A cura di Paolo Seghezzi, ex-calciatore, allenatore, consulente sportivo di Calcio Profiler

“Il calcio è di chi lo ama” sostiene qualcuno più erudito del sottoscritto. Ed in effetti è la frase poetica alla quale io stesso mi attacco quando vado incontro a qualcosa che non mi piace. Uno dei fenomeni che mette a dura prova la democraticità di questo mantra è il più superficiale in assoluto: l’aspetto fisico! E’ un dibattito trasversale a molti ambiti, sia nella vita che nel lavoro, ed è spesso il mondo femminile il bersaglio più consueto. Ebbene, il mondo del calcio non fa eccezione! In questo caso si tratta ovviamente della “prestanza”; è rarissimo che un DS o un Responsabile del settore giovanile non faccia cascare l’occhio immediatamente sulla statura di un giocatore all’interno di una scheda tecnica. Non faccio demagogia, anche quello è un fattore importante, ma a mio avviso assolutamente non imprescindibile. Sarebbe facile citare fenomeni argentini sotto il metro e settanta, ma non è l’obiettivo di questa riflessione.

Siamo d’accordo, quando ci si presenta un centrale difensivo che sfiora il metro e novanta la spia dell’interesse si accende immediatamente, ma possono determinazione, abnegazione, personalità e professionalità essere indicatori meno significativi di qualche centimetro in più o in meno? Questo è il centro della riflessione; a mio avviso tutti quelli citati restano (compresa la prestanza fisica… si intende…) “talenti” importanti, sui quali poggiano le capacità specifiche del calciatore (tecniche, tattiche… ecc…), ma è lo sbilanciamento del loro peso a favore della fisicità che non mi trova d’accordo.

E questo non è affatto un punto marginale di analisi, perché, fin da giovanissimi, i piccoli aspiranti campioni si trovano al cospetto di un’etichettatura che può creare anche risvolti psicologici molto seri ad un ragazzino ancora a corto di strumenti per assorbire una bocciatura “a prescindere” (ma davvero possiamo essere sicuri di che altezza raggiungerà un 2004 vedendolo oggi?).

Concludo stuzzicando l’analisi di voi che leggete, il calcio non è il mondo dei tronisti, il calcio non è un casting per il nuovo volto di Armani, il calcio non è il sumo; il calcio è bello anche perché è un insieme di fattori, mutabili nel tempo, una serie di variabili, a volte perfino impazzite! Il calcio ha il dovere di non creare modelli effimeri; ergo spero che si torni a valutare a 360° il giovane, prima del calciatore, con tutte le sue caratteristiche, perché un pregiudizio cieco può far perdere un buon giocatore e soprattutto può guastare il futuro di un giovane, aldilà del rettangolo di gioco.

 

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