di Gabriele Desiderio

Sono un coworker in quanto impegnato per il mio lavoro presso un coworking.

Letteralmente il significato del termine è collaboratore, nella realtà, l’accezione comprende numerose tipologie di lavoratori: neo-imprenditori, liberi professionisti, consulenti aziendali, promotori di app, formatori e docenti, operatori del web….

Lavoro, in sintesi, in un ambiente innovativo dove le idee fluttuano con rapidità, gli incontri sono tanti, un ufficio in cui ogni postazione ha una sua identità; la novità più stimolante è il bisogno di cooperare, di offrire la propria disponibilità per eventi, conferenze, di venirci incontro.

Molti di noi, la maggioranza di coloro che svolgono attività presso coworking, si sono messi in gioco sperando in un successo a breve termine ma la realtà del lavoro, oggi, è difficile: risorse economiche scarse, sovvenzioni dei fondi europei non facili da acquisire, iter procedurali complessi, garanzie a breve durata.

Le perplessità e i momenti di sconforto ci sono ma poi arrivo alla mia postazione e le idee riprendono quota perchè qualche novità di cooperazione, di condivisione emerge e allora si riparte. L’entusiasmo e la collaborazione sono la forza ed il successo del coworking.

Il coworking è un modello valido per lo sport: le start up si occupano di sport, l’attività sportiva entra nei coworking, i quali si vogliano dotare di palestre, da utilizzare al termine dell’attività lavorativa o durante la stessa, come fonte di divagazione e di socializzazione; nei coworking i momenti di socializzazione sono molteplici ed anche lo sport è un momento di socializzazione importante che può rinsaldare i fenomeni collaborativi che sono alla base del coworking.

Per maggiori informazioni, leggi il mio libro: Coworking 3.0: il coworking e la startup per l’economia sostenibile

 

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