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Azzardo e piaghe sociali

IL PROF. VANACORE (ISS): “ IN ITALIA SIAMO FERMI CON LA RICERCA CONTRO LA SLA”

Simone Nastasi

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Il prof Nicola Vanacore è un neuro epidemiologo del Centro Nazionale di Epidemiologia e Sorveglianza della Salute dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma che nella sua carriera si è occupato a lungo di Sla (Sclerosi laterale amiotrofica) anche detta “il morbo dei calciatori”.  Il 28 marzo scorso a causa della Sla moriva Paolo List ex terzino del Foggia. Siamo andati dal professor Vanacore a chiedere quale sia lo stato dell’arte della ricerca italiana rispetto a questa malattia.

Quanti sono i malati di Sla (sclerosi laterale amiotrofica) oggi in Italia?

Sono circa 5000 persone. Si manifestano 4-6 casi ogni 100mila persone. La malattia non sembra in aumento come frequenza”

Perché la chiamano il “morbo dei calciatori”?

“Questa è una definizione che fece arrabbiare molto i malati che non avevano giocato a calcio. Si sarebbe dovuto dire piuttosto che la SLA colpisce anche i calciatori. Con una percentuale che attualmente si attesta intorno all’1% di questi 5000 malati. Abbiamo però riscontrato una serie di elementi che ci hanno portato a sostenere che il rischio di SLA è presente in misura maggiore in coloro che giocano a calcio

Quali sono questi elementi?

“Sono sostanzialmente quattro. Il manifestarsi della malattia in età giovane: se nella popolazione generale si manifesta in una fascia di età tra i 65-69 anni, nei calciatori si manifesta molto prima. Inoltre nei calciatori la malattia si manifesta prevalentemente nella sua forma più grave cioè la forma bulbare (che comporta  problemi di deglutizione e respirazione) mentre nella popolazione generale si manifesti prevalentemente nella forma spinale (problemi di atrofizzazione dei muscoli) . Poi l’elevata frequenza. E alcuni studi del collega Chiò hanno stabilito che su una “corte” di 1700 ciclisti e altrettanti giocatori di basket non si è rilevato alcun caso. Mentre è stato possibile individuarli nel calcio attraverso gli studi specifici che sono stati eseguiti”.

I casi di calciatori ammalati di SLA sono tutti casi sporadici (non c’è un altro caso di SLA nella famiglia), mentre nella popolazione generale i casi familiari di SLA rappresentano circa il 5-10%.

Quali sono stati questi studi che hanno consentito di associare la SLA al gioco del calcio?

“Gli studi principali sono stati due: uno realizzato dal professor Belli dell’Istituto Superiore di Sanità al quale collaborai anche io e un altro realizzato dal professor Chiò dell’Ospedale Molinette di Torino. Nel primo studio venne presa in considerazione una “corte” (un campione di persone) di persone che hanno giocato a calcio, di sesso maschile, dal 1960 al 1996. L’ipotesi iniziale era che questi calciatori morissero come la popolazione italiana in generale per diverse cause: chi per ictus, chi per tumore etc.. Per quanto riguarda la Sla venne osservato che i casi di morte furono 8 anziché gli 0,7 previsti nell’ipotesi iniziale che la frequenza fosse la stessa dell’intera popolazione italiana. Facendo un rapporto 8/0,7 si ottiene come risultato un rischio di morte superiore di 12 volte rispetto alla popolazione italiana. Il secondo studio invece (anno 2008), effettuato dal professor Chiò venne effettuato su una “corte” di 7500 calciatori vivi e scoprì che il rischio di ammalarsi era di 7 volte in più. Un dato molto importante perché significava che il rischio di Sla emergeva da due studi diversi. Purtroppo non sono stati eseguiti ulteriori ricerche e ad oggi non sappiamo quale sia la situazione attuale

Attualmente, a che punto siamo con la ricerca?

“Per quanto riguarda la ricerca legata al mondo del calcio siamo fermi. E’ aumentata l’assistenza attraverso la PEG ( tecnica per la nutrizione artificiale), si è saputo molto delle cause genetiche ma non invece di quelle ambientali. E non c’è stata una ricerca specifica sul mondo del calcio”

Perché secondo lei?

