Dal ring al cinema, la “noble art” incontra (sempre più spesso) la settima arte. Il risultato, in questo caso, è il godibile volume Il cinema racconta la boxe (Ultra edizioni, 189 pagine, 16 euro) scritto da Francesco Gallo, autore “che si occupa di storia contemporanea, per lo più in rapporto allo sport e al cinema”, si legge nella presentazione. Il risultato del suo lavoro è un volume ricco di aneddoti e curiosità che ripercorre, con dovizia di particolari, le vicende degli eroi del ring sul grande schermo (come recita il sottotitolo), consentendo al lettore di immergersi sia nella storia del pugilato internazionale sia, appunto, in quella di un cinema senza età.

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Da Buster Keaton ad Alfred Hitchcock, da Luchino Visconti a Martin Scorsese, molti grandi autori hanno voluto raccontare uno sport che, più di tutti gli altri, definisce al meglio l’incessante lotta tra il bene e il male. Senza dimenticare che l’identificazione con i suoi protagonisti che, ieri come oggi, rimane fortissima. Merito (anche) delle vicende del famigerato Jack La Motta, un uomo dal carattere brusco e complesso, immortalato nel capolavoro di Scorsese del 1980 “Toro scatenato” (ispirato dall’autobiografia “Raging bull: my story”, con l’adattamento di Paul Schrader e Mardik Martin). Protagonista della pellicola, un giovanissimo Robert De Niro che, nell’interpretare l’ascesa e la caduta del pugile peso medio italo-americano fu costretto – per esigenze di copione – a metter su trenta chili così da poter dare anima (e soprattutto corpo) a un Jack La Motta invecchiato. Risultato? Premio Oscar come miglior attore protagonista (e Oscar al montaggio di Thelma Schoonmaker).

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E ancora, tra i cineasti che hanno omaggiato la boxe è impossibile non citare Clint Eastwood, che nel 2004 ha diretto, interpretato nonché prodottoMillion dollar baby, film vincitore di quattro premi Oscar (miglior film, miglior regia, miglior attrice protagonista Hilary Swank e miglior attore non protagonista Morgan Freeman). La pellicola – tratta dal romanzo Lo sfidante di F.X. Toole – vede irrompere la trentenne Maggie Fitzgerald (Swank) nella vita dell’anziano manager di pugilato Frankie Dunn (Eastwood), con l’intento di diventare una campionessa di boxe. L’alchimia che li unisce darà risultati inaspettati, però si piange. Eccome.

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Ovviamente, quando si parla di boxe e cinema non si può dimenticare l’affascinante saga di Rocky (il primo film, diretto da John G. Avildsen, è datato 1976 e si è aggiudicato tre premi Oscar), intrepretato da Sylvester Stallone, né una pellicola – decisamente meno fortunata – come “Cinderella man”, diretta nel 2005 da Ron Howard con protagonista un più che allenato Russel Crowe, qui nei panni di Jim Braddock, pugile irlandese cresciuto nelle strade. Da recuperare.

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