Il Sudtirol come Gibilterra. Il consiglio provinciale di Bolzano ha approvato la proposta presentata da Bernhard Zimmerhofer, consigliere del partito separatista Suedtiroler Freiheit, per far nascere la Nazionale altoatesina. Il consiglio provinciale dell’Alto Adige ha il via libera per prendere contatti con Far Oer e Gibilterra, che fanno parte dell’Uefa pur non rappresentando Stati sovrani.

La proposta è arrivata negli stessi giorni in cui l’Alto Adige ha ospitato la terza edizione di Europeada, il campionato europeo delle popolazioni autoctone, organizzato dalla Federal Union of European Nationalities (FUEN), l’organizzazione che rappresenta 90 minoranze linguistiche in 32 Paesi.Il meglio dell’Europa ha celebrato la diversità” ha detto il presidente del FUEN,  Loránt Vincze, per celebrare il torneo vinto, sia al maschile sia al femminile, principale novità di questa edizione, dal Sudtirol in finale sull’Occitania. “Purtroppo l’Europa si è allontanata dai suoi cittadini, è diventata il progetto delle élite, un centro di gestione delle crisi invece di adattarsi alla vita reale delle persone. Ma noi continueremo a batterci per l’idea comune di Europa e di Unione Europea. Perché il successo dell’UE dipenderà dalla capacità di diventare un’Europa delle regioni e dei cittadini. E nessuno ne sa di più dei 65 milioni di persone che appartengono alle minoranze linguistiche nell’Unione Europea”.

Ma è davvero possibile per la Nazionale dell’Alto Adige iscriversi all’Uefa? «Lo sport è autonomo e poggia su basi privatistiche» ha dichiarato il senatore Zeller, giurista e rappresentante della SVP in un’intervista al quotidiano Alto Adige. «Non è come spostare i confini o farsi una bandiera. In questo caso lo impedirebbe la costituzione, la legge ordinaria, l’accordo di Parigi e tutto il resto. Nel caso delle rappresentative decidono solo la Uefa o la Fifa».

Tuttavia l’ultimo precedente, l’affiliazione di Gibilterra, non lascia molto spazio alle ambizioni sudtirolesi. La rocca, sotto il controllo britannico dal 1713, è uno dei sedici territori non autonomi, ancora soggetti al colonialismo secondo le Nazioni Unite, l’unico in Europa: ne fanno parte, tra gli altri, Sant’Elena, le Falklands o Malvinas, Porto Rico e i paradisi fiscali caraibici come le Cayman o le Isole Vergini Britanniche. Il calcio a Gibilterra non è certo un’infatuazione recente. Nel 1895, infatti, era già nata qui una delle più antiche federazioni al mondo (GFA), e nel 1901 una selezione nazionale sfidava le squadre dell’esercito britannico. La storia non tramanda anche un pareggio glorioso contro il Real Madrid nel 1949, un 19-0 (successo più largo di sempre) contro la squadra dell’isola di Sark, e nessuna competizione fino al 1993, quando la nazionale viene invitata ai Giochi delle Isole (batte l’Isola di Man e perde in finale contro quella di Wight, e chissà se gli avversari poi ce li avevano davvero gli occhi blu della gioventù).

Nel 1997, la GFA chiede l’ammissione alla FIFA, che però due anni dopo, in base al proprio regolamento, rinvia la richiesta alla UEFA: per essere ammessa nell’associazione mondiale, infatti, bisogna prima entrare a far parte della propria confederazione di riferimento. Allora, nel 1999, secondo l’articolo 5 del regolamento, potevano entrare a far parte della UEFA “associazioni calcistiche nazionali situate nel continente europeo con la responsabilità di organizzare e di implementare tutte le questoni calcistiche nel loro particolare territorio”. La Spagna si oppone perché teme che possa costituire un precedente verso l’ammissione dei Paesi Baschi e della Catalogna. Anche se i membri dell’UEFA non possono discriminare per ragioni politiche, la richiesta viene respinta e la GFA ricorre al CAS di Losanna, che emette la sua sentenza nel 2002.

Nel frattempo, però, succede qualcosa. Succede che la UEFA cambia le regole e riscrive l’articolo 5. Da quel momento l’ammissione è riservata solo alle federazioni che rappresentano Stati indipendenti riconosciuti dall’ONU. Un requisito che però il Kosovo non ha, in quanto non fa parte delle Nazioni Unite ma è riconosciuto da 108 dei 193 stati membri. Ma Alasdair Bell, membro del consiglio generale UEFA, ha affermato allora che «non è l’ONU a riconoscere gli stati, sono gli stati a riconoscere gli stati. Non far parte dell’ONU non significa che non sei uno stato». Come noto, il Kosovo è diventato lo scorso maggio il 55mo membro dell’UEFA. E Gibilterra?

Il CAS stabilisce che la richiesta della GFA vada trattata e risolta in base al vecchio articolo 5, quello in vigore al momento della presentazione della domanda. E si pronuncia a favore dell’ingresso di Gibilterra nell’UEFA.

Altro giro, altra corsa, altro rifiuto, però. Stavolta l’UEFA respinge la richiesta perché la GBA non avrebbe i requisiti per far parte poi della FIFA. La federazione ricorre ancora al CAS, che ordina alla UEFA di riconoscere a Gibilterra almeno una membership temporanea, ma il voto viene sempre rimandato. E la RFEF, la federazione spagnola, minaccia di ritirare tutte le squadre iberiche dalle coppe europee se Gibilterra dovesse essere ammessa. La richiesta viene respinta, votano a favore solo Inghilterra, Scozia e Galles. Ma la Spagna può solo rimandare l’ingresso di Gibilterra.

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