Intervista ai protagonisti Bruce Silverglade, Alessio Lucciarini, Michele Carpinelli e Paulie Malignaggi

Sabato 9 Settembre non si è svolto nessun incontro pugilistico di rilievo ma è stata ugualmente una giornata storica per la boxe italiana. A Campagnano di Roma, presso l’autodromo di Vallelunga, è stata infatti inaugurata la prima sede italiana della Gleason’s Gym, la leggendaria palestra di pugilato di New York che ha sfornato ben 134 campioni del mondo. Gli amanti della noble art non avrebbero bisogno di presentazioni poiché la considerano semplicemente il tempio della boxe.

La storia inizia nel 1937, nel Bronx, quando il pugile e tassista italiano Peter Robert Gagliardi decise di aprire una palestra in una zona chiamata The Hub, frequentata prevalentemente da irlandesi. C’erano già la Stillman’s Gym e la Old Garden ma Gagliardi voleva un posto tutto suo dove allenare. A causa della rivalità con gli irlandesi e per la posizione assunta dall’Italia durante la guerra, gli italiani non erano ben visti negli Stati Uniti, per questi motivi Gagliardi decise di cambiare il suo nome in Gleason, prendendo spunto da un suo pugile che si chiamava così. Da quel momento la palestra venne ribattezzata Bobby Gleason Gym. I ragazzi si allenavano per 2 dollari al mese ma venivano seguiti da alcuni dei migliori allenatori del tempo: Patty Colovito, Freddie Brown, Charlie Galeta e Chickie Ferrara contribuirono a costruire la reputazione della Gleason. Nel giro di pochi anni arrivò anche la fama perché lì si allenava Jake LaMotta, il Toro del Bronx, che nel 1949 conquistò il titolo mondiale. Dopo di lui ne arrivarono molti altri. Roberto Duran (Manos de Piedra), Iran Barkley, Vito Antuofermo (che abbiamo intervistato), Pipino Cuevas, Arturo Gatti, Muhammad Ali (in vista dell’incontro con Sonny Liston), Mike Tyson sono solo alcuni dei campioni che si sono formati alla Gleason.

Torniamo ai giorni nostri. Grazie all’intuