Antonio Padellaro ha intervistato il giornalista e scrittore Massimo Fini per discutere della situazione del calcio e dei tifosi, in seguito agli attentati di Parigi e dello Stade de France.

Padellaro: Con Massimo Fini parliamo del nostro stile di vita che, secondo molti, sarebbe stato modificato dagli attentati di Parigi. Abbiamo visto però, per restare al campionato di calcio, che, tutto sommato, gli stadi sia in Italia che in Europa erano abbastanza pieni, nella media della partecipazione prima degli attentati. Vorrei sapere da te: tu pensi davvero che questi terroristi potranno modificare il nostro così detto stile di vita?

Fini: Potranno modificare il nostro stile di vita, ma non certamente il tifo negli stadi di calcio. Sai, una cosa è abolire, come hanno fatto, le amichevoli, un’altra è non far giocare le partite. Io credo che sui campi di calcio non cambierà nulla.

Padellaro: Perché il tifo è più forte della paura?

Fini: Certamente, per fortuna. Il tifo è la cosa più forte che ci sia. Se dovesse cadere il tifo vorrebbe dire che l’Isis è arrivata in Europa. Quindi una delle ragioni per cui dobbiamo combattere l’Isis è perché non ci “rompa le scatole” su una cosa a cui teniamo molto.

Padellaro: Io, giorni fa, ho ricordato, in un articolo a proposito del terrorismo e delle abitudini che potrebbero essere cambiate, un famoso romanzo che è La guerra dei Mondi” di Wells, che tu avrai letto sicuramente.  La Guerra dei Mondi, lo dico per chi non l’avesse letto, parla dell’invasione degli alieni che distruggono l’umanità ma, ad un certo punto, cominciano a morire perché sono contagiati da batteri che non attaccano l’organismo umano. Allora, è possibile che, è chiaro che ci sarà un forte tributo di morti, il terrorismo finirà, si esaurirà per l’incapacità di averla vinta, non contro i così detti valori dell’occidente, ma col fatto che il sistema di vita occidentale alla fine sarà più forte?

Fini: No, io credo che lo jihaidismo radicale sia un’epidemia ideologica: possiamo anche distruggere il Califfato ma è una specie di idra a molte teste e risorgerà da varie parti. La forza dell’Isis sta nella debolezza dell’Occidente, cioè nella mancanza di valori forti. Solo l’Isis può credere che ci siano ancora i valori cristiani in Europa. Ma a parte questi, non ci sono valori in generale. Mentre questi sono disposti ad andare a morire  come accendersi una sigaretta, nessuno di noi è disposto a sacrificare neanche il proprio mignolo.

Padellaro: Come sai, io non sono d’accordo su questo e ti faccio un esempio: nel 2001 le Torri Gemelle che, tra l’altro, dal punto di vista dell’impatto, è stato dieci volte più forte degli attentati di Parigi, sia per i danni sia perché aveva colpito al cuore il sistema americano. A parte il fatto che la sera stessa si giocò lo stesso la Champions League, ci fu un Roma- Real Madrid, in cui io ero presente, in un clima allucinante. Già nel 2001 si diceva che tutto non sarebbe stato come prima, però, poi, tutto è andato avanti normalmente.

Fini: Normalmente perché, dopo l’11 settembre, ci sono stati due attentati: uno ai treni spagnoli, l’altro alla metro a Londra nel  2004 e 2005 e poi c’è stata una grossissima quiescenza di molti anni per cui noi abbiamo continuato a vivere una vita normale, ma in realtà una guerra era in corso: Afghanistan, Iraq, Somalia, Libia. Però pensavamo di non essere in guerra, perché la guerra non ci toccava. Ma era evidente che, prima o poi, ci sarebbe stata una reazione radicale da parte di una parte del mondo musulmano e questa, secondo me, non cesserà.

Padellaro: Senti l’ultima cosa: tornando alla domanda iniziale. Riguarda il calcio. Dicevamo che il calcio è più forte del terrorismo, che è una battuta con un fondo di verità. Perché, secondo te, si può rinunciare ad andare a cena, al ristorante o a ballare, cosa che, tra l’altro, non è successa neanche a Parigi, ma è così radicata la voglia del calcio nel mondo occidentale?

Fini: Perché, nonostante il calcio sia molto compromesso in quanto è diventato una cosa economica e tutto il resto, il tifo è una passione ideale che è molto diverso dall’andare in discoteca. E non si abbandona. Solo durante la Seconda Guerra Mondiale ci fu un’interruzione del campionato di calcio, ma solo quando c’era la divisione dell’Italia, altrimenti si continuò. Ripeto, è una passione ideale, è l’ultima che si abbandona. Del resto, lo vediamo nella nostra vita personale: uno tiene ad una squadra e continua a tenerci anche se va in serie b o in c. Io, che sono del Toro, lo so bene questo processo. Ecco perché il calcio è più forte di altre cose.

Padellaro: Quindi “il calcio più forte del terrorismo” può essere un ottimo titolo?

Fini: Si!

 

 

Close