Il Rugby, come in molte altre cose, è un passo avanti a tutti gli altri sport nella lotta all’omofobia. Uno dei giocatori più forti al mondo, Gareth Thomas, si è dichiarato omosessuale. Anche il miglior arbitro del mondo, Nigel Owens, ha fatto coming out e lo ha fatto nel 2007, che a livello comunicativo è un’Era Geologica.

In Africa sta avendo grande scalpore l’organizzazione del primo torneo di rugby per omosessuali e a realizzare la campagna su alcuni manifesti pubblicitari è stato l’artista Jozi Cats, un sudafricano di Johannesburg, che ha incentrato tutta la campagna alla sfida al bigottismo a viso aperto, adottando tutti gli insulti che di solito si subiscono per mettere in discussione gli stessi insulti.

Celebre ormai il manifesto in cui Larry Viljoen aggrotta la fonte verso l’obiettivo mentre impugna la bacchetta e dalla sua schiena spuntano un paio di ali. La didascalia recita un laconico: “Fata?” mentre l’atleta di colore e super muscoloso osserva minaccioso.

Il torneo può sembrare di per sè omofobo, dato che gli omosessuali non hanno nulla da invidiare agli eterosessuali in nessun campo, ma va contestualizzato: in Africa in molti Paesi l’omosessualità è un crimine ed in molti altri è ritenuto essere una malattia.

In Sudafrica la situazione è più semplice, ma nonostante il matrimonio tra persone dello stesso sesso è legale dal 2006, i pregiudizi sono molto diffusi.

L’accoglienza per la campagna di Cats è stata positiva a parte i commenti degli omofobi di turno e dagli attacchi di Russia Today, completamente contraria alla cosa. L’accoglienza non è stata positiva solo dalla stampa, ma anche per quanto riguarda gli atleti perché i club stanno reclutando sempre più rugbisti.

Il prossimo obiettivo di Cats sarà una campagna per l’integrazione delle quote nere in Sudafrica, perché nonostante Nelson Mandela, la situazione è ancora piuttosto difficile per le persone con un colore diverso.

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