C’erano una volta i Pozzo. In realtà ci sono ancora, sono a capo di due squadre di calcio dopo la cessione del Granada nel Maggio scorso al gruppo Desports, colosso cinese del marketing sportivo. Quello che sta però sempre più mostrando segni di cedimento è il modello che la famiglia friulana ha intrapreso negli anni improntato sul binomio valorizzazione-plusvalenza. A mostrare i primi scricchiolii, è l’indagine che sta coinvolgendo la famiglia Pozzo nell’acquisto del Watford. Secondo il The Telegraph (la nostra fonte è la notizia riportata da Wanderers Futbol, leggibile qui), il club inglese alla periferia di Londra allenato da Walter Mazzarri, ha ricevuto un’avvertenza riguardo all’acquisto delle quote del club da parte dei Pozzo, nel 2014. C’è il rischio che qualche documento bancario fosse falso. Il modello in crisi? Forse presto per dirlo, ma ci sono alcuni elementi che vanno presi in considerazione. La linea adottata nelle loro strategie di management sportivo, ha permesso ai Pozzo, o perlomeno all’Udinese, una stabile sanità economica, riuscendo anche a togliersi qualche soddisfazione sul campo, come i vari ingressi fra le regine d’Europa tra la fine degli anni ’90 e i Duemila. Da qualche anno però, lo si è notato, le Zebrette non girano più a dovere. L’anno scorso è arrivata una salvezza sofferta, quest’anno un inizio difficile culminato con l’esonero di Beppe Iachini e la contestazione «ora basta stranieri» ha messo a nudo le difficoltà di un club prima ritenuto fiore all’occhiello del patrimonio calcio, ora diventata realtà troppo cosmopolita incapace di valorizzare le risorse endogene (e pensare che Scuffet ormai tre anni fa sarebbe dovuto andare all’Atletico Madrid). Vero è che il parco osservatori dell’Udinese è fortemente specializzato nei talenti stranieri, ma da ormai tre stagioni le soluzioni estere non portano più frutti, come se i talenti si fossero parzialmente esauriti, e l’era dei vari Handanovic, Inler, Sanchez, fino all’ultimo Allan, sembra essersi una pausa. Oggi, Scuffet e Angella sono gli unici italiani messi a disposizione di Delneri per risollevare i friulani. Altro discorso andrebbe fatto per il nuovo stadio Friuli diventato Dacia Arena: qual è il prezzo dello stadio di proprietà che cambia nome?

Dalle fatiche dell’Udinese, alle documentazioni del Watford. Gino Pozzo, figlio di Giampaolo, prese la testa della società nel 2014. L’indagine sollevata dal The Telegraph parte da una carta di dubbiosa validità. Questo registro, apparentemente creato dal colosso bancario svizzero HSBC, fu presentato alla Federazione inglese ben prima dell’inizio della stagione 2014/2015. Quello che sembra oscuro, è la ragione di questa anticipazione non richiesta. La famiglia italiana potrebbe aver falsificato il documento per ovviare la burocrazia e poter rinforzare la rosa in maggior misura e con tutto il tempo necessario, al fine di prepararsi al meglio alla stagione di Premier League. Proprio il passaggio nella massima serie potrebbe aver influenzato questa operazione frettolosa. Da qui, con dichiarazione ufficiale, il massimo organo del calcio inglese ha dichiarato le seguenti parole: «l’azienda (i Pozzo, ndr), è stata contattata formalmente dalla EFL (English Football League, ovvero la federazione inglese, ndr) per richiedere una documentazione più completa. Nel momento in cui otterremo una risposta, faremo le nostre considerazioni e saranno prese le eventuali sanzioni previste dal regolamento». In altre parole, la Federazione inglese non ci vede chiaro, anzi. Il Watford di Mazzarri, nel frattempo, viaggia a metà classifica (nona posizione a quota 12), oltre le aspettative. In rosa, Odion Ighalo è la scoperta di matrice-Pozzo in attacco, ma anche tanti giocatori passati anche recentemente dalla nostra Serie A: Britos, Holebas, Berhami, Zuniga in prestito dal Napoli e l’italiano Okaka in prestito dall’Anderlecht. Del polverone che potrebbe sollevarsi, ancora non ci sono conseguenze determinanti. Certo è che sapere dei Pozzo sotto indagine, ci fa riflettere su quanto la famiglia friulana stia passando un periodo non proprio dei più rosei. Serve un cambio di paradigma?

Close