Gaetano e Giacinto sono due tipi che parlano piano anche adesso, adesso che sono lontano. Ma in questo frastuono è rimasta un’idea, un eco nel vento, Facchetti e Scirea”. Così gli Stadio nella loro, intensa, canzone “Gaetano e Giacinto”, un brano che rende omaggio a due indimenticabili campioni di Juventus e Inter. Ed è proprio all’ex capitano e dirigente nerazzurro, a dieci anni dalla sua morte, che edizioni BeccoGiallo dedica un’avvincente graphic novel in bianco e nero – ma il neroazzurro, anche a livello cromatico non manca –, sceneggiata da Paolo Maggioni e Davide Barzi e disegnata da Davide Castelluccio. Titolo dell’opera: “Giacinto Facchetti, il rumore non fa gol” (237 pagine, 18 euro). Con prefazione di Giovanni Storti del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo (“quando ho visto giocare Facchetti ho sognato di essere lui. Purtroppo non sono riuscito a diventare grande e grosso così. Sulla velocità, invece, continuo a lavorarci”), questo corposo volume a fumetti ripercorre le gesta – dentro e fuori dal rettangolo verde di gioco – di un uomo “che voleva essere un esempio, non un simbolo: i simboli dividono, gli esempi no”, si legge sulla quarta di copertina.

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Milano, 1965. Mario Bresciani è un giornalista sportivo del Corriere d’informazione. Del calcio ama il gioco, ma in particolare le storie degli atleti. Una passione contagiosa: suo figlio Pietro, che ha nove anni, lo segue in ogni stadio (“papà, ma San siro è grandissimo”, si stupisce). Ci sono anche loro, padre e figlio, tra gli ottantamila di San Siro, la sera della affascinante sfida tra Inter e Liverpool. Giacinto Facchetti (“Cipe”, questo il soprannome che gli dà Helenio Herrera) sigilla con uno splendido gol la rimonta che apre le porte alla seconda Coppa dei Campioni nerazzurra. Il talento di questo ragazzo nato a Treviglio (Bergamo) incanta chiunque: è sì il primo terzino d’attacco della storia del calcio, ma a colpire sono anche – anzi, soprattutto –  le sue doti di correttezza ed umiltà, figlie di una educazione semplice e solida (il padre, Felice, di professione ferroviere; la madre, Elvira, è una casalinga).

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Prende il via da qui un racconto incredibile, infarcito di spunti e dettagli interessanti. Una lettura che appassiona, inevitabilmente, i tifosi interisti ma desta curiosità anche tra chi sostiene altre squadre. Merito, oltretutto, di una cronologia minuziosa (stilata in collaborazione con il portale giacintofacchetti.org), e di una serie di testimonianze preziose, come le interviste al presidente del triplete nerazzurro Massimo Moratti – “grazie, Cipe, per aver onorato l’Inter. E con lei, noi tutti” – e a uno dei protagonisti sul campo, Marco Materazzi (“gli sarò sempre grato per avermi insegnato che calciatore e uomo sono la stessa cosa, si tengono insieme”). Ed ecco che nella graphic novel scorrono le immagini della Coppa Europa sollevata da Facchetti nel 1968, in una festa che unisce tutto il paese. Come nella notte di Italia-Germania 4-3, dove Facchetti è il capitano azzurro della partita del secolo. E via dicendo, perché il tempo trascorre e la carriera del Cipe va di pari passo con quella di Pietro, che in parallelo diventa giornalista come il papà. “Il rumore non fa gol”, perché non sono la confusione e la prepotenza a fare grande il giocatore. Facchetti ne è stato l’esempio, anche quando lui stesso ricordava, orgoglioso: “Ci sono giorni in cui essere interista è facile, altri in cui è doveroso e giorni in cui esserlo è un onore”.

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