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Sport & Integrazione

“Gli uomini sono le nuove donne”? Tutta colpa delle ceneri del femminismo. Ma il “modello Buffon” ci salverà

Maria Scopece

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Le difficoltà nei rapporti tra uomini e donne sono uno dei temi più dibattuti da quando gli esseri umani hanno iniziato a camminare in posizione eretta. Molto probabilmente anche da prima ma sfortunatamente non ne abbiamo testimonianza. Se fino a qualche decennio fa le criticità erano in atteggiamenti sin troppo autoritari e che finivano per schiacciare il libero dispiegarsi delle capacità femminili, da qualche anno a questa parte molti uomini, che evidentemente praticano poco le mezze misure, sembra si siano spostati su posizioni sin troppo sensibili alla loro parte femminile. E’ questo che la pagina Facebook Gli uomini sono le nuove donne si divertono a mettere alla berlina. E chiaramente chiamati in causa sono anche gli sportivi, punti di riferimento anche in questo. Abbiamo provato a capire di più chiedendo delucidazioni proprio a una delle mani che scrive i post, mani che vogliono rimanere rigorosamente anonime.

La vostra pagina tratta il grande tema del rapporto uomo/donna e nello specifico mette alla berlina una certa assenza di mascolinità nell’uomo moderno.

Hai centrato il punto. La mascolinità non è il machismo ma è, ad esempio, la capacità di essere sé stessi e non diventare la cosa peggiore di tutte, quella che io chiamerei il “femministo”, una sorta di macchietta. Credo che poter ammettere che ci piacciano alcune cose sia solo un aspetto positivo.

Ti posso chiedere qualche esempio?

Allora pensiamo ad alcuni ambienti di sinistra. Io ho conosciuto alcune persone, uomini, che si vergognavano ad ammettere di amare il calcio. Ora è stato un po’ sdoganato perché ora si fa ironia sul calcio. Ma ci sono stati tempi in cui, siccome il calcio è uno sport un po’ maschilista, c’erano uomini che fingevano che non gli piacesse il calcio perché così pensavano di essere più tollerati dalle donne. E invece è alle donne che, di norma, non piace il calcio ma se ad un uomo piace non dovrebbero esserci problemi. Non c’è nulla di maschilista nel farsi piacere il calcio.

Secondo te come siamo arrivati a tutto ciò?

Io credo che gli uomini di oggi siano vittime delle ceneri del femminismo. Tante madri hanno demonizzato non tanto l’uomo ma la mascolinità. Molti ci hanno accusato di essere sessisti. Ma secondo me c’è un approccio sbagliato. Noi realmente crediamo che la parità si sia ottenuta e che gli uomini abbiano iniziato ad utilizzare stereotipi femminili che le donne hanno già smesso di frequentare. Insomma, non puoi pensare di fare la “figa di legno” tutta la vita e pensare di essere una persona interessante.

A proposito di questo qualche giorno fa Bono Vox è stato inserito dalla rivista “Glamour” nella lista delle donne dell’anno, una classifica che premia le donne che più si sono spese per la causa femminile.

Ecco guarda, per quanto riguarda Bono Vox ti dico che ci può stare anche se lui è un personaggio che ci si spende per qualsiasi causa. Però è un riconoscimento del fatto che anche gli uomini possono fare tanto per le donne. Da qui a dire che Bono Vox sia una nuova donna credo che ce ne corra.

Qualche giorno fa c’è stata una polemica perché Buffon avrebbe detto nello spogliatoio che la Juventus riesce a vincere in Italia solo perché ci sono le altre squadre che si scansano. Queste parole sono uscite dallo spogliatoio, e Buffon, che forse possiamo definire “uomo maschio”, è stato vittima di pettegolezzi da salotto.

Guarda posso dirti la verità? Gli uomini sono molto pettegoli. Io non attribuirei il pettegolezzo solo alle donne. E quindi anche gli spogliatoi sono diventati ambienti di gossip.

Parliamo di un esempio diciamo molto machista, Cassano agli Europei del 2012. C’è una via di mezzo tra Cassano e le nuove donne?

