Gestioni approssimative, che spesso privilegiano gli aspetti legati al business piuttosto che quelli sportivi, incomunicabilità e mancanza di empatia con la base del tifosi, conti delle società spesso in disordine e l’ostinazione di chi non vuole cedere il ‘suo’ giocattolo, nonostante città intere invochino la fine della ‘tortura’, queste le ragioni ricorrenti che animano i contrasti più accesi emersi negli ultimi mesi, e che in alcuni casi durano da anni, tra tifoserie e proprietari di diversi club sparsi per tutta la piramide del calcio inglese.

Realtà rivali, spesso lontane e divise dalle categorie, che però condividono un’idea diversa del ruolo che un club dovrebbe avere nei confronti della propria comunità. Lo scorso 6 Maggio l’ennesimo esempio, il ‘Judgement Day’ dei tifosi del Blackpool, giunto alla terza edizione per altrettanti anni di ‘guerra’ tra la tifoseria e la famiglia Oyston, che è diventato l’occasione per una mobilitazione che ha coinvolto gruppi di tutte le categorie, uniti per salvaguardare i propri club e per restituirli alle comunità. Una marcia dei tifosi compatti nella contestazione contro le derive sempre più ricorrenti nelle realtà locali del calcio inglese, le grandi escluse dai faraonici contratti TV, preda di avventurieri senza scrupoli giunti con grandi promesse e che invece lasciano, o non mollano, club in rovina.

In questo contesto anche quest’anno le associazioni di tifosi/Supporters’ Trust hanno svolto un ruolo chiave di raccordo tra le diverse anime del tifo locale e sono emerse sempre di più come punto di riferimento nel coordinamento delle manifestazioni di contestazione pacifica e per il lancio di iniziative di ‘boicottaggio etico’ con l’obbiettivo di colpire i portafogli di chi tiene in ostaggio il proprio club. Protesta che si spesso legata ed estesa a proposte concrete per acquisire il club, rimandate spesso al mittente, e ad un’opera di informazione e confronto con la base per trovare soluzioni condivise per riconsegnare le società alle città.

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Con la stagione del calcio inglese che volge al termine, e con qualche verdetto atteso ancora sul campo, il punto sui club in crisi e sulle principali storie di conflitto tra proprietà dei club e le rispettive tifoserie che hanno attraversato i campionati inglesi nel 2016/17, caratterizzato dal valore trasversale che assume con sempre più frequenza lo scontro tra due modi diversi di vedere il calcio e dalla crescente consapevolezza che uniti si possono cambiare le regole e ricostruire un ambiente più a misura di tifoso.

Blackpool FC, Oyston Out e il ‘boicottaggio etico’

Il primo caso è quello del Blackpool FC. Il club dei Tangerine è fermamente nelle mani della famiglia Oyston dal lontano 1987, dopo oltre un decennio nelle divisioni della Football League dai primi anni del 2000 il club inizia la scalata fino a tornare in Premier League, riconquistata dopo oltre 20 anni, dopo esserne stati protagonisti dal secondo Dopoguerra fino alla fine degli anni ’60 dove in 20.000 fissi gremivano lo stadio. Quelli nella massima divisione sono però gli anni in cui inizia a maturare il distacco tra base e proprietà. E l’ebbrezza della massima serie del calcio inglese dura poco, le ingenti risorse che arrivano dalle TV finiscono per spostare l’attenzione del board verso il business, e il logoramento dei rapporti con il tifo è accompagnato dai pessimi risultati sportivi che lo conducono alla caduta verticale in poco tempo fino in League Two. Negli ultimi anni la rottura definitiva, da tre stagioni una quota sempre più crescente della tifoseria diserta i match e ha lanciato una serie di iniziative per boicottare la proprietà. La richiesta di un cambio di proprietà diventa un voce sempre più forte che però si scontra con il muro degli Oystons.

A guidare la protesta e le rivendicazioni della tifoseria il Blackpool Supporters Trust (BST), l’associazione di tifosi nata nel 2014, proprio sulla scia della crescente contestazione agli Oyston, è stata protagonista con il supporto dei gruppi organizzati della campagna di ‘boicottaggio etico’ “Not A Penny More” che si protrae da anni per colpire il merchandising del club con la maglia alternativa a quella ufficiale, e attraverso l’esortazione all’abbandono dei match casalinghi che hanno visto crollare le presenze quest’anno verso il record storico negativo con poco più di 3.000 persone di media alle partite nonostante la stagione sul campo più che positiva. ‘Meglio seguire l’AFC Blackpool!’, club amatoriale della North West Counties League, diventato il punto di ritrovo alternativo ai match ufficiali per poter vivere una partita di calcio in serenità e per qualche ora lontani dai problemi della propria squadra.

I numeri parlano chiaro: dai 14.217 spettatori di media della stagione 2013/14 sia passa agli 11.172 del 2014/15 in Championship, quindi la retrocessione e i 7.052 in League One e ancora retrocessione per i 3.456 di quest’anno in League Two. Lontani dai 15.000 in Premier, e dalle ambizioni di espansione del Bloomfield Road di cui si parlava qualche anno fa, ma anche dai 6-7.000 che in media hanno occupato gli spalti negli ultimi 20 anni, e la protesta potrebbe arricchirsi di un nuovo episodio. Già nel corso nella stagione la folta frangia che contesta la proprietà aveva colto l’occasione di match rilevanti per sfruttare l’onda mediatica che li accompagnava e far valere le proprie ragioni con proteste pacifiche, come era accaduto per il match di FA Cup del 28 Gennaio in trasferta contro il Blackburn Rovers dove le due tifoserie avevano marciato congiuntamente e lanciato il boicottaggio del match con la campagna #OperationEmptyEwood come forma di dissenso contro la gestione dei loro club.

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Il club ora è impegnato nella finale dei Play-off della League Two il prossimo 28 Maggio dove affronterà nello stadio Wembley l’Exeter City FC, match che assume contenuti speciali se si pensa che la società dei Grecians è uno dei Community Club più longevi del calcio UK, dal 2004 guidato dall’Exeter City Supporters’ Trust che lo salvò dal fallimento. La tifoseria nonostante l’occasione speciale ha però annunciato che non retrocederà nelle rivendicazioni e che diserterà il match, a meno che il club non si impegni a devolvere l’incasso verso qualche organizzazione sociale no profit.

Il direttivo del BST sulla propria pagina Facebook lo scorso Venerdì: ‘Se il Blackpool FC desidera che i tifosi siano presenti per il match della finale di Play-Off a Wembley a sostegno della squadra, il BST propone quanto segue ai proprietari: dovrebbero accettare di donare tutta la quota di ricavi di pertinenza del BFC della Finale Play-Off (vendite di biglietti Ecc.) verso una o più organizzazioni no profit di Blackpool, secondo modalità condotte in modo trasparente e indipendente‘.

Dopo una prima offerta formale per l’acquisto della maggioranza del club nel 2015, da circa 16 milioni rispedita al mittente, il BST ha proseguito la propria opera di pressione per spingere gli Oyston alla cessione, manifestando la volontà di essere coinvolti direttamente o a sostegno di investitori validi con un piano serio di sviluppo. La contestazione anche nella finale resta un segnale importante per il board, con i tifosi è ormai rottura, ha senso proseguire ancora così? Qualche risposta arriverà dall’esito dell’ultima partita stagionale contro l’Exeter, con l’augurio che il terzo Giorno del Giudizio sia finalmente l’ultimo e che il club possa, dopo anni di contrasti, ritrovare la propria comunità e intraprendere la strada per un nuovo inizio.

 

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