Non lo so. Ma posso aggiungere che se riuscissimo a capire bene perché questo 1% di calciatori si ammala riusciremmo a scoprire anche perché si ammalano gli altri. E il mondo del calcio, da questo punto di vista, potrebbe fornire un prezioso contributo. Dispiace vedere che da altre parti le Federazioni sono diciamo più “reattive” ai problemi dei loro atleti”

Perché? Si spieghi..

Mi riferisco al comportamento che ha avuto la Federazione inglese quando ha saputo che 3 dei suoi calciatori che militavano nelle serie minori sono stati colpiti da demenza che è una malattia meno rara, più frequente rispetto alla SLA. Ecco, la Federazione inglese ha chiesto subito alla FIFA di iniziare una ricerca. Mi sarei aspettato che anche la FIGC si comportasse in questo modo”.

Quale è stato fino ad oggi il comportamento delle istituzioni sportive e calcistiche in particolare nei confronti della ricerca di questa malattia? Per esempio: vi siete mai sentiti con il presidente Tavecchio?

Da quello che mi risulta no. Almeno io non ho mai parlato negli ultimi anni con il presidente Tavecchio. Che conobbi quando era presidente della Lega Dilettanti. Si parlò di fare qualcosa insieme ma poi non se ne fece più nulla”

Che cosa si potrebbe fare da questo punto di vista?

“Capire come vengono curati i calciatori. E soprattutto con quali farmaci. Abbiamo saputo anche dalle inchieste del dottor Guariniello che c’è stato un abuso di farmaci, soprattutto antinfiammatori. Ecco, bisognerebbe ripartire da qui. In Italia si ritorna a parlare di SLA soltanto quando muore qualche calciatore. L’ultimo purtroppo è stato Paolo List. Non si può aspettare l’ennesimo caso di morte per riaccendere i riflettori su questo problema ”

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Azzardo e piaghe sociali

Stati Uniti D’Azzardo: la Legalizzazione (totale) del Betting è realtà

Emanuele Sabatino

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A due giorni dal Super Bowl dello scorso febbraio, dove il gettito di denaro proveniente dalla scommesse è stimato in circa 4,8 miliardi di dollari delle quali il 97% piazzate in modo illegale rispetto alla legge americana, negli Stati Uniti si aprì la discussione sulla possibilità di legalizzare il gambling visto il grandissimo guadagno per le casse dello Stato ma non solo.

Negli States le scommesse solo legali in pochissimi posti, i più importanti: Atlantic City, Las Vegas ed i casinò all’interno delle riserve indiane. Ergo tutto il resto del giocato è piazzato attraverso allibratori che reggono il famoso picchetto.

Ma dopo la decisione della Corte Suprema del Maggio scorso, di cui parleremo in seguito, il Delaware è diventato il primo Stato in cui sarà possibile scommettere anche se ha negato la possibilità di versare alle Leghe professionistiche (come la Nba) una percentuale delle somme incassate, come invece vorrebbero quest’ultime. Anche il Mississippi si sta attrezzando e con lui il New Jersey anche se, per adesso il betting è consentito solo all’interno degli ippodromi statali e nei casinò. Per gli altri posti (come le ricevitorie) e l’online bisognerà ancora aspettare 30 giorni dall’entrata in vigore del disegno di legge. Il gettito per lo stato sarà del 9.75% per il gioco fisico e del 13% per l’online. Ad ogni modo siamo di fronte ad una svolta epocale.

PASPA INCONSTITUZIONALE

La legge americana che regola e vieta nella maggior parte dei casi il gambling è quella federale del 1992 che prende il nome di Professional and Amateur Sports Protection Act che è stata al vaglio della Corte Suprema che ne ha deciso la incostituzionalità,  aprendo un varco per la legislazione autonoma di ogni singolo stato per legalizzare il gambling.