Guarda io credo che non si possa pretendere che un calciatore parli come un politico o un filosofo. E’ chiaro che se si chiede a Cassano come la pensi ci si deve aspettare che risponda così. E Cassano è un caso isolato perché proprio nel mondo del calcio tanti calciatori sono diventati l’emblema della “nuova donna”. Ti faccio un esempio, negli anni ’80 il calciatore simbolo era Maradona, oggi c’è Cristiano Ronaldo. Il calciatore di oggi è molto più curato e sembra che abbia interesse a piacere a se stesso. Cassano, nel bene e nel male, forse appartiene più alla generazione dei calciatori degli anni ’80.

E’ questo che non piacerebbe alle donne? Che i modelli di uomini “moderni” sono più interessati a piacere a se stessi?

Io penso di sì. Pensa a come sono evoluti i modelli forniti dai calciatori. L’antesignano di Ronaldo è stato David Beckham, anche se alla fine Beckham ha dato prova del fatto che gli piacessero le donne: ha fatto 4 figli e ha tradito la moglie. In ogni caso le donne devono accettare che i loro uomini oggi siano più curati di loro.

E non c’è un antidoto a tutto ciò?

Ora è difficile trovare un antidoto, anche perché parte della responsabilità è delle donne che per anni hanno stigmatizzato il “modello Cassano”. Poi magari a tante donne piace il maschio nella sua forma più incontrollata.

Aspetta però. Più che di “modello Cassano” parliamo di “modello Buffon”, per favore.

D’accordo, modello Buffon  lui mi sembra una buona via di mezzo, mi sembra maschile ma non machista.  Molte donne nel corso degli anni hanno cercato di limare quella parte più brutale dei loro uomini quindi ora ci troviamo in una fase un po’ critica per la quale si trovano ad avere a che fare con uomini che stimolano poco i loro sensi. Forse l’antidoto sta nel far notare agli uomini le eccessive accondiscendenze alla  loro parte femminile.

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Altri Sport

Troppi neri in squadra? Un motivo per essere licenziato

Emanuele Sabatino

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Nel mondo al contrario in cui viviamo, uno stimato insegnante e vincente allenatore di Football viene cacciato perché la sua squadra è composta da troppi giocatori neri.

La storia è quella dell’insegnante di storia e coach di football e golf Nick Strom del Camden Catholic High School che ha raccontato come il preside della scuola insieme al board abbiamo deciso ti mandarlo via per “divergenze sulla composizione del corpo studentesco”.

Sin dal primo giorno mi è stato detto dall’amministrazione che non erano felici del rapporto tra studenti bianchi e neri all’interno dell’istituto. E questo, sono sicuro, è stato il motivo fondante la mia esclusione. L’argomento razziale è stato tirato in ballo almeno 20 volte dal 2013, anno in cui mi hanno chiesto di allenare la squadra di football. Quando presentavo la lista dei freshmen, la prima cosa che mi chiedevano leggendo il nome era se era nero o bianco. Ho costruito il programma studentesco in base alle abilità dei ragazzi, al loro carattere e ai loro voti”.

Questo non è però bastato a salvargli il posto di lavoro. Il suo record stagionale alla guida della squadra di football parla di un invidiabile 34-6. Parenti e studenti hanno organizzato una protesta fuori la scuola in suo favore. Il preside Whipkey ha stilato una lista di ragioni per cui Strom è stato mandato via: violazione del vestiario, mancanza di rispetto verso il preside, uscita anticipata dalla lezione per preparasi al corso di Golf, uscita anticipata dalla lezione per parlare con altri coach lasciando i ragazzi liberi di vagare per l’istituto. La sua difesa: “Avevo sempre qualcuno che guardava i ragazzi quando mi andavo a preparare per il golf. I bagni sono chiusi a chiave, quindi i ragazzi non disturbavano nessuno ma andavano dritti in biblioteca a studiare per prepararsi alla lezione successiva”.

Cause futili e pretestuose, comuni a quasi tutti gli insegnanti di questo pianeta, che non fanno altro che alimentare il sospetto che il vero motivo per cui coach Strom sia stato mandato via sia unicamente quello razziale. Nel mondo al contrario, dopotutto, succede anche e soprattutto questo.

