Estate 1996. Il Milan, Campione d’Italia in carica, saluta con la morte nel cuore il tecnico che lo ha fatto dominare in patria ed in Europa nelle ultime stagioni.

Fabio Capello, infatti, ha deciso di lasciare per la prima volta l’Italia e di sedersi sulla panchina del Real Madrid.

Berlusconi punta sull’uruguaiano Oscar Tabarez, reduce da buoni risultati in quel di Cagliari, per provare ad aprire un nuovo ciclo vincente. Il tentativo di scalata alla Serie A ed alla Champions League, tuttavia, passa anche per il calciomercato così il ds rossonero Braida viene mandato in giro per il mondo a caccia di rinforzi.

L’attenzione si posa sulla Francia, Bordeaux per la precisione. Braida si innamora calcisticamente di un attaccante dalla folta chioma, la barba un po’ incolta e l’andatura dinoccolata: Cristophe Dugarry.

Il ragazzo è giovane e viene indicato come un ottimo prospetto. Non segna molto ma è pur vero che, nonostante la stazza, Dugarry si trova maggiormente a proprio agio giostrando da seconda punta.

Tra le fila dei girondini, comunque, c’è anche un altro calciatore interessante. Il ruolo è diverso (fantasista) ma la stoffa del futuro campione pare proprio esserci; stiamo parlando di Zinedine Zidane. Braida però vuole solo Dugarry.

Anni dopo, Galliani giustificherà la scelta affermando che il ds milanista “aveva notato pure Zidane ma qui sarebbe stato chiuso da Baggio e Savicevic, ci serviva altro”. La trattativa per Dugarry, comunque, si fa sempre più seria, fino a concludersi. 6 miliardi di lire ed il transalpino sbarca a Milano.

Nello stesso periodo, a Bordeaux c’è pure un’altra società italiana: la Juventus. I bianconeri vogliono a tutti i costi Zidane e alla fine lo portano a Torino. Il costo dell’operazione? 7.5 miliardi. 1.5 miliardi di differenza tra Dugarry e Zidane. Sembra uno scherzo, eppure è davvero così.

Nella stagione 1996/1997, la Juventus vincerà lo Scudetto mentre il Milan finirà undicesimo dopo aver cacciato Tabarez ed aver ‘ripescato’ Arrigo Sacchi, che tuttavia non bisserà i risultati della sua prima era milanista.

In tutto ciò, Berlusconi confesserà poi a più riprese di continuare a rinfacciare costantemente, tra il serio ed il faceto, a Braida quell’errore macroscopico.

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