Guardate quella palla che rotola e strega le masse. E rivolgete un pensiero anche a loro. Se avessero colto quanto la vita può essere bella, durante una partita, avreste incontrato sicuramente questi due. Gary e Robert.

Gary Speed. Un calciatore serio ed impegnato sul campo, tanto da essere uno dei più presenti tra i gallesi nel campionato inglese. Finita la carriera di calciatore, Gary inizia quella di allenatore. Gli basta poco per arrivare alla nazionale del suo paese. Il Galles con lui progredisce nettamente e promette bene, tanto che si pensa a scenari finalmente migliori. Il problema è che in una anonima domenica di novembre del 2011, Gary decide che la sua vita vale meno di una partita persa. E si impicca nel garage di casa. Lasciando moglie e due figli. Nessuno capisce e si spiega. Il suo migliore amico, il calciatore Alan Shearer, ha ripercorso per anni il loro ultimo momento insieme, la partita vista, le vacanze programmate, ma più di tutto lo ha ferito una cosa. “Se Gary aveva un problema, perchè non me ne ha parlato? Se non a me, di chiunque si fidasse?”. La sua domanda rimarrà nel nulla. Si dice avesse litigato con la moglie, il coroner ci metterà un po’ prima di convincersi a scrivere sul referto la parola “suicidio”. Riteneva davvero irrilevanti e assurde le motivazioni del gesto. Forse avrebbe dovuto ascoltare la madre del giocatore, che lo definiva “uno che vede sempre il bicchiere mezzo vuoto”.


Ultimamente però, quel bicchiere sembrava riempito di una triste ipotesi che si spera infondata. Infatti Gary, da ragazzo era uno tra i preferiti di Barry Bennell, un allenatore di calcio giovanile che lo allenava. Bennell è in carcere dopo aver confessato numerosi abusi sessuali. Tuttavia il padre di Speed ha minimizzato l’ipotesi, giudicando il figlio troppo intelligente per essere caduto nelle sue grinfie. Tuttavia Speed aveva per Bennell ammirazione e dedizione, per cui potrebbe essere questo il fantasma che ha perseguitato Speed fino a non farlo sentire amato. E tranquillo.

Robert Enke. Un uomo fragile. Che sceglie il ruolo tanto caro a Camus, il portiere. Robert è anche bravo, ma a volte la pressione lo divora. La sua carriera lo porterà ad essere acquistato dal Barcellona, ma lì inizierà una lenta depressione. Dopo una partita sbagliata tra i pali dei catalani viene letteralmente massacrato. Di lui Victor Valdes, suo collega, dirà: “lo hanno lasciato solo in mezzo ai leoni”. Robert ha un tarlo che non riesce a vincere e la vita non lo aiuta. Nel 2006 gli muore la figlia di due anni per uno raro scompenso cardiaco, lui e la moglie adotteranno un’altra bimba di lì a poco. Ma nulla, il sorriso del portiere è sempre meno in su. Eppure quando decide, è titolare della nazionale tedesca. Ha giocato bene, e ha dato garanzie. Insomma i prossimi mondiali del 2010, salvo imprevisti, sono suoi. Già. Salvo imprevisti. Anche lui una anonima giornata di novembre del 2009, anche lui sparendo dai radar. Dice alla moglie che va ad allenarsi, gira per otto ore, poi la fa finita buttandosi sotto un treno. Stava scrivendo un libro insieme ad un suo amico giornalista, avrebbe confessato la sua malattia. Ma lei è voluta venire allo scoperto così, come una star. Come un portiere pazzo ed esibizionista che si tuffa. Come Robert non era mai stato. Al suo posto in porta andrà un giovane. Si chiama Manuel Neuer. Sarà il prototipo del portiere moderno, senso della posizione, bravo coi piedi. E sicuro, maledettamente sicuro, come Robert non è stato mai. Chissà se Manuel ogni tanto rivolge uno sguardo alla panchina e vedendo un posto vuoto ripensa che lui è lì, per un atroce scherzo del destino, ma che poi si è guadagnato tutto.

Robert e Gary, forse sono anche loro che ogni tanto aiutano le loro squadre a vincere. Ma non ditelo a nessuno.

 

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