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Calcio

Come la Fifa cerca di rifarsi la reputazione…e trattenere gli Sponsor

Emanuele Sabatino

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La Fifa, la massima federazione internazionale calcistica ha un problema di reputazione. Nel 2015 l’allora presidente Sepp Blatter fu accusato e poi condannato per curruzione dopo l’assegnazione del mondiale in corso alla Russia ed il prossimo del 2022 al Qatar. Un duro boomerang pubblico vista la povertà di questi due paesi in fatto di diritti umani.

Come parziale risarcimento delle sue azioni la FIFA ha stabilito una richiesta di un minimo in fatto di diritti umani da parte dei paesi che ospitano e ospiteranno il mondiale, inclusa la zero tolleranza in fatto di discriminazioni basati sull’orientamento sessuale.

Il primo test di questa nuova politica è partito insieme all’inizio del mondiale di Russia 2018, un paese apertamente ostile alle persone LGBT. Con l’arrivo di tantissimi visitatori e tifosi, la Coppa del Mondo dovrebbe essere una festa di sport con l’intento di celebrare l’umanità.

La FIFA aveva il bisogno di mettere in chiaro cosa aspettarsi dalla Russia circa il rispetto delle sue regole durante il torneo e che stabilire una politica di totale concessione dei diritti umani deve essere il primo necessario e vitale step.

Giugno è anche il mese del quinto anniversario della legge “propaganda” e discriminante contro i gay adottata mesi prima i giochi Olimpici di Sochi del 2014. Questa legge penalizza le persone LGBT e crea un clima di tensione nei confronti di quest’ultimi spesso sfociato in episodi di violenza tant’è che molte guide hanno suggerito ai tifosi omosessuali giunti in Russia di non tenersi per mano per non rischiare ripercussioni.

Nel 2017 la Cecenia fu teatro di una bieca e terribile purga anti-gay. Le forze dell’ordine cecene accerchiarono un gruppo di persone sospettate di essere gay e bisessuali che vennero torturate ed alcuni di loro rapiti. Scioccanti le parole del leader militare ceceno Ramzan Kadyrov: “Qui non abbiamo nessun gay. Per la purificazione del nostro sangue, dovessimo trovarne qualcuno, lo prenderemo”.

Invece di prendere una posizione forte, la FIFA ha chiuso un occhio sull’omofobia tant’è che la capitale della Cecenia, Grozny, è stata inserita come uno dei siti di allenamento per il Mondiale.

Il Qatar che ha una legge che punisce le persone gay con una condanna da uno a tre anni di prigione, sarà il nuovo paese ospitante il Mondiale nel 2022. Questa legge anti-gay contrasta ovviamente le regole FIFA che al contrario proibiscono assolutamente ogni forma di discriminazione pena la sospensione e l’espulsione.

La FIFA ha dichiarato che sarà tempestivo il suo intervento qualora venisse verificata la violazione di ogni tipo di diritto umano e la discriminazione di ogni genere anche quella sull’orientamento sessuale. Tra il dire ed il fare però c’è di mezzo il mare.

Ospitare il Mondiale significa anche concedere un po’ della propria sovranità alla FIFA che storicamente ha messo bocca su delle leggi locali come nel caso del Mondiale in Sudafrica dove furono create dozzine di corti istantanee per perseguire i reati commessi durante il torneo o come in Brasile dove venne cambiata la legge che impediva di vendere la birra dentro lo stadio. Questo tipo di pressioni dovrebbero essere usate per cambiare cose molto più importanti come i diritti umani.

La FIFA ha dichiarato pubblicamente, prima dell’inizio del Mondiale, che si sarebbe aspettata dalla Russia un’atmosfera di benvenuto per i tifosi LGBT sottolineando che, in caso di violenze su questi ultimi, il paese sarebbe stato l’unico responsabile. L’intenzione è quella di mandare anche un fortissimo segnale al Qatar prossimo paese organizzatore nel caso non dovesse riformare le sue regole anti-gay. D’altronde quattro anni per farlo sono tempo a sufficienza.

