25 gennaio 2015, Chicago. I Bulls di Jimmy Butler e Derrick Rose ospitano i Miami Heat di Wade e Bosh, ma stavolta nessuno dei quattro sarà il protagonista dell’incontro. A rubar loro la scena ci pensa infatti un certo Hassan Whiteside, centro degli Heat poco più che sconosciuto. E’ proprio il lungo di Miami a vestire i panni del mattatore della serata, sfoderando cifre terrificanti: 14 punti, 13 rimbalzi e soprattutto DODICI stoppate.

A fine gara i giornalisti si assiepano intorno a lui, chiedendogli di commentare la prestazione a dir poco pazzesca. E lui, con nonchalance: “Ho giocato così bene solo per aumentare la mia valutazione su NBA2K”. Non sarà un tipo abituato alle attenzioni dei media, però Hassan si dimostra fin da subito simpatico e anche un pizzico insolente. E di contro 2K lo accontenta, tant’è che pochi giorni dopo modifica il suo rating da 59 a 77!

Ma Whiteside mostra di meritarselo in pieno quel rating, visto che da quel 25 gennaio mette in mostra tutto il suo potenziale a suon di schiacciate e stoppate, il suo marchio di fabbrica. I suoi miglioramenti sono costanti, e sono anche dovuti al passato difficile da cui ha tratto importanti insegnamenti.

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Un passato che sembrava aver emesso una sentenza quando Hassan aveva 10 anni. Lui, un ragazzino di Gastonia, in North Carolina, stava attraversando Davis Park Road, quando una macchina sopraggiunse ad alta velocità. L’impatto fu violentissimo.

Per fortuna l’intervento dei soccorsi è immediato, i soccorritori riescono a tenerlo in vita col defibrillatore fino a portarlo in ospedale, dove i medici lo salvano. In quegli attimi di terrore, Hassan dimostra di avere un fortissimo attaccamento per la vita.

Le conseguenze dell’incidente si fanno sentire, visto che il nativo di Gastonia viene sottoposto a varie operazioni per la quasi totale ricostruzione del ginocchio. Tutt’oggi il giocatore ha una gamba più corta dell’altra a causa dell’intervento. Eppure Hassan non si demoralizza e continua ad inseguire il suo sogno: giocare in NBA.

Purtroppo per lui la Lega professionistica più famosa al mondo non è che gli spalanchi proprio le porte. Dopo un lungo peregrinare in diverse High School e l’approdo a Marshall, nel 2010 viene selezionato al secondo giro del draft dai Sacramento Kings, ma qui viene subito spedito in D-League. L’anno dopo viene tagliato, sicché nel 2013 decide di andare a giocare all’estero. Destinazione? La Cina.

Coi Sichuan Blue Whales vince sia il campionato cinese, sia i titoli di MVP e di miglior difensore dell’anno.  L’anno seguente però si trasferisce ancora, affacciandosi al campionato libanese come giocatore dell’ Al Mouttahed Tripoli. Ed è qui che Whiteside assiste a scene che lo segneranno profondamente.

Come quella volta in cui, mentre si trovava in giro per Beirut, stava per tornare alla sua auto quando scopre che proprio lì davanti è appena stato ucciso un uomo. E lì, davanti ai suoi occhi, si staglia l’immagine del figlio dell’uomo, in lacrime, che abbraccia il cadavere del padre.

Oppure come quella volta in cui si stava sottoponendo a test medici, quando la sessione di esami era stata immediatamente interrotta. Motivo? Era stato segnalato un pacco bomba in una macchina poco distante da lì.

 Eppure tutte queste situazioni critiche rafforzano Hassan, che non smette di sognare un suo ritorno in NBA. Ed eccola, nel 2014, l’occasione della vita: un provino con gli Heat. Miami è infatti in cerca di lunghi, vista la carenza del ruolo nel suo roster. E Whiteside non si lascia scappare quell’occasione, impressionando coach Spoelestra che gli confessa:”Tu potresti diventare il centro titolare degli Heat”.

 Detto fatto. Dopo pochi mesi Whiteside ripaga la fiducia di Spoelestra diventando un solido centro nei suoi Heat, fino alla consacrazione del 25 gennaio. La sua carriera è un continuo crescendo, condita con un dato che fa strabuzzare gli occhi: nel 2015-2016 fa registrare 3.7 stoppate ad allacciata di scarpe. Qualcosa di sovraumano.

 Ma ora Hassan si trova davanti ad uno snodo importante della sua carriera. Wade è andato a Chicago, Bosh non giocherà più con gli Heat a causa dei suoi problemi fisici. Ora quindi è lui il leader della squadra, il mentore per i suoi compagni, l’uomo simbolo della sua franchigia. E la domanda sorge spontanea: riuscirà Whiteside a guidare i suoi Heat ad un inaspettato approdo ai playoff?

Se continua a migliorare così rapidamente, se continua a stoppare qualsiasi pallone avversario gli capiti sottotiro..chissà!

 Sky’s the limit.

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