La Nigeria batte il Mali 2-0 nella finale tutta africana dei campionati mondiali Under 17 e conquista il quinto titolo iridato. Un record per una nazione prolifica di giovani talenti: la “pentacampione” è trascinata da Osimhen (dieci gol nel torneo).

Eccezionali, queste “aquile”. Volteggiano, pressoché indisturbate, sul tetto del mondo. In quindici edizioni del torneo, cinque vittorie, tre finali. Statisticamente, ogni tre mondiali, ne vincono uno. E una volta su due raggiungono almeno in finale. Numeri straordinari. Talmente fuori dall’ordinario da destare più di qualche sospetto. É tutto molto strano. Nei tornei “juniores”, quando sugli spalti ci sono più talent scout che spettatori, la Nigeria vince. Fra i “senior” invece, le busca regolarmente.

Andiamo a sfogliare l’albo d’oro della competizione. Nigeria campione del Mondo Under 17 nel 1985, 1993, 2007, 2013, 2015. Finalista nel 1987, 2001, 2009. Neanche fosse la Germania. Nella storia dei Mondiali, invece, solo cinque partecipazioni (1994, 1998, 2002, 2010, 2014) e avventura finita, nei migliori dei casi, agli ottavi di finale. Ahi, ahi. É qui che casca l’aquila.

I numeri sono indicativi. I dati oggettivi. Arricchiti da fonti autorevoli che certificano come la falsificazione dell’età, in Africa, sia una realtà diffusa. Parole e pensieri di Adokiye Amiesimaka, nella stagione 2002-03 presidente dello Sharks Football Club di Port Harcourt. “In quella stagione, decisi di creare, gestire e allenare una formazione under 20 di ragazzi neodiplomati. Uno di loro, davvero bravo, dichiarò di avere 18 anni. Sono passati sette anni. E nel 2010 l’ho ritrovato capitano della Nazionale under 17”.

Medhat Shalaby, responsabile della comunicazione della Federazione egiziana, rincara la dose. Il paese nordafricano ha ospitato i Mondiali under 20 nel 2009. Quando la Federcalcio locale ha “corretto” diversi “errori” di anagrafe, con un minimo comune denominatore. La “favoritissima” Nigeria. Che, guarda un po’, “riveduta e corretta”, va fuori al primo turno. Shalaby non usa mezzi termini: “Tutti i tornei giovanili vivono la piaga delle false certificazioni. Purtroppo in Nigeria sono state riscontrate centinaia di irregolarità. Alcune federazioni approfittano delle difficoltà legate al complicato mondo dell’anagrafe”.

In Africa, del resto, “ringiovanirsi” è semplice. Non servono fonti della giovinezza. Nè abbeverarsi alla falde del Kilimangiaro. Sono più che sufficienti amicizie giuste, un po’ di soldi in tasca e qualche etto di pelo sullo stomaco.

In un sottobosco così ampio, i rapaci abbondano. Sanno come muoversi, giocano sulla pelle di novelli Dorian Gray. Gli si “consiglia” di fingersi ragazzi. Una bugia, figlia della necessità di una vita migliore. Il gioco è semplice, quanto sporco. Più si è giovane, maggiori sono le possibilità che qualche grande club possa puntare su un talento a poche centinaia di migliaia di euro. Magari in busta, magari direttamente nelle tasche dello “scout” a caccia di percentuali e provvigioni, più che di talenti. La storia non cambia, e neanche insegna: una volta, questa si chiamava tratta. Oggi, più dolcemente, trattative. Cambia poco. Resta tutto poco pulito. Dall’etica sportiva sino ai conti in banca di difficile tracciabilità in paesi in “black list” Liberia, Angola, Sant’Elena, Kenia, Gibuti, Seychelles e Mauritius.

Complimenti, allora, alla Nigeria, per il suo quinto titolo under 17. Sperando che si sia giocato pulito. Avete dubbi? Legittimo. A pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca spesso.

FOTO: www.soccernet.com.ng

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