La “Locomotiva di Berna” o anche “Spartacus” ha deciso di lasciare il mondo delle gare ciclistiche. Fabian Cancellara, classe 1981 ha voluto dire addio a suo modo: in una serata (12 novembre) di festa al velodromo di Gent, in Belgio, dove oltre ad amici e colleghi erano presenti circa 6000 spettatori. Un’atleta, Fabian, che ha lasciato il segno nel mondo del ciclismo e nel cuore di tutti i tifosi e gli appassionati di questo sport. Diventato professionista nel 2001, ha fatto della sua specialità le gare a cronometro e le “Classiche Monumento” storiche gare che si svolgono tra Italia, Francia e Belgio. La sua scalata nell’Olimpo dei grandi inizia nel 2006 con la prima vittoria alla Parigi-Roubaix, lasciandosi alle spalle persino il belga Bonnen, grandissimo velocista e rivale per anni. Dopo aver rotto il ghiaccio con il passare degli anni le vittorie si susseguono: nel 2008 vince la Milano-Sanremo e la Tirreno Adriatico. Nel 2010 e nel 2013 due Roubaix, tre giri delle Fiandre negli anni 2010, 2013 e 2014. La sua potenza sui pedali lo porta a volare, soprattutto nella corsa contro il tempo: in questa specialità si aggiudica quattro mondiali e due ori olimpici (2008 e 2016).

Fabian Cancellara

Per capire ancora di più di che “motore” si trattava basta ascoltare le dichiarazioni di chi l’ha visto da vicino. Per il manager della Mapei Alvaro Crespi si tratta di qualcosa di unico: “Un motore così non l’ho mai visto”. Per Eddie Mercxavrebbe potuto vincere qualsiasi corsa” e per lo storico preparatore dei ciclisti Aldo Sassi quando venne preso nelle file della Mapei disse che era per farlo diventare un “nuovo Indurain”. In molti (anche dopo l’oro olimpico di Pechino) lo hanno spinto a cambiare le sue caratteristiche fisiche per provare a competere maggiormente nei grandi giri (Tour de France e Giro d’Italia oltre che la Vuelta di Spagna) ma Fabian preferì mantenere le sue caratteristiche, lasciando il segno dove più le sue potenzialità potevano esaltarlo. Ha preferito continuare a puntare alle classiche di un giorno, dove occorre dare tutto, o forse di più. Nel fango e sul pavé della Roubaix o sulle salite imponenti del Giro delle Fiandre dove la gente si fa sentire e aspetta questi momenti come vere e proprie feste nazionali. A posteriori, sicuramente la scelta di rimanere sé stesso, con le proprie indiscusse qualità, lo ha premiato e fatto entrare tra i grandi del ciclismo mondiale.

Nella serata della festa ha voluto concludere così, lasciando il segno anche con le parole: “Solo in Belgio poteva capitare quello che è successo stasera, vedere migliaia di persone gremire un Velodromo per l’addio di un corridore svizzero. Il 2016 è stato un anno molto intenso, perché ad ogni gara sapevo che sarebbe stata l’ultima volta. Giro delle Fiandre, Parigi-Roubaix, il Tour de Suisse, il Tour de France, Giro d’Italia poi l’incredibile Olimpiade a cronometro. E infine questa magica ultima serata a Gand. Grazie a tutti”.

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