“Ho il ciclo e mi sento debole, ma non è una scusa”. Così la nuotatrice cinese Fu Yuanhui, spiega l’insuccesso della sua frazione nella 4×100 mista che ha fatto scivolare tutta la squadra fuori dal podio olimpico.

Lo dice con naturalezza, così come dovrebbe essere, senza cercare espressioni meno dirette che da sempre si usano come se il ciclo fosse una vergogna. Le mestruazioni sono una cosa seria, scriveva la scrittrice Igiaba Scego in un articolo per Internazionale dello scorso gennaio indignandosi per un tabù che, di fatto, riguarda ogni parte di mondo. Delle mestruazioni si parla sotto voce sebbene ogni donna di questo pianeta sanguini in quei giorni e lo faccia perché il corpo funziona proprio in quel modo lì. Il cuore batte naturalmente, si respira naturalmente e altrettanto naturalmente le donne, una volta al mese, hanno le mestruazioni. E anche le sportive, quelle leonesse combattive, anche loro hanno il ciclo, anche loro soffrono per i dolori addominali, la spossatezza, i mal di testa e qualche volta quei giorni capitano proprio durante una competizione importante. È un tabù che va disintegrato.

Qualcosa si è mosso quando la tennista Heather Watson nel 2015 ha dichiarato alla BBC di aver perso la partita degli Open d’Australia contro Tsvetana Pironkova a causa del ciclo. Oggi è la nuotatrice cinese, forse inconsapevolmente, a buttare giù un altro pezzetto di questo muro.

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