Si possono spendere 562 milioni di euro per un calciatore? Oppure 190 per un altro che per quanto possa essere bravo è appena maggiorenne? In quelli che sarebbero dovuti essere tempi di fair play finanziario la risposta è sì, si possono spendere. A tanto infatti sembrano disposte ad arrivare il PSG e il Real Madrid (forse anche il Manchester City) per aggiudicarsi le prestazioni del brasiliano Neymar (tra costo del cartellino e ingaggio), attualmente in forza al Barcellona e del camerunense naturalizzato francese Kylian Mbappè che milita nel Monaco. Due affari che se andassero in porto sarebbero senza ombra di dubbio le operazioni più importanti (quella di Neymar in assoluto) messe a segno da quando esiste il calciomercato. E darebbero l’idea più chiara di quello che è diventato oggi lo sport più seguito al mondo: un’occasione per fare soldi, e con i soldi comprare tutto e tutti. Con buona pace di coloro (Michel Platini su tutti che non a caso è ormai fuori dal sistema) che una decina d’anni or sono vollero l’emanazione di quel pacchetto di norme passato alla storia come “fair play finanziario”. Che avrebbe dovuto nelle intenzioni dei suoi promotori, “dare più ordine e stabilità finanziaria al sistema”. Calmierando gli ingaggi e limitando le spese folli soprattutto quando non in linea con i risultati di bilancio delle società. Non che tutto ciò non sia avvenuto, molte società hanno dovuto adeguarsi (per esempio il Milan che è tornata a spendere tanto in quest’ultima sessione di calciomercato) ma ciò nonostante, non sono in pochi oggi coloro che pensano che le norme vadano cambiate. O meglio adeguate al contesto.

Tra questi c’è proprio il presidente della UEFA Ceferin il quale tra le varie modifiche è arrivato a proporre anche e (finalmente) l’introduzione di un limite agli stipendi, il cosiddetto salary cap con una tassa sugli stipendi sopra una certa cifra. Eppure, secondo quello che scrive il Sole 24 Ore non è detto che l’operazione Neymar come anche quella di Mbappè al Real Madrid qualora andassero in porto, sarebbero fuori dal contesto delle norme sul FPF. Infatti come scrive il quotidiano della Confindustria, il tetto del 70% nel rapporto tra fatturato e monte ingaggi (parametro previsto dal FPF) non verrebbe superato. E se anche l’acquisto del brasiliano gravasse sul bilancio a tal punto di condurre ad una perdita d’esercizio, dovrebbe comunque essere superata la soglia dei 90 milioni nel triennio consentiti dal FPF. Dato che negli ultimi 3 anni il PSG ha sempre chiuso in utile. Ci sarebbero poi alcune operazioni in uscita (Verratti e Di Maria) che renderebbero più agevole l’operazione Neymar. Tutto quindi secondo le norme. Ma a prescindere dal buon fine dell’operazione, i rischi per il sistema calcio sarebbero anche altri: vale a dire un’impennata generale dei prezzi di molti altri cartellini. In uno scenario simile a quello di una bolla speculativa. Dove il mercato arriva a gonfiare i prezzi fino all’inverosimile. E gonfia la bolla fino a quando poi non scoppia.

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