La notizia che circola da ormai diverso tempo diventa ufficiale: ne avevamo già parlato nell’intervista a Nicola Fontanive, l’hockey italiano cambia registro e guarda fuori dai confini nazionali. La fuga oltralpe diventa realtà, partendo dall’Alto Adige, dove tutto ebbe inizio nel 2013 con il passaggio del Bolzano in EBEL, campionato austriaco (privato) aperto anche ai paesi vicini. Alle quattro squadre altoatesine che avevano già dato il loro ok, si aggiungono anche Cortina, Asiago e Fassa, che formano quindi le “sette sorelle”, sette squadre su otto della scorsa Serie A pronte a emigrare. Riprendendo il commento di Fausto Narducci su La Gazzetta dello Sport, il Brennero resta chiuso ai migranti, ma si apre all’integrazione hockeystica, attraverso un’unione che forse porta più vantaggi al movimento austriaco che a quello italiano.

Sette sorelle La nostra diretta Facebook, per chi l’avesse seguita, riporta parole chiare e decise: è nato un nuovo campionato italiano che si confronterà con formazioni austriache e slovene, ed è la migliore soluzione per far crescere il nostro movimento hockeystico. Renon e Val Pusteria – protagoniste dell’ultima finale vinta dai primi – non entreranno in EBEL come richiesto, ma andranno a comporre quella che si chiamerà IAHL (Inter Alps Hockey Liga, nome provvisorio), una rivisitazione della serie B austriaca (INL, Inter-National League) che riapre i confini all’Italia come due stagioni fa, quando vi parteciparono Egna (poi vincitrice), Appiano, Caldaro, Merano e Gherdeina, che imita la fuga, assieme ad un’altra altoatesina, il Vipiteno: due team con un interessante settore giovanile.

La ricerca di altri lidi è diventata un’esigenza dettata dal bisogno di crescere come società e come squadra, non da una forma di disinteresse alla causa tricolore, come affermò Quotidiano.net (qui). L’attenzione resta sul titolo di Campione italiano, ha sottolineato Markus Rabanser del Gherdeina, e il campionato è italiano. In un momento di profonda flessione, con palazzetti sempre più vuoti e mancanza di investitori, la migrazione è forse l’unica via percorribile per uno sport geo-localizzato che ha già sprecato anni fa la possibilità di allargarsi perlomeno al resto del nord Italia, dove si è invece esteso a macchia di leopardo, incapace di imporsi in grandi e medie città (basti pensare a Torino: nello scenario post-Olimpiadi invernali 2006 non esiste l’hockey semi-professionistico). Le sette sorelle giocheranno assieme alle squadre austriache di seconda fascia, alle riserve di alcuni team di EBEL (e forse anche di Zagabria), più due realtà slovene. Per l’Austria è la ghiotta opportunità di avere una seconda serie competitiva, per il movimento italiano, è un passaggio che da un lato sancisce il fallimento nel gestire il patrimonio hockey all’interno dei confini nazionali, dall’altro, apre alle speranze internazionali per risollevare la situazione e garantire competitività, stando a quanto dichiarato dai vertici nella conferenza del 3 maggio. Il nuovo campionato potrebbe riportare interesse dopo l’ultima soporifera serie A, ma il fatto che i maggiori club italiani preferiscano competere con le squadre austriache di secondo ordine, la dice lunga su quanto si sia acuita la crisi organizzativa dei campionati. Sciolti anche i dubbi iniziali da parte del Cortina, la IAHL si appresta a prendere forma includendo le componenti chiave: squadre attrezzate, crescita dei giocatori più talentuosi, e assegnazione del titolo di Campione d’Italia. Un affare che però oggi, rimane prettamente altoatesino.

E altrove? – Davanti alle sirene austriache il Presidente federale Sport Ghiaccio Andrea Gios – che appena insediatosi dichiarò di voler mantenere nei confini nazionali tutto il potenziale dell’hockey italiano – è tornato sui suoi passi in diversi modi, sino al completo supporto della nuova IAHL nell’ultima conferenza stampa. Quello dello scudetto italiano diventa un aspetto controverso: migrerà anche il titolo di Campione d’Italia, assegnato con una formula non ancora ben definita, e le squadre rimaste in Italia, dal Merano, vincitrice della B, al Milano, che col suo appeal avrà un accesso preferenziale alla IAHL qualora volesse accedervi, si confrontano per creare nuove risorse, convogliate sinora nell’idea di una IHL (Italian Hockey League), lanciata dal Presidente del Milano Ico Migliore, che si dichiara disinteressato alla IAHL (ma desidera un futuro in EBEL, dopo il tramonto dei sogni russi in KHL). Oggi la situazione italiana si confronta con la frammentata Serie B appena conclusa; un campionato mixitè nato sulle ceneri delle due stagioni precedenti: la Serie A ampliata a 12 squadre dell’anno scorso, sorta a sua volta dopo il primo esperimento di serie B austriaca allargata all’Alto Adige. Nel patrimonio di serie B, tra realtà altoatesine (Merano, Egna, Caldaro, Appiano, più Fiemme e Pergine), squadre semi-amatoriali (Varese, Como, Chiavenna, Feltre…) e nobili decadute (Milano, Alleghe), si valuta un torneo italiano senza stranieri che punta sulle risorse locali.

Ma la ridefinizione di un campionato ai limiti dell’amatoriale in una competizione che sia fonte di crescita per i giovani, sembra un’impresa più facile a dirsi che a farsi. A questo gruppo eterogeneo potrebbe aggiungersi la piemontese Valpellice (e anche Pinerolo?), in difficoltà finanziarie, Dobbiaco e Bressanone, ma non c’è nulla di ufficiale, solo un documento programmatico di chi si sente poco considerato dalla FISG. «Coraggio e buon senso» sono i fattori su cui la Federazione stessa fa leva per promuovere un nuovo prodotto che al primo impatto creava alcune perplessità, ed oggi è diventato un costruttivo accordo tra la federazione italiana, austriaca (ÖEHV) e slovena (HZS) per garantire maggiore livello ai team italiani. A conti fatti però, la fuga comporta un passaggio delle squadre di serie A alla serie B austriaca, dove due anni fa militavano i team italiani di seconda fascia. In altri termini, ha il sapore di una retrocessione collettiva che – come sostiene anche Giorgio Prando, voce storica dell’hockey milanese – accetta la serie minore austriaca come l’unica soluzione per garantire un hockey di livello ai più abili giocatori italiani. Un pugno nello stomaco di uno sport che per rinascere forse poteva trovare altre soluzioni rispetto alla fuga, pratica comunque non nuova. Bisogna ammettere che i giocatori migliori negli ultimi sono usciti quasi tutti dall’Alto-Adige, ma l’evidenza tecnica da sola non basta per giustificare la nuova lega inter-alpe. Il momento è delicato, poiché scava un solco nei limiti dell’hockey italiano. Nel frattempo la Nazionale italiana esce dai Mondiali di Prima Divisione in Polonia con un insperato secondo posto che potrebbe valere il ritorno in Top Division con un progetto centrato sui nativi, risultato importante e incoraggiante. Ma il futuro, nel suo complesso, è a un bivio, e il conducente che sceglie quale strada prendere è l’Alto-Adige.

FOTO: Carola Semino per OA SPORT

 

 

 

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