Ai più sembrerà folle quello che sto per scrivere, ma non lo è affatto. Riflettete bene e vedrete che c’è tanta, tantissima verità.
L’attentato di Monaco e la notizia del bambino di 10 anni – silurato con una lettera dalla propria scuola calcio -, sono facce della stessa medaglia. Oggigiorno, nel “meraviglioso” mondo in cui vivono gli adolescenti, c’è un infinito bisogno d’essere competitivi; sin da quando sono piccolissimi è così. Ragion per cui: Se non superi il tuo amichetto, se non sei più bravo di lui, se non gli fai le scarpe rischi di vederti recapitata a domicilio una “bella” lettera di licenziamento (che orrore..), dove ti viene comunicato – senza troppi giri di parole – che non vali nulla, che non fai parte di quell’élite lì e che sei definitivamente scartato dal “mondo che conta”.

Un bimbo di 10 anni non capisce l’emarginazione, non la comprende proprio. Soprattutto perché è ancora piccolo e indifeso. Che ne sa lui delle scorciatoie in ogni dove, della volontà dei grandi di sfruttare tutte le singole occasioni. Che ne sa un bimbo di 10 anni. E così, si costruiscono “sfigati di primo pelo”, rifiutati e numeri zero che sopravvivono all’interno di un pessimo sistema educativo; soldatini da arruolare nell’esercito dei disillusi.

Cos’è la lettera di quella scuola calcio, se non “bullismo”? Attentato di Monaco e scuole (scuole?) calcio che attuano queste scellerate politiche – ne esistono tantissime in Italia (!), sono la stessa e identica cosa. Paradossale, ma è così! Sì, perché rappresentano, oramai, una quotidianità del “campare per buggerare l’altro”, all’interno di un sistema in cui v’è una totale assenza delle libertà dell’individuo, specialmente quelle di un bambino. Indifferenza. Arroganza. Esse sono,“semplicemente”, la mancanza di rispetto verso il diritto alla spensieratezza dei più piccini. E un’anima sensibile, poi, cosa fa? Ve lo siete mai chiesto? Stanno abituando le nuove generazioni – e noi ne siamo (in)consapevolmente complici – al disgraziato detto “morte tua, vita mia”, cancellando dal libro dei sogni parole quali divertimento e leggerezza, altruismo e solidarietà.

L’attentatore di Monaco – 18 anni appena – non è stato cullato, né accarezzato. Anzi, casomai è successo proprio l’esatto contrario. La sua rabbia, poi, l’ha voluta far pagare al mondo; lo stesso mondo che, per anni, lo ha preso in giro per poi emarginarlo. Un mondo – quello dei due adolescenti di cui sopra -, costruito solo ed esclusivamente per l’insensato e ottuso comodo dei grandi – dai grandi -, attenti unicamente al guadagno e al potere. Due facce figlie della stessa medaglia. La freddezza asettica, in ambedue i casi, è sconcertante. Le ali dei bambini non esistono più perché si è persa di vista la fiaba che li fa volare..

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