A prescindere dai risultati sul campo, ci sono due periodi dell’anno in cui il Genoa riesce sempre a dare il meglio di sé: le finestre di calciomercato. In un forte impeto di passione autenticamente genoana, e in seguito ad un dialogo con un amico sugli spalti del palazzo del ghiaccio di Milano, sono nate queste righe allo scopo di mettere ordine al discorso che spesso accompagna le operazioni di mercato che da parecchio tempo hanno trasformato il Genoa di Enrico Preziosi in uno vero e proprio supermercato da cui attingere per i nuovi innesti, dove il rapporto qualità-prezzo fa sempre gola a molte big del campionato italiano. Così, visti da un’altra angolatura, lo smantellamento costante e la rivoluzione della rosa che cambia ad ogni estate e ad ogni gennaio, possono tradursi in altre parole: nel suo viavai, il Genoa da diversi anni fornisce non pochi giocatori alle più grandi forze del calcio italiano.

Il diktat della plusvalenza (dovuto a esigenze di bilancio) ha generato una spirale di trasferimenti continui dove tanti giocatori tra cui alcuni di ottima caratura, sono passati dal Genoa per un periodo variabile da sei mesi a due, massimo tre stagioni. Il Genoa, che solitamente compie più di dieci acquisti nel mercato estivo, e vende volentieri pezzi pregiati a metà campionato, si è trasformato in una risorsa utile al calciomercato di Serie A che ha comprensibilmente creato malumori tra le scorribande della passione rossoblù. Il Vecchio Balordo è stato in qualche modo imbalordito anche da questa nuova realtà tipica dell’era Preziosi. Pochi giorni fa Davide Stuto su Il Grifonauta aveva coraggiosamente tentato di razionalizzare l’ormai costante disappunto di non pochi tifosi per un Genoa trasformato in un business e incapace di tenersi i propri gioielli per puntare più in alto: «me ne frego se Pavoletti e Rincon vanno via perché se il Genoa batte la Juve e segna Morosini io sono contento lo stesso», scrive il blogger rossoblù. Le congetture sulla squadra virtuale che avrebbe avuto il Genoa se…ormai si sprecano. Tra le decine di giocatori transitati da Genova, ci sono stati tanti giocatori di talenti ma anche tanti flop. Bergdich, Cabral, Zè Eduardo, Centuriòn, Hallenius, Rudolf sono solo alcuni degli stranieri meteore del Genoa negli ultimi anni di A. A questi si aggiungono tanti italiani che in rossoblù hanno vissuto un’esperienza da dimenticare (Lodi, Ariaudo, Gamberini, Floccari, Acquafresca, Greco…). A queste categorie si aggiungono però le cessioni illustri, quelle che hanno fatto rumore, che sono diventate plusvalenze, che hanno lasciato un logico malumore nel popolo rossoblù, spesso accompagnate da parole di cordoglio da parte del giocatore spesso, che fino a quel momento ha giurato amore eterno finché il romanticismo ha retto. Andando però oltre, prendendo una strada più orientata allo sguardo commerciale della cessione di un beniamino o un top player, si può sostenere che questa fastidiosa forma di business ha costantemente giovato ai vari top team che negli ultimi anni si sono riforniti al Supermercato Genoa.