IL BLACK FRIDAY ED IL GIRO DI VITE

Il 15 aprile 2011 il Dipartimento di Giustizia Americano fece chiudere la più grande poker room d’America e del mondo, Full Tilt Poker, poiché i suoi proprietari, tra cui il famoso matematico e pokerista Chris “Jesus” Ferguson vennero accusati di aver sottratto soldi dai conti gioco dei pokeristi e di frode bancaria e riciclaggio. Venne coinvolta anche PokerStars.com ma che con un accordo con il Dipartimento di Giustizia riuscì a riottenere il dominio e tornare in affari restituendo ovviamente i soldi sottratti ai giocatori. Questo scandalo fece si che un ferreo giro di vite venne adottato nei confronti del gambling online.

Il GRANDE BUSINESS E LA PROPOSTA NBA

La nave Mayflower partita da Plymouth nel 1620 e sbarcata in America ci ricorda che gli Americani non sono altro che inglesi ed irlandesi, entrambi popoli molto dediti al gioco d’azzardo. Uno sguardo al di qua dell’oceano ed è subito evidente quanto sia grande il business delle scommesse e quanti soldi abbiano i bookmakers tanto da sponsorizzare tantissime squadre ed addirittura dare il nome alle competizioni.  Ecco che allora, la NBA, tramite il suo commissioner Adam Silver, sentito l’odore di cambiamento ha cercato di prendere la palla al balzo. Legalizzare le scommesse sulle partite NBA ma alla lega l’1% di tutte le scommesse piazzate. Ufficialmente questi soldi, che sono stati stimanti in 2 miliardi di dollari a stagione, sarebbero secondo Silver la franchigia dovuta alla NBA per il fatto di accollarsi i rischi che portano le scommesse e per investire in tecnologie all’avanguardia per contrastare il fenomeno di puntate anomale e del match fixing.

In realtà però la NBA queste tecnologie dedite al controllo già le ha e sembra difficile che i bookmakers possano accettare una richiesta del genere. Anche perché dovesse essere accettata anche le altre leghe, NFL, NHL, MLB e MLS, si farebbero sotto chiedendo le stesse condizioni. Più probabile, invece, l’adozione del modello europeo con sponsorizzazioni e pubblicità da parte dei bookmakers sui cartelloni e sulle divise da gioco. Vedremo chi la spunterà.

LA FINE PER GLI INDIANI?

Il quarto giovedì di Novembre ogni anno gli americani celebrano il giorno del ringraziamento che storicamente è il giorno in cui gli indiani di America offrirono il tacchino ai pellegrini e gli insegnarono a coltivare e ad allevare in terreni e condizioni meteorologiche completamente diverse da quelle in cui erano abituati. Gli americani ringraziarono sterminandoli prima e rilegandoli nelle riserve poi. Uno dei core business di queste riserve è proprio il gioco d’azzardo. Essendo i casinò indiani spesso vicino alle grandi città, sono tantissimi gli scommettitori americani che portano soldi nelle loro casse. Venisse legalizzato il gioco d’azzardo in America sarebbe un bruttissimo ed inevitabile colpo per questi casinò e quindi per la sopravvivenza delle riserve e tribù indiane. Dal tacchino fino alle scommesse, un altro giorno del ringraziamento in arrivo?

 

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Altri Sport

Caster Semenya, il Doping e lo “sfacciato razzismo”

Emanuele Sabatino

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La IAAF, la federazione internazionale dell’atletica leggera è stata accusata di “sfacciato razzismo” da parte del governo Sudafricano, precisamente il Congresso Nazionale, per le nuove regolazioni in merito ai livelli di testosterone decise proprio dalla federazione.

Questa nuova regolazione sui livelli di testosterone è intesa verso gli atleti che hanno grandi differenze nello sviluppo sessuale. La nuova regola metterà un limite dei livelli di testosterone nelle atlete femmine che competeranno nelle distanze tra i 400m e un miglio.

