A volte succede che qualcosa cambia. Qualcosa si blocca e ti porta a stare fermo. A non muoverti. È come un macigno dentro il petto. È così pesante che non vale la pena neanche spostarsi. Ti porta solo a lasciar perdere tutto. A mollare. Forse troppe pressioni. Forse troppi ostacoli. Troppe difficoltà a superare se stessi in questa sfida infinita. Ti ritrovi a mentire perché bisogna sempre nascondersi un po’ per poter apparire. Ecco quello che si è ritrovato a fare il nuotatore Ian Thorpe. Non riusciva ad ammettere la sua omosessualità. L’essere così insincero non giovava alla sua nuotata. Il nuoto ti rispecchia, è un tuo riflesso. Se stai male dentro, nuoti male. Ed ecco i problemi alla spalla, che dovrà operare nuovamente. Un anno difficile.

Il campione si è ritrovato ad essere depresso, a voler andarsene da questo mondo. L’uso di alcolici per alleviare il dolore e l’utilizzo di farmaci per combattere questa depressione lo hanno portato soltanto a sentirsi ancor più miserabile e solo. A sentirsi sempre più disagiato ed incompreso. Era pronta l’Australia ad un campione omosessuale? Ed i suoi amici? Ian è sempre stato bravo e bello. Sorridente. Non poteva deludere i suoi compagni di squadra, non doveva. Quindi bugie, la soluzione più facile.

Una maschera a denti scoperti sul viso ed il gioco era fatto. Ma solo all’apparenza. Perché dentro ne soffriva. Aveva quasi perso la sua identità ed i suoi punti di riferimento. Non sapeva più chi fosse. Come si può mirare ad un obiettivo o ad una meta se non si sa neppure chi si è realmente? Ma alla fine ce l’ha fatta. Alla fine Ian si è mostrato, si è scoperto, si è reso vulnerabile. Solo adesso è autentico, vero. Ha ammesso pubblicamente la sua omosessualità ad un talk show. Ha iniziato ad andare da uno psicologo per un maggior sostegno. Ha fatto finalmente pace con se stesso. Da adesso in poi Thorpe potrà salire su un altro podio, quello di tanti altri ragazzi che come lui hanno avuto il coraggio di andare contro i pregiudizi ed infondere così un messaggio forte di libertà personale.

FOTO: www.huffingtonpost.com

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