Se la massima federazione calcistica non dovesse riuscire a forzare la sua linea rischierebbe anche di perdere tantissimi sponsor come Coca Cola, Adidas, McDonald’s, Visa ecc. tutte multinazionali che hanno nel loro statuto l’assoluto divieto di ogni tipo di discriminazione e che devono salvaguardare la loro reputazione e che quindi non possono legarsi ad eventi in paesi con idee contrarie. Ad esempio McDonald’s ha già annunciato che per paura dell’immobilismo della FIFA su questo tema nei prossimi Mondiali in Qatar non prenderà parte come sponsor dell’evento.

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Calcio

Quanto è difficile essere LGBT a Russia 2018

Emanuele Sabatino

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Nonostante l’opera di prevenzione della polizia inglese e di quella Russa nell’impedire ai tifosi più esagitati di entrambe le tifoserie di prendere parte al Mondiale di Russia 2018, rimane alto il rischio per il contatto tra le due tifoserie rivali e soprattutto per l’incolumità dei tifosi inglesi appartenenti alla comunità LGBT

Gli hooligans russi, infatti, stanno mandando continue minacce di morte ai tifosi inglesi gay e transgender presenti sul territorio russo. La minacce più diffuse vertono sull’accoltellare i gay e cacciarli dal loro paese.

Alcune minacce sono ritenute così pericolose che l’associazione “Pride in Football” legata ai gruppi LGBT ha dovuto denunciarle alla polizia.

Joe White, leader di questa associazione ha dichiarato: “Ci hanno fatto arrivare il messaggio che qualora dovessero trovarci ci accolteranno a morte”. L’indagine è tutt’ora aperta.

Non è un mistero che la Russia, dal punto di vista dell’orientamento sessuale ma non solo, sia uno dei paesi più intolleranti ed infatti nel 2017 si è posizionata al 48° posto su 49 paesi europei a proposito dei diritti della comunità LGBT. Proprio per questo sui giornali inglesi è stata pubblicata una guida indirizzata ai tifosi inglesi omosessuali sul come comportarsi in Russia onde evitare spiacevoli sorprese ed episodi di violenza.

Questa guida suggerisce di evitare di tenersi la mano o di baciarsi in pubblico, oltre al fatto di non portare e sventolare bandiere arcobaleno. Contrario a questa guida è però Joe White poiché a suo dire questa suggerisce il nascondersi ed invece la comunità LGBT non nasconderà affatto la propria natura.

I rapporti tra i due paesi sono al minimo storico sia a livello di tifoserie dopo che nel 2016, in occasione degli Europei, ci fu quella che venne definita “la battaglia di Marsiglia” con tantissimi feriti da ambo i lati e sia dal punto di vista diplomatico con il caso dell’avvelenamento dell’ufficiale russo Sergei Skripal e di sua figlia Yulia a Salisbury.

La speranza generalizzata è che essendo il Mondiale osservato e sotto gli occhi di tutti sia in un’occasione per promuovere i diritti delle comunità LGBT anche in un paese restio come la Russia ed in scondo luogo un repellente per gli hooligans dal creare episodi di caos e violenza.

Anche se quello che è accaduto prima dell’inizio di Russia 2018 non fa certo ben sperare.

Uno spazio per i tifosi gay e per quelli appartenenti alle minoranze etniche sito a San Pietroburgo durante il Mondiale è stato, infatti, costretto ad essere rilocato all’ultimo minuto.

Il proprietario del palazzo che avrebbe ospitato questo “spazio sicuro” avrebbe comunicato agli organizzatori il suo ritiro da questo evento a pochi giorni dall’inizio del torneo.

Piara Powar, direttore del FARE, network internazionale anti-discriminazione che stava supervisionando il progetto, ha dichiarato in un comunicato che il trasloco forzato è un qualcosa di familiare, un metodo con il quale le autorità cittadine fanno spesso chiudere le attività che non sono conformi alla loro politica, un attacco politico che dimostra ancora una volta la forza del potere conservativo in Russia.

Nonostante questo, anche se in ritardo, l’organizzazione è riuscita a trovare un’altra location sempre all’interno della città ed aprire le porte alla comunità di tifosi LGBT e delle minoranze etniche. Al momento ancora nessuna protesta, minaccia o attacco politico sono giunti né agli organizzatori né alla nuova sede.

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