C’è un Toro che lotta sul campo, anche se la luce dei riflettori è lontana. C’è una squadra fatta di ragazzi che ogni sabato suda, corre e sogna dietro un pallone. In Italia e all’estero. Si chiama Torino FD (For Disabled) ed è il progetto nato nel capoluogo piemontese per integrare atleti disabili, fisici e relazionali, in un’unica squadra di calcio. Sempre con lo spirito granata.

Tutto è iniziato nel 2010, grazie alla passione e alla determinazione di Claudio Girardi, torinese, disabile della nascita, tifoso del Toro e presidente del Torino FD. “Ho avuto modo di partecipare ad un torneo internazionale in Svezia – racconta – Lì ho visto realtà distanti anni luce dal calcio per disabili in Italia”. C’era, infatti, la squadra composta da ragazzi disabili dell’Everton, del Chelsea, del Liverpool: tutte riconosciute e affiliate al rispettivo club professionistico. “Mi si è aperto un mondo”.

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Tornato in Italia, così, Claudio decide di tentare di mettere in piedi un progetto simile. “Ho contattato il Torino, il presidente del comitato regionale Paralimpico e le istituzioni”. All’inizio c’era qualche timore, “ma siamo riusciti a spuntarla”. Dal 2011, così, il Torino FD monta il marchio granata ed è il primo club per disabili in Italia riconosciuto ufficialmente da una società professionistica. “Cairo è molto contento di noi”.

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I ragazzi del Torino FD si allenano a Mercadante, su un campo prima abbandonato e ora recuperato. Nel tempo il progetto è cresciuto e in tanti si sono avvicinati alla squadra. Ad oggi si contano più di 30 giocatori, divisi in due livelli in base alla disabilità: da un lato i disabili fisici con una base di calcio più alta, dall’altro i disabili relazionali, che hanno qualche difficoltà in più. “Ma partecipiamo comunque a tornei nazionali ed internazionali, con risultati spesso più che positivi”, aggiunge il presidente. I giocatori sono seguiti da uno staff specializzato e da una psicologa.

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Due anni fa, nel 2014, è nata anche una scuola calcio, che ospita ragazzi dagli 8 ai 18 anni. L’obiettivo è quello di creare un vero e proprio vivaio (“stiamo invecchiando”, scherza Claudio), ma anche accogliere quei ragazzi che troppo spesso vengono scartati dalle altre squadre a causa delle loro disabilità. Da pochi mesi, infine, il Torino FD ha la possibilità di giocare anche a Moncalieri, di sabato, per affrontare le partite ufficiali.

Le difficoltà non mancano. A mancare, però, a volte sono anche gli stessi spettatori. “Ti dico la verità, le partite sono poco seguite”, spiega il presidente. I ragazzi, insomma, non hanno il tifo che meriterebbero.“Sto sentendo Luca Pancalli, presidente del Comitato Paralimpico Italiano: l’obiettivo è organizzare tornei in modalità sistematica, creare una competizione”. Il sogno è mettere in piedi, un giorno non troppo lontano, il primo campionato italiano per atleti disabili.

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I ragazzi del Torino FD, intanto, continuano a sgomitare sui campi. E i risultati sono sorprendenti. Come i tornei internazionali a Montecarlo, dove hanno sfidato il Monaco, la finale in Svezia contro il Chelsea, il torneo vinto in casa contro Liverpool e Rapid Vienna, con entrambe le compagini. Il ricordo più bello? La vittoria in finale, in casa, a Torino, contro il Liverpool: “Eravamo sotto 3-0. Poi abbiamo recuperato e vinto 4-3”. Tu chiamalo, se vuoi, Cuore Toro.

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