Questa regola avrà un impatto notevole su Caster Semenya, campionessa mondiale e Olimpica Sudafricana degli 800 m che adesso dovrà prendere dei farmaci per abbassare i suoi livelli di testosterone e continuare a correre su queste distanze. Semenya è stata al centro di un lunghissimo dibattito sulla sua sessualità con molti sospetti che fosse ermafrodita e proprio per questo venne prima sospesa dal gareggiare e poi, dopo un test della sessualità di cui i risultati sono tuttora segreti per motivi di privacy, riammessa. Il ministro dello sport Sudafricano, Tokozile Xasa, ha descritto l’introduzione di queste nuove regole come il “Semenya Caster Regulation” proprio per limitare il dominio fisico di questa atleta rendendogli la vita più difficile.

Mentre  in Sudafrica c’è chi già intravede un apartheid sportiva, sempre Xasa continua definendo queste nuove regole come “Un doloroso ricordo del nostro passato. Un tentativo di razzismo per compiacere quel mondo di razzisti perdenti che non possono proprio accettare di vedere una donna di colore dominare il mondo. Ci rivolgeremo alla Corte di arbitraggio sportiva per far togliere questa ingiustizia razzista di mezzo.”

Gli studi all’origine di questa nuova regola sono ad opera di molti esperti in statistica, due su tutti i dottori Stephane Bermon e Pierre-Yves Garnier, hanno “dimostrato” che in alcuni eventi di atletica femminile, le atlete con più testosterone avrebbero un vantaggio tra l’1.8 ed il 4,5 % in più rispetto a quelle con livelli inferiori. Studi che sono stati spesso quantomeno discussi visto che hanno preso ad esempio poche e mirate  gare e competizioni, afferma il British Journal of Medicine, ed il sospetto che questa “ricerca” sia stata sovvenzionata da qualcuno che ha tutto l’interesse a fermare la Semenya prende sempre più piede. La IAAF ha preso la palla al balzo per farne subito una regola senza aspettare altre conferme, che forse mai arriveranno,  dal punto di vista scientifico quasi come stesse aspettando un assist del genere.

 

 

 

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Azzardo e piaghe sociali

L’Ucraina usa il pugno di ferro contro il Match Fixing

Emanuele Sabatino

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Il Ministero degli Interni dell’Ucraina (MIA) ha confermato che la polizia ha condotto oltre 40 ricerche in 10 regioni, documentando attività illegali di match-fixing che coinvolgono cinque gruppi criminali e 35 squadre di calcio.

La composizione dei gruppi criminali includeva i presidenti di squadre di calcio, ex giocatori e attuali, arbitri, allenatori, imprese e cittadini comuni” , ha dichiarato il ministro dell’Interno Arsen Avakov in una dichiarazione , aggiungendo che oltre 320 persone sono state ascoltate in questa  indagine che è durata più di un anno.

Il MIA ha affermato che i match-fixers hanno usato corruzione, intimidazione e minacce per assicurarsi che i risultati delle partite fossero noti in anticipo. Le scommesse sono state piazzate utilizzando il mercato delle scommesse asiatico non regolamentato, facendo guadagnare ai criminali fino a 5 milioni di dollari l’anno. Le Tangenti variavano da $ 30.000 a $ 100.000. Avakov ha detto che il MIA ha prove che gli arbitri hanno ricevuto tangenti di $ 30.000 per un pareggio e $ 100.000 per una vittoria. E la scorsa settimana proprio un arbitro è finito in manette. Le partite truccate sarebbero tra le 50 e le 100 (alcune fonti ucraine ne indicano 57) e coinvolgerebbero 35 squadre professionistiche su 52 totali. I match più incriminati risalgono a campionati inferiori e giovanili, di solito non monitorati approfonditamente dalla Uefa. Ma evidentemente, e fortunatamente, in Ucraina hanno usato maggiore attenzione.

Mentre è da sempre noto che alcune squadre vivono e sopravvivono solo grazie al match-fixing, come il caso delle Skenderbeu in Albania, la federazione calcistica Ucraina non ha ancora rilasciato una dichiarazione.

Intanto le banche, sempre a caccia di investimenti, cominciano a studiare il mercato delle scommesse per poi proporlo ad investitori e correntisti. Ed ecco allora che il reato di insider trading si trasforma con un semplice schiocco di dita in match-fixing. Si parte con il mondiale…

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