Quella tra il Genoa e l’Europa è una storia breve ma molto intensa. Una storia caratterizzata da momenti memorabili e da tonfi clamorosi, da traguardi sfiorati e da episodi che possono essere solamente tramandati per iscritto. Una storia, seppur breve, più estesa di quanto comunemente si pensi.

Le prime esperienze europee del Genoa sono risalgono agli anni ’30. Sono passati ormai dieci anni dalla squadra stellare che vinse gli ultimi due scudetti, capitanata dai vari De Prà, De Vecchi, Sardi, Catto, Santamaria e Barbieri. Nel 1929 il Genoa conquistò la possibilità di partecipare alla Coupe de l’Europe Centrale, conosciuta in Italia come Coppa dell’Europa Centrale, una competizione internazionale non ufficiale molto prestigiosa, in cui hanno partecipato compagini provenienti da Austria, Repubblica Ceca, Ungheria, Italia, Svizzera, Romania e Jugoslavia. Rossoblù in debito con la fortuna nella prima edizione, ovvero quella del 1929. Il pass per l’Europa viene conquistato contro il Milan grazie al sorteggio, in quanto la prima partita in Lombardia terminò sul pareggio (2-2) così come la ripetizione giocata a Genova (1-1). Debito pagato in occasione del sorteggio dell’avversaria: il temibilissimo Rapid Vienna di quegli anni, protagonista durante la stagione austriaca per la conquista del suo decimo campionato con conseguente Stern, ovvero la “Stella”. Il Genova 1893, così chiamato all’epoca per via dell’italianizzazione di quegli anni, subì una pesante débâcle in trasferta (5-1) e pareggiò in casa (0-0), venendo così eliminato.

La sorte non sorrise al Grifone anche nell’edizione seguente. L’avversario era nuovamente il Rapid guidato dal bomber Franz Weselik, capocannoniere della precedente stagione di campionato grazie a 24 reti su 20 giornate di campionato. A Genova i Rossoblù resistono sul risultato di 1-1, peggiorando però lo score in terra austriaca a causa di un pesante 6-1. Nel 1937 arrivarono le prime gioie per la compagine ligure, reduce dalla vittoria della sua prima Coppa Italia in finale contro la Roma sul campo neutro di Firenze, il tutto grazie alla rete del centravanti Luigi Torti. Infatti, fu superato il primo turno grazie al doppio successo (3-1 e 0-3) contro i croati del Građanski Zagabria, squadra croata fondata nel 1911 ed antenata indiretta dell’attuale Dinamo Zagabria. Approdato agli ottavi di finale, però, il Genova fu squalificato al pari dell’Admira Vienna a causa di una maxi rissa creatasi sul campo da gioco austriaco, mentre le due compagini si trovavano sul risultato di 2-2. Tuttavia, la maggiore soddisfazione in Coppa dell’Europa Centrale arrivarono nell’edizione seguente, nel 1938. Vittoria a Genova contro lo Sparta Praga (4-2) e pareggio in Cecoslovacchia (1-1), vittoria in casa contro il Rapid Bucareșt (3-0) e sconfitta di misura in Romania (1-2), conquistando così la semifinale contro lo Slavia Praga. Dopo la pirotecnica vittoria in Liguria (4-2), i genovesi pensavano di avere la vittoria in tasca. Finale conquistata invece dai cechi grazie all’inappellabile harakiri di Praga (4-0), causato da un poker del centravanti Josef “Pepi” Bican. Per i seguenti 52 anni il Grifone non parteciperà più a questa competizione, ovvero fino al 1990, quando la sua denominazione sarà diventata Mitropa Cup.

