Antonio Padellaro ha intervistato il giornalista e scrittore Massimo Fini sul ruolo degli arbitri in Italia e i risvolti che la tecnologia può apportare nella corretta gestione della partita di calcio.

Padellaro: Ieri sera l’esplusione di Nagatomo durante la partita Napoli – Inter ha provocato le ire di Mancini che se l’è presa con l’arbitro Orsato, mentre la Società Sportiva Lazio ha inviato un dossier in Federazione per denunciare una serie di torti di cui la Lazio sarebbe stata vittima. Ecco, questi sono gli ultimi due episodi di una querelle, che ci trasciniamo da una vita, che riguarda il ruolo degli arbitri: sono la mela marcia di un sistema che non funziona o sono degli esseri umani che compiono degli errori come tutti noi nel proprio lavoro? Qual è la tua opinione in merito?

Fini: Io considero gli arbitri italiani i migliori del mondo. Quando la sera fanno vedere le dieci azioni più controverse si vede che, 8 volte su 10, questi hanno ragione. L’errore dell’arbitro fa parte del gioco e, anzi, su questo piano siamo molto migliorati. In anni più lontani, la sudditanza psicologica nei confronti delle grandi squadre era molto maggiore rispetto ad esso.

Padellaro: Parli di Moggiopoli, ovviamente.

Fini: Il calcio ha una serie di problemi che si è creato da solo, diventando una cosa diversa, un business, un roba che non si capisce più. Il problema del calcio è un altro e prendersela con l’arbitro è proprio l’ultima delle cose.

Padellaro: Se dovessi fare un appunto agli arbitri italiani, non seguendo gli altri campionati,  quindi non ti so dire se è un difetto nostro o se accade anche in Inghilterra o Spagna, è spesso l’eccesso di protagonismo: questi arbitri, sotto i riflettori di mille televisioni, spesso, sembrano dei “ducetti”. A me piacciono gli arbitri dialoganti, quelli che spiegano: per esempio, Rizzoli, che è un gran furbacchione, però è bravo, è uno che dà la sensazione di spiegare ogni volta perché ha preso quel provvedimento e evita che si infiammino gli animi. Forse se fossero tutti un pochino più sobri, non sarebbe male.

Fini: Si diciamo che è difficile: si è sempre detto che l’arbitro migliore è quello che non si nota. Ecco, ora è ovvio che, in una società come la nostra, basta vedere come sono conciati certi giocatori, tutto diventa spettacolo e anche gli arbitri subiscono questa fenomeno. Io, per la verità, non sono d’accordo con te sull’arbitro dialogante: l’arbitro decide punto e basta e non si discute. Nel Rugby, che è uno sport ancora sano sotto questo punto di vista, certe cose non si vedono. Nel campionato spagnolo, gli arbitri sono molto peggio dei nostri.

Padellaro: Ogni volta ritornano i vecchi logori temi sulla moviola in campo e la possibilità della tecnologia che aiuti gli arbitri. Io ti dico che sono contrario anche per i motivi che dicevi all’inizio: accettiamo quello che dobbiamo accettare. Anche se per me è giusto mettere una cellula fotoelettrica sulla linea di porta per la palla. Come l’uso del “Falco” nel Tennis che ha migliorato molto lo sport. Tu che tipo di tecnologia potresti accettare?

Fini: Nessuna. E, in particolare, sono contrario alla moviola che riprende in tempo reale perché interromperebbe la partita. La partita è un racconto che non va interrotto. Anche il giocatore che spazza la palla in tribuna, anche quella è narrazione. Sono anche contrario alla tecnica sulla linea di porta perché la tecnica sbaglia come sbagliano gli uomini. Sul Fatto Quotidiano, ho scritto un articolo che dice che il vero problema dell’occidente non è l’Isis ma la tecnologia. Teniamo la tecnologia fuori dal calcio. Il calcio è un rito sacro che va mantenuto come tale e sono poco d’accordo, anche, sul proliferare di arbitri in campo. Manca poco che fanno una conferenza, un dibattito tra 5-6 persone.

Padellaro: Quindi ,pur essendo un uomo che nella vita apprezza la democrazia, nel calcio, preferisci la tirannide.

Fini: Assolutamente si. La decisione dell’arbitro è assoluta. Lo vorrei rivedere in giacchetta nera come ai bei tempi.  Mi ricordo, 6 o 7 anni fa, gli ultrà di 78 Società fecero una manifestazione a Milano sotto la FIGC con lo slogan: Ridateci il calcio di una volta.

Padellaro: E tu sei il porta bandiera di questa richiesta.

Fini: In senso ideale, sì.

FOTO: www.081news.it

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