di fronte alle nostre narici” è una fra le tante massime pronunciate dal personaggio Tokyo nella serie televisiva più discussa del 2018 e del paese. Spicca la saggezza di Mosca, città che El Profesòr Julen non vedrà da vicino nelle vesti di allenatore della Spagna, per un gesto ritenuto come poco assennato.

Sergio Ramos, nel frattempo, pone le basi per un patriarcato ergendosi a capopopolo. Nel giorno in cui la Spagna si prepara ad accogliere Aquarius, Lopetegui salta giù dal carro proprio come Tokyo in sella alla sua Enduro e la Nazionale si getta in mare, pronta a rispondere solamente a sé stessa, il capitano del Real Madrid manda un messaggio in mondovisione dalle mura di Krasnodar: “Siamo la Nazionale, rappresentiamo uno stemma, due colori, una tifoseria, un paese intero. La responsabilità ed il nostro impegno sono tutti con voi e per voi. Ieri, oggi e domani: uniti”. Di questi tempi, aggiungerei: “Noi siamo la resistenza”.

Non ditelo a Fernando Hierro, che potrebbe avere in tasca l’origami vincente per mettere a segno il colpo perfetto. Mentre si scatena la bufera, comincia un vero patriarcato.

Comments

comments

Continua a leggere

Calcio

PSG vs FPF: un rapporto complicato

Emanuele Sabatino

Published

on

Il Paris Saint-Germain rischia seriamente di essere sanzionato dalla Uefa per aver infranto le regole del Financial Fair Play dovuto alle grandi spese della scorsa finestra di mercato estiva.

Il board della Uefa ha dichiarato che indagherà sulle finanze dei campioni di Francia dopo l’acquisizione di Neymar, record mondiale per un trasferimento, dal Barcellona e di Mbappe’ dal Monaco.

Le punizioni però non sono del tutto chiare: quella più leggera sarebbe una cospicua multa da pagare, le altre, sempre probabili, vanno dalla restrizione della rosa fino alla vendita forzata di alcuni giocatori per rientrare nei limiti dei regolamenti posti dalla UEFA. Altra ipotesi è quella del blocco del mercato come accaduto anche ad altre compagini.

Il presidente del club Nasser Al-Khelaifi ha aspramente criticato la decisione della UEFA di investigare affermando con forza che le finanze del club sono assolutamente in ordine e rispettose del FFP.

Il fulcro del problema che viene contestato alla squadra campione di Francia è quello di spendere soldi che non ha ma il magnate del Qatar ha ribadito all’Equipe che tutti i soldi spesi provengono da fonti lecite e legittime:

Per me onestamente sarebbe alquanto sorprendente, anormale e scandaloso essere sanzionato. Abbiamo sempre seguito le regole. E’ vero che la UEFA è stata molto dura durante i nostri colloqui e qualche volta ingiusta. Noi abbiamo fatto nulla di sbagliato. Loro sanno da dove vengono i nostri soldi. Non abbiamo debiti e abbiamo dato loro tutte le garanzie del caso”.

A rincarare la tesi ci ha pensato ieri Javier Tebas, numero uno della Liga Spagnola che ha sostenuto l’Uefa nell’apertura dell’indagine nei confronti del club transalpino, augurandosi che venga escluso dalle competizioni europee per “aver barato economicamente e le squadre eliminate da loro sono state vittime delle loro trappole”. Il suo attacco non riguarda solo il PSG ma anche il Manchester City, anch’esso in mano agli emiri e sempre nel mirino degli ispettori Uefa per le spese folli sul mercato.

Comments

comments

Continua a leggere

Trending