Patto di ferro tra Inter, Napoli e Milan per contrastare tutti insieme il monopolio della Juventus. Le tre grandi pensano ad una intesa di non belligeranza, una comunione d’intenti finalizzata a riequilibrare le sorti del calcio italiano. Le prove tecniche di sinergia del vento unanime di protesta che soffia forte sulla Serie A sono tangibili ed ormai testimoniate da segnali mediatici inequivocabili con un coro di malcontento che, dalla Madonnina al Vesuvio, potrebbe presto portare a riporre in un cassetto i vecchi antagonismi geografici e campanilistici per tramutarsi nell’idea di un possibile dossier condiviso sugli errori arbitrali.
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Oltre qualsiasi gap tecnico tra le squadre di vertice, c’è la voglia di invitare perlomeno ad una riflessione l’Associazione Italiana Arbitri e di dare una dimostrazione di forza in Lega Calcio dove alle porte c’è l’elezione del nuovo presidente per la poltrona sinora occupata da Maurizio Beretta (argomento sul quale ancora non c’è accordo). Le tre big sono intenzionate a dare vita alla “triplice alleanza” per arginare lo strapotere, da loro discusso, che sta avendo sino a questo momento la società di proprietà della famiglia Agnelli. Alle due milanesi ed ai partenopei non va proprio giù quanto accaduto nelle recenti settimane, sempre a Torino. Prima nella sfida tra Juventus e Inter poi nella semifinale di andata di Coppa Italia Juve-Napoli e infine sabato scorso con il rigore decisivo al 95′ in favore della formazione di casa e la reazione furiosa del Milan. L’inespugnabile fortino dello Stadium è un tabù che le tre grandi non accettano e mettono in discussione. E la parola d’ordine che anima le proteste di Inter, Napoli e Milan si racchiude nella medesima espressione:“decisioni vergognose”. Il comune denominatore della protesta è la cartina di tornasole di una battaglia che potrebbe presto diventare una guerra senza esclusione di colpi.
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A Torino regna Andrea Agnelli, che vuole vincere tutto per dare il via alla scalata a Exor e il cugino John Elkann, a quanto pare, vorrebbe invece togliergli la presidenza della Juventus e questo duello è molto di più di una questione tutta di famiglia. E’ una resa dei conti totale che sta arrivando al crocevia finale con forti riverberi sul calcio italiano. Sullo sfondo al braccio di ferro Agnelli-Elkann, ci sarebbe insomma la volontà di Andrea Agnelli di non lasciare niente per strada, vuole vincere ogni competizione quest’anno per conquistare il trono di casa Exor. Nel Cda bianconero Beppe Marotta potrebbe schierarsi dalla parte di Elkann, Pavel Nedved sembra pronto a diventare presidente, e Andrea Agnelli nel cda bianconero, paradossalmente, rischia di trovarsi in minoranza. Ha vinto cinque scudetti ma non basta per vincere la contesa di famiglia e lo spartiacque potrebbe essere l’esito di questa stagione. Il presidente regna ma non governa, dicono i bene informati a Torino: se deve fare acquisti, deve passare dall’approvazione del cugino che vuole ribaltare gli equilibri attuali. Andrea potrebbe essere inserito nel Cda della Ferrari e quindi lasciare della Juventus.
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Ed è così che nel bel mezzo di questa guerra fratricida torinese, si ritrovano nel ruolo di spettatori interessati Inter, Napoli e Milan, che non vogliono fare da vittime predestinate e la cui protesta non rivendica i soliti teoremi complottistici volti ad attestare una malafede degli arbitri. L’ira funesta di Inter, Napoli e Milan, batte il chiodo, pur credendo nella indiscussa piena integrità morale di arbitri, guardalinee ed assistenti, sulle direzioni di gara nei casi specifici che hanno dato l’impressione, a loro dire, di essere perlomeno condizionate da una certa sudditanza psicologica del non voler danneggiare i campioni d’Italia, specialmente quando giocano in casa. L’anatema che torna alla mente è quello delle dichiarazioni rese dall’ex arbitro Danilo Nucini al processo Calciopoli: “Se sbagliavi a favore della Juve arbitravi in serie A, se sbagliavi contro la Juve arbitravi in B”. E il pensare comune del popolo pallonaro si interroga sull’ipotesi che qualche fischietto, specie se in corsa per designazioni internazionali, possa avere remore a decidere contro la Juventus perché poi il voto e le valutazioni del più potente club italiano potrebbe frenarne o stroncarne la carriera. Per adesso sono solo maldicenze ma è certo che il fiume di polemiche non si arresterà fino alla fine del campionato e oltre.