A Milano si può guardare ancora più in grande. Non più di un mese fa l’Hockey Milano Rossoblu sollevava allo stadio Pranives (Val Gardena) la Coppa Italia, conquistata contro il Fiemme. Oggi, si prepara a quella che a suo modo è una finale scudetto, dove si gioca per la gloria, come aveva apostrofato un titolo della Gazzetta dello Sport. Ma la gloria è tutto, replicò un tifoso milanese. E ieri sera, quel tutto è diventato un patrimonio per cui combattere. Il Milano supera il Merano al termine di un’agguerrita serie di semifinale dove non è mancato niente per gli appassionati di hockey: gioco, agonismo e la giusta aggressività da playoff, con tanto di risse (finite anche su Striscia la Notizia). Ma alla fine di cinque gare intense, ci si stringe la mano, e passa il turno la squadra che ha meritato di più, che tra poche ore sarà di nuovo sul ghiaccio: comincia la Finale del campionato di Serie B, e ad attendere l’Hockey Milano Rossoblu, c’è l’HC Appiano Pirates, di Appiano sulla Strada del Vino, comune sparso del basso Alto Adige di circa 15.000 abitanti, terra del Gewürztraminer e del Lagrein. L’Appiano è approdato in finale dopo tre gare, sconfiggendo i vincitori della stagione regolare: i vicini di casa del Caldaro (anch’esso sulla Strada del vino, la cui specialità è il rosso del Lago di Caldaro). Il Milano ha dovuto invece soffrire per cinque gare, e arriva quindi meno riposato alla sfida che può valere il double dopo la conquista della Coppa Italia.

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VERSO LA FINALEL’unico campionato che si disputa interamente in terra italiana. La Serie B di quest’anno era stata introdotta così, ed effettivamente è una definizione calzante, seppur di contrasto alla neonata Sky AlpsHL, in cui sono defluite le principali realtà italiane. Tuttavia, anche il campionato transalpino mastica italiano: le due finaliste sono i Rittner Buam del Renon (seconda realtà di testa dell’hockey italiano dopo il Bolzano), e l’Asiago. Hanno sconfitto in semifinale rispettivamente Cortina (rivelazione della stagione) e gli sloveni del Jesenice. Chi invece ha sposato interamente la causa italiana, ora si gioca la stagione nel trofeo di quella che si vorrebbe rinominare IHL (Italian Hockey League). Per i re-brading c’è un’estate intera di tempo, adesso è ancora il ghiaccio a parlare. Milano accede alla finale sconfiggendo in Gara 5 i bianconeri del Merano per 4-2, ma è stata sofferenza dall’inizio alla fine. In precedenza, due vittorie casalinghe di misura per 4-3, in Gara 1 e Gara 3 (questa terminata poi con una vera rissa). Alla MeranArena, impianto da fare invidia a tutte le società italiane, i Rossoblu avevano invece sofferto maggiormente. Il fattore ghiaccio è stato determinante: non solo la bolgia del PalAgorà di Milano, ieri riempito da 2.500 spettatori, ma anche l’effetto MeranArena ha giocato un ruolo importante nella serie. Ma il Milano aveva diritto ad una partita in più tra le mura amiche, in virtù del secondo posto ottenuto nella stagione regolare, e così la decisiva Gara 5 ha chiamato a rapporto l’intero popolo rossoblù, cresciuto esponenzialmente in queste serie di semifinale. 0-0 dopo i primi 20 minuti, poi i tirolesi sono passati in vantaggio, ma il Milano ha saputo ribaltare il punteggio, nella frazione centrale. Marcello Borghi, veterano milanese, ha siglato il sorpasso a pochi secondi dall’intervallo che anticipava il terzo periodo, in cui la battaglia è stata a viso aperto, seppur meno nervosa rispetto alle precedenti sfide all’Agorà. Domenico Perna, top scorer, ha siglato il 3-1 in situazione di power-play (uomo in più sul ghiaccio), ma il Merano ha saputo accorciare le distanze, tenendo sempre testa, con le unghie e con i denti. Il gol che ha chiuso la sfida? A porta vuota, e non è una stranezza: nell’ultimo minuto l’allenatore del Merano Max Ansoldi si gioca la carta dell’uomo di movimento in più, togliendo il proprio portiere, ma dopo l’ultimo assalto, Andrea Schina, tra i migliori difensori dell’intera Serie B, libera l’area e vola verso la porta avversaria sguarnita: empty-net goal a 2 secondi dalla fine, è il trionfo per una squadra che aveva grandi obiettivi durante questa stagione.

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FINALE – La sua sfidante è l’Appiano, che in casa del Milano non ha mai avuto vita facile durante questa stagione (due sconfitte, 4-0 in stagione regolare e 6-0 nell’andata della semifinale di Coppa Italia), ma si è sempre imposta nella sua Eishalle comunale (perentorio 8-3 in stagione regolare, durante le prime battute, quando il Milano mostrava ancora qualche incertezza, e striminzito quanto inutile 1-0 nel ritorno di Coppa Italia). La squadra è allenata da Robert Chizzali, esperto allenatore nella serie cadetta, dove ha più volte portato al trionfo l’Aurora Frogs, team del comune di Ora, altra vicina di casa dell’Appiano, ma dall’altra sponda del fiume Adige. I Pirati arrivano alla finale – come detto – più riposati del Milano, e hanno realizzato di poter raggiungere  la finale dopo aver vinto Gara 2 ai tempi supplementari, lì è stato lo spartiacque. Eppure l’avversario – il Caldaro – sulla carta era favorito, farcito di giocatori d’esperienza come Lorenz Daccordo ed Emanuel Scelfo, oltre ad essere l’unico team ad aver battuto il Milano in entrambi gli incontri di regular season. Ma in semifinale i Pirati hanno spiegato le vele navigando con successo verso la finale, trascinati da Jan Waldner, ritrovatissimo elemento in chiave playoff, Lorenz Röggl, hockeista con passione per la mountain bike, Tobias Ebner, ormai bandiera in casacca gialloblù, e capitan Davide Ceresa, tornato ad Appiano dopo una stagione al Renon, vissuta da campione d’Italia. Sarà pure il cosiddetto anno zero, ma la finale di Serie B smentisce chi parlava di dominio altoatesino. A contendersi il titolo di campione ci sarà anche una squadra lombarda, che si riscatta dopo l’autoretrocessione di due anni fa, seppur abbia già deciso di non avvalersi del diritto di andare in AlpsHL in caso di vittoria finale: «se vogliamo andare all’estero, dobbiamo puntare in alto (EBEL? Massimo campionato austriaco dove milita il Bolzano, ndr)». Inoltre anche in AlpsHL, la corazzata Renon sta affrontando i veneti dell’Asiago (vincendo Gara 1 col punteggio di 4-1): sarà pur stato un campionato internazionale di nuovo respiro, ma la finale non parla il dialetto altoatesino, bensì la lingua italiana, con la Slovenia capace di rendersi insidiosa sino all’ultimo match di semifinale.

Foto di Carola Fabrizia Semino ©

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