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Senza voler difendere delle logiche con cui Preziosi gestisce la squadra più antica d’Italia, una rassegna delle varie cessioni può dimostrare come il Genoa abbia spesso venduto alle big giocatori completi, fatti e finiti, pronti per l’uso, capaci di dire la loro in una realtà più importante, oltre che con un contratto più ricco. Non tutti si sono imposti, ma c’è chi invece ha regalato grandi gioie. Ma non solo: alcuni prima di arrivare al Genoa erano giocatori da rigenerare. Da dove cominciare se non da Milito e Thiago Motta? Protagonisti nel Genoa che andò in Europa League, il primo è rimasto l’idolo dei tifosi grazie ai numerosi gol, ed è l’unico ad aver realizzato una tripletta in un derby della Lanterna, mentre il secondo arrivato al Genoa era un giocatore sulla via del tramonto. Dall’anno dopo fecero le fortune dell’Inter, Milito si rese protagonista anche nella finale di Champions League vinta dai nerazzurri. Thiago Motta (al Genoa a parametro zero) è addirittura arrivato alla corte del PSG. Era il 2006-2007, Milito fu solo il primo di una lunga serie, che in realtà cominciò già l’anno prima con Borriello, rinato a Genova con 19 goal in una stagione, e gli anni dopo utile al Milan. Lui dal cuore dei tifosi non se ne è mai andato, troppo belli i ricordi lasciati al Ferraris. Altri, sino all’ultimo Pavoletti, hanno invece salutato il Genoa fra più polemiche.  Domenico Criscito dopo tre anni a Genova ha trovato spazio allo Zenit (ma non esclude un ritorno prima o poi), Stephan El Shaarawy ha fatto tutta la trafila nelle giovanili del Genoa assieme a Mattia Perin, ma la prima squadra l’ha solo assaggiata, finì al Milan per circa 12 milioni. Ai rossoneri andò anche Sokratis Papastathopoulos, che però non brillò. Dal 2013 il greco gioca al Borussia Dortmund. Al suo arrivo al Genoa Juraj Kucka in Italia era un perfetto sconosciuto slovacco. Dopo 4 anni di trafila rossoblù, il Milan decise di puntare anche su di lui, come su Luca Antonelli, terzino moderno di cristallo che al Genoa, dove divenne anche capitano, fece però le cose migliori. Altro nome altisonante è stato quello di Rodrigo Palacio. El Trenza non era un fuoriclasse, al Boca Junior segnò poco più di 50 goal in cinque anni, e quando firmò per il Genoa era già avanti con gli anni. Dopo tre stagioni in cui deliziò il Ferraris con assist, giocate pregevoli e gol di tacco da una volta nella vita, è andato all’Inter nel 2012 dove sinora ha segnato 32 goal in 132 presenze. L’età l’ha ormai portato in fondo alle gerarchie nerazzurre. Dalla cantera genoana è anche emerso Stefano Sturaro, che la Juve decise di acquistare a gennaio 2015 con un semestre d’anticipo, non appena aveva puntato gli occhi su di lui. Oggi alla Juventus è un ottimo rimpiazzo con prospettive davanti, assieme al suo ex compagno di giovanili rossoblù Rolando Mandragora. Nelle ultime due stagioni, ricche di cessioni, il Genoa ha anche rigenerato due giocatori del Milan in difficoltà: prima Niang, poi Suso. Dopo sei mesi a Genova, i due hanno ben figurato nella stagione successiva al Milan, l’ottimo momento di Suso ne è la conferma. Due anni fa al Milan finì pure Andrea Bertolacci per 20 milioni, talento inespresso esploso nell’ultima stagione in rossoblù (2014-2015) con Gasperini. E cosa vi dice il nome Iago Falque? Arrivava dal Rayo Vallecano, i numeri non erano incoraggianti. 13 reti in 32 partite convinsero presto la Roma in cui fece flop. Ora al Torino, è solido con Mihaijlovic. Senza il Genoa, chissà, magari ora sarebbe in serie B spagnola. Come lui, anche Diego Perotti è stato ceduto alla Roma. Uno dei migliori giocatori passati da Genova negli ultimi quattro anni. La sua cessione fu bruciante, a gennaio 2016. El Diez, ha confessato di recente che prima del Genoa, meditava il ritiro. A luglio è stata la volta di Ansaldi all’Inter, reduce da un declino allo Zenit dove Criscito persiste. Gli ultimi due addii pesanti sono quelli di Leonardo Pavoletti e Tomas Rincòn. Il primo è arrivato in punta di piedi, con un grande curriculum in serie B, ma da sesto attaccante del Sassuolo. Si è preso l’attacco rossoblù in poco tempo, fra tre infortuni. Il Napoli ha sborsato 18 milioni dopo solo 6 partite e 4 reti, ma la stagione precedente ha fatto grandi cose. Il venezuelano Rincòn, el general, arrivò al Genoa dall’Amburgo, a parametro zero. Rivenduto a quasi 11 milioni ai Campioni d’ Italia, è uno dei giocatori più forti della sua nazionale, da quando ha giocato al Genoa. Solo in questa lunga serie si contano 19 giocatori che si sono rivelati utili in alcune big italiane, in particolare Inter, Milan e Juventus. Tra la sofferenza rossoblù, il Supermarket Genoa resta aperto. Tra le polemiche e i dissapori, il Grifone è diventato una risorsa per il calciomercato.

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