Con il titolo che strizza l’occhio al celebre brano di Renato Zero “I migliori anni della nostra vita”, la rassegna allestita al Mata di Modena (dal 16 settembre al 27 febbraio del prossimo anno) rappresenta un intenso viaggio nel tempo per gli appassionati di calcio, ciclismo, atletica, pugilato, automobilismo e chi più ne ha più ne metta. Nel dettaglio, visitare la rassegna “I migliori album della nostra vita, storie in figurina di miti, campioni e bidoni dello sport” – a cura del giornalista Leo Turrini e realizzata dal museo della figurina del comune di Modena – significa destreggiarsi amabilmente tra mille e più figurine di sport e sportivi e decine di album originali esposti con gigantografie, video e animazioni, tra percorsi di gioco, installazioni ed esperienze multisensoriali.

Figurine da osservare e da scoprire, per giocare e divertirsi. Per ricordare. Già, il “sano” ricordo, quello che oggi – tra mille frenesie – spesso accantoniamo. Tutto questo in una città che è considerata la capitale delle figurine. “Credo che Giuseppe Panini, donando la sua storica collezione di figurine alla città di Modena, abbia volutamente messo a disposizione dei concittadini un autentico tesoro”, spiega Turrini, che quindi sottolinea: “la figurina di un campione, ma anche quella di un bidone, è la testimonianza di un attimo di vita che spontaneamente si offre alla considerazione collettiva”. Ed ecco che lungo il percorso espositivo scorrono le gesta memorabili nelle sfide olimpiche (dalla “sconfitta vincente” di Dorando Pietri alla velocità di Emil Zatopek, Pietro Mennea e Usain Bolt) e del calcio mondiale (spaziando da Maradona a Pelé, da Dino Zoff a Le Yashin, da Silvio Piola a Giuseppe Meazza).

E ancora, nel corso della rassegna – che è accompagnata da un interessante catalogo –non manca uno sguardo attento ad espetti sociali e politici (Monaco ’72), agli affascinanti “duelli” che hanno fatto la storia (Fausto Coppi e Gino Bartali, Sandro Mazzola e Gianni Rivera, Alain Prost e Ayrton Senna, Andre Agassi e Pete Sampras), alle imprese – anche cinematografiche – del giovane nuotatore Carlo Pedersoli prima di diventare Bud Spencer. Il percorso è completato da una sezione  dedicata agli anni Ottanta e Novanta, ventennio in cui cartoni animati e tv hanno invaso gli album insieme alla musica e, ovviamente, allo sport. Ha ragione Turrini quando sostiene che “noi saremo ciò che siamo stati: Giuseppe Panini lo aveva capito, così come aveva intuito il senso migliore dell’agonismo come quotidiana tensione al miglioramento, al progresso, alla competizione che si trasforma, anche, in poesia”.

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