Il nostro viaggio nel mondo del tifo straniero in Italia continua con Guido Micheletti, da ormai oltre trent’anni appassionato cultore delle vicende del calcio tedesco.

Guido, presentati brevemente e raccontaci come nasce la tua passione per il calcio germanico.

Sono nato a Massa, in Toscana,nel 1965. Sin da piccolo ho avuto la passione per il calcio ma solo verso i 12 anni iniziai ad interessarmene veramente, con gli album Panini e la Tv. Contrariamente ai miei coetanei ero attratto dal football estero; abituato allo squallore nostrano,con quelle divise anonime, gli stadi poco accoglienti e per niente calcistici, il gioco sparagnino e con tanti zero a zero,quello straniero mi sembrava il paradiso.

Il mio amore per il “Fussball” nasce così, per un fatto anche estetico e ideologico; un calcio offensivo, spettacolare, duro e tenace. E che all’epoca, fine anni settanta,era dominante. Tutte le estati mi recavo,spronando la mia bici,a Marina di Massa per comprare le ambitissime riviste tedesche, come ‘Kicker’ e ‘Fußball Magazine’che divoravo pur non conoscendo la lingua, vocabolario alla mano. E che, con il Guerin Sportivo e le cronache del martedì su Tuttosport, costituivano il mio pane, la mia fonte; i rari filmati della Rai completavano il panorama. Amavo molto anche il ‘Football’ britannico, in fondo parte della stessa cultura anglosassone,ma quello tedesco mi dava emozioni forse ancestrali anche per via di un nonno che aveva lavorato in Germania negli anni Venti, e del mio nome, Guido, che è un nome tedesco.

La svolta decisiva avvenne nel 1981, dopo l’ennesima straziante partita degli Azzurri: decisi che calcisticamente non ero più italiano… Chiedevo asilo sportivo alla Germania! Pochi mesi dopo al Bernabeu la Finale dei Mondiali spagnoli, quella che per me avrebbe potuto essere una tragedia greca, si rivelò come un ulteriore motivo di forza. E da lì non mi sono mai più mosso o pentito della scelta. –

Segui soltanto il calcio  o anche l’attività di altri sport di marca tedesca?

Seguo il Fussball in tutto il suo variegato scibile, ma,anche se non è un movimento affermato in patria e all’estero, seguo anche il Rugby teutonico.

Sei sostenitore di una squadra in particolare?

La mia squadra preferita è il Borussia Mönchengladbach, vero Mito giovanile, che incarna alla perfezione l’ideale del calcio super offensivo, atletico e senza troppi calcoli speculativi. Da Netzer a Jupp Heynckes, Rainer Bonhof e Kulik, senza dimenticare il mio Ewald Lienen, il capellone dalla zazzera fluttuante… Dei veri Dei delle saghe germaniche! Seguo anche le squadre della ex DDR: Dynamo Dresda, Magdeburg e Carl Zeiss Jena. –

Esistono gruppi organizzati di sostenitori di squadre tedesche in Italia? Attività sui social?

Direi che il calcio tedesco non ha lo stesso appeal di quello britannico, che sconta forse un certo risentimento storico verso i tedeschi. A tale proposito tengo a sottolineare che la mia passione non ha nessuna origine politica o nostalgica, visto che sono ben lontano per idee e pensieri dai movimenti di destra.

Per tornare al calcio è certo difficile vedere fenomeni di esodi di massa o passioni individuali per club minori come succede per il Football d’oltremanica.

Nel mio piccolo per poterne parlare anche in Italia circa tre anni fa ho fondato un gruppo Facebook dedicato al calcio tedesco; si chiama Fussball Germany (der ball ist rund)’ e tratta l’argomento in modo completo e in tutte le sue derivazioni.

Ne esistono altri, uno composto da scismatici, ex collaboratori coi quali esistevano forti divergenze caratteriali e gestionali. Ai quali però auguro ogni fortuna. In fondo è una passione gratuita e divertente e non sarebbe il caso di prendersi troppo sul serio…

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Come vedi oggi il movimento calcistico in Germania?

Il calcio tedesco oggi è molto ben organizzato e sfrutta in modo teutonico il brand. All’est, nella ex DDR, si stanno riorganizzando e fra non molto ne vedremo i risultati. Est o Ovest però le grandi multinazionali investono poco e grandi club, con bacini d’utenza importanti come Amburgo, Francoforte, Stoccarda e Berlino, per fare degli esempi, soffrono e languono nel quasi anonimato. Il Fussball è sostanzialmente “Bayernizzato”. E questo è un problema.

Salvo poi però, quando qualcuno investe, vedere indignazione e scandalo per il Red Bull Lipsia, che è diventata la squadra più odiata di Germania proprio per via del forte legame col colosso della bevanda energetica alata, anche se naturalmente a Lipsia tutti sono contenti visti i risultati che iniziano ad arrivare.

Un grazie a Guido Micheletti per averci introdotto nel mondo del calcio tedesco e appuntamento alle prossime settimane in cui continueremo questo nostro giro d’orizzonti tra le tifoserie straniere in Italia: un microcosmo fatto di blog, gruppi e pagine Facebook e tanta passione.

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