Dopo questa iniziale esperienza niente Europa per i genovesi fino agli anni ’60, quelli più vincenti. Il quadriennio tra il 1961 al 1964 vede la conquista di tre trofei non ufficiali come la Coppa dell’Amicizia Italo-Francese e la Coppa delle Alpi, rispettivamente una competizione riservata a squadre italiane e francesi ed una competizione riservata anche a svizzere e tedesche. Nel 1961 il Genoa viene eliminato dal Cannes dalla Coppa dell’Amicizia, mentre due anni più tardi trionfa. Battuto il Rennes e superata la SPAL al sorteggio, il Genoa conquista il trofeo allo Stadio Giuseppe Meazza contro il Milan di Nereo Rocco, vincendo in rimonta trascinato da due assist di Gigi Meroni (1-2). L’anno precedente era arrivato invece il primo trofeo europeo, ovvero la Coppa delle Alpi. Passato il turno contro il Bordeaux e superato il Valenciennes in semifinale, il Grifone conquistò la coppa a Genova superando il Grenoble grazie ad una rete di Pietro Natta, ragazzo delle giovanili mai impiegato in campionato ma decisivo in questa finale. Successo bissato due anni dopo: superate Basilea, Atalanta e Zurigo, il Grifone conquista la Coppa delle Alpi a Berna contro il Catania grazie alla doppietta dell’attaccante Giampaolo Piaceri.

Veniamo quindi alla stagione 1991/92, che vide per la prima volta il Genoa partecipare ad una competizione UEFA ufficiale. Era il Grifone giunto al quarto posto nel campionato precedente, in cui avevano trionfato i rivali cittadini della Sampdoria. All’ultima giornata i Rossoblù avevano conquistato in casa i due punti necessari per la conquista del pass in Coppa UEFA contro la Juventus, per la prima volta fuori dalle coppe europee. Era il Genoa del gigante ceco Tomáš Skuhravý, del funambolo uruguayano “Pato” Aguilera, del terzino brasiliano Claudio Branco, degli inserimenti di Stefano Eranio, della corsa di Gennaro Ruotolo e del mai dimenticato capitan Gianluca Signorini. Una squadra vincente guidata dal maestro Osvaldo Bagnoli, autore con l’Hellas Verona di una delle imprese più grandi della storia del calcio italiano: lo Scudetto della stagione 1984/85.

Trentaduesimi di finale contro il Real Oviedo al cardiopalma per i Rossoblù, capaci di ribaltare la sconfitta per 1-0 in Spagna solamente negli ultimi minuti della sfida di ritorno, con la rete del 3-1 di testa da parte di Tomáš Skuhravý con conseguente capriola.

Tra i sedicesimi e gli ottavi il Grifone visita per due volte la Romania, liquidando prima la Dinamo poi la Steaua Bucareșt. Ma è ai quarti di finale che il Genoa riscrive la storia. Avversario di turno il Liverpool di Graeme Souness, mai sconfitto ad Anfield Road da una squadra italiana. Nella sfida d’andata il Genoa sorprende gli addetti ai lavori con un perentorio 2-0: prima l’eroe per un giorno Valeriano Fiorin con una splendida conclusione al volo, poi il solito Branco con una punizione mancina da fuori area. Al ritorno il Genoa incide il suo nome nella storia di Liverpool grazie alle pazzesche parate di Simone Braglia ed alla doppietta del fantasista uruguayano del Genoa, con tanto di balletto dopo la prima rete. È delirio rossoblù ad Anfield, con i ragazzi di Bagnoli che conquistano le semifinali.

Qui, invece, il sogno dei genovesi si ferma contro l’Ajax di Louis van Gaal, futura vincitrice in finale contro il Torino. Sconfitta rocambolesca all’andata (2-3) e pareggio al ritorno ad Amsterdam (1-1), con una cornice che sarebbe stata caratterizzata anche da alcuni disguidi tra la rosa e la società. Il pubblico del Genoa, tuttavia, osannò i suoi beniamini ed ancora oggi ne tramanda le gesta.

Giungiamo quindi al Torneo Anglo-Italiano del 1995/96, competizione riservata a società inglesi ed italiane militanti nelle rispettive seconde divisioni nazionali. Nel girone eliminatorio il Genoa supera Birmingham e Luton Town, pareggiando con Port Vale ed Oldham Athletic. Nella finale “italiana”, conquistata contro la Salernitana ai calci di rigore, il Genoa liquida con un doppio successo il Cesena, conquistando così la finalissima. L’avversario di turno è nuovamente il Port Vale, compagine inglese di Stoke-on-Trent, nella leggendaria cornice di Wembley. La partita è a senso unico, con il Genoa che conquista così il suo quarto trofeo europeo internazionale. Una sfida che verrà sempre ricordata per tripletta di Gennaro Ruotolo, nonché per la splendida rovesciata dell’aeroplanino Vincenzo Montella, autore del “tradimento” sponda blucerchiata di lì a qualche mese. Nell’agosto del 1998, invece, i Rossoblù vengono invitati dal Portsmouth per partecipare al trofeo di commemorazione per il suo centesimo anno di vita, la Centenary Cup, insieme a Wimbledon e Sochaux. Superati i padroni di casa ai calci di rigore, i ragazzi di Giuseppe Pillon si arrendono ai francesi in finale.

Non accade più nulla fino alla magica stagione di Diego Milito e Thiago Motta, con la regia di Gian Piero Gasperini. Nella stagione 2008/09 il Genoa conclude la stagione al quarto posto a pari merito con la Fiorentina, conquistando così l’accesso alla nuova Europa League nella stagione seguente, sfiorando perfino la qualificazione in Champions League. Il turno preliminare vede il Grifone affrontare i non irresistibili danesi dell’Odense, piegati al Ferraris con doppietta di Figueroa e costretti sul pari nel Nord Europa. Il girone, inizialmente, non sembra irresistibile sulla carta. Il futuro, invece, negherà questa tesi: eccezion fatta per lo Slavia Praga, le contendenti furono sia il Lille di Eden Hazard e Gervinho, sia il Valencia di David Villa e David Silva. La “campagna” in trasferta fu pessima, ma il Genoa riuscì comunque a togliersi la soddisfazione del primo goal della storia dell’Europa League ai gironi, segnato da Alberto Zapater su punizione; di una vittoria all’ultimo respiro contro i francesi al Ferraris grazie alla rete di Giuseppe Sculli; di aver lottato fino all’ultimo minuto dell’ultima sfida contro il Valencia per giocarsi la qualificazione grazie alla rete della speranza di Hernán Crespo, dopo aver messo paura agli spagnoli al Mestalla nella sfida d’andata. Questa è stata la seconda, nonché ultima, esperienza europea ufficiale del Genoa. Nella stagione 2014/15 il Grifone concluse il campionato al sesto posto sempre sotto la guida di Gasperini, non potendo però disputare l’Europa League, conquistata sul campo grazie ad una rete dello slovacco Juraj Kucka all’ultimo respiro contro l’Inter, a causa della nota assenza della licenza UEFA da parte della società.

Avventure finite? Non del tutto. Il Genoa ha infatti conquistato altri due trofei europei negli ultimi anni, seppur non ufficiale e non prestigiosi. Primo fra tutti il Trofeo de la Cerámica, organizzato a El Madrigal dal Vilareal dall’anno 2000 e conquistato dal Genoa di Gian Piero Gasperini nel 2009, grazie ad una splendida rete del “Valdanito” Crespo e ad un’incornata di Giuseppe Sculli. Nel 2011 il Genoa di Alberto Malesani si impose a El Molinòn contro lo Sporting Gijón nel Trofeo Villa de Gijón, organizzato dal 1994. Decisive le reti del “Camelo” Pratto e di Rodrigo Palacio. Non andate a buon fine, invece, le campagne europee a Barcellona e Vigo, rispettivamente nel Trofeo Ciutat de Barcelona e nel Trofeo Memorial Quinocho: sconfitta ai rigori contro l’Español e pesante débâcle contro il Celta Vigo (4-0).

Una storia breve ma molto intensa. Ma sicuramente più estesa di quanto comunemente la si immagini.

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