Il Preolimpico è ormai alle porte, l’Italia è pronta a tutto pur di prendere parte ai giochi di Rio. Ma sono tante le nazioni con lo stesso intento. Infatti, mentre a Torino la nostra nazionale se la dovrà vedere in primis con Grecia e Croazia, dall’altra parte del mondo, a Manila, saranno Francia e Turchia a contendersi l’accesso alle Olimpiadi.

Impegnate anche loro nel girone a sei squadre del Preolimpico, sembrano le due squadre favorite nel loro gruppo. Anche se, forse, ci sarà una squadra che cercherà di mettere i bastoni fra le ruote. Una squadra che, negli anni, si è tolta parecchie inaspettate soddisfazioni nelle diverse competizioni: il Senegal.

 La soddisfazioni più grande è arrivata 2 anni fa, nel settembre del 2014, quando la formazione africana è riuscita ad imporsi a sorpresa sulla più quotata Croazia. Una vittoria straordinaria, maturata al Mondiale davanti ad un pubblico internazionale. E allora come oggi, le redini del Senegal sono affidate ad un solo giocatore che purtroppo per la sua Nazione non partirà per le Filippine: Gorgui Dieng.

 La sua è una storia che nasce nel cuore dell’Africa, là dove la povertà la fa da padrona. Eppure, a differenza di molti altri paesi del continente nero, il Senegal una flebile speranza di miglioramento l’ha regalata alle future generazioni. Questo anche grazie all’iniziativa di Amadou Gallo Fall, che nel 1998 ha fondato il SEED Project – Sports for Education and Economic Development -, un’organizzazione no-profit il cui scopo è avvalersi del basket per crescere ed educare le nuove leve senegalesi.

0234_20150531_Seed+Academy_thiès_Senegal©KevinCouliau

Fall, Vicepresidente del Development for NBA Africa ed ex-scout dei Dallas Mavericks, sul finire degli anni ’90 ebbe il merito di rendersi conto della crescente popolarità del basket nel suo paese e decise di veicolare questo interesse nel sostenere le nuove generazioni,offrendo loro una via di fuga dalla povertà. E da allora sono stati tantissimi i ragazzi accolti nelle strutture del SEED Project, sempre più affascinati da questo sport che – parole di Bill Russel – è l’unico a tendere al cielo.  

 Ed è proprio nella SEED Academy di Thiés, a 50 km da Dakar, che Gorgui Dieng muove i primi passi nel mondo del basket. In tutto il Senegal le palestre al chiuso in cui allenarsi sono rarissime, Gorgui è abituato a giocare per strada o nei playground, quando viene scovato  da alcuni scout ed accede nell’Academy di Thiés, programmata per gli atleti più promettenti del panorama senegalese.

A Thies non solo mette in mostra i suoi spropositati mezzi atletici, ma dimostra una maturità fuori dal comune. Del resto, il suo nome significa proprio “il più vecchio” in lingua wolof, il ceppo linguistico più comune nel Senegal.

Negli anni il SEED Project ha stretto importanti accordi di sponsorizzazione con la Nike, l’Unicef e soprattutto la NBA, che ogni anno organizza dei camp a livello mondiale. Ed è proprio nel Basketball Without Borders del 2009 che Gorgui,appena diciannovenne, fa vedere tutte le sue qualità, risultando il migliore del torneo.

 L’attenzione degli scout NCAA si focalizza su di lui, tant’è che viene portato in fretta e furia in America e in appena sei mesi supera i test di ammissione universitaria. Qui sono molte le università che lo vorrebbero, ma alla fine è Louisville ad accaparrarsi i suoi servigi. E nei 3 anni ai Cardinals Gorgui sfodera ottime medie – oltre 9 punti e 9 rimbalzi a match -, riuscendo a guidarli fino alle Finals Four nel 2012.

 Nel 2013 al draft viene scelto alla 21esima scelta dagli Utah Jazz, che subito lo cedono ai Minnesota Timberwolves. E da allora, pur giocando poco all’inizio e partendo raramente da titolare, Dieng ha fatto vedere di che pasta è fatto. Chiedere agli Houston Rockets, contro cui nel marzo 2014 tirò fuori dal cilindro una prestazione sensazionale: 22 punti e 21 rimbalzi nella sua terza partita coi Timberwolves.

 Ad oggi Gorgui è un ottimo centro in NBA, sempre pronto in uscita dalla panchina a far valere i suoi centimetri. Del resto la sua elevazione, tipica del suo popolo, lo rendono un avversario atleticamente scomodo per chiunque.

 E quando gioca per il suo Senegal, è lì che si esalta e può diventare letale, sfoderando doppie doppie a gogò. La Croazia del 2014 ne sa qualcosa. E chissà che forse, malgrado la sua assenza, stavolta non saranno la Francia o la Turchia a farne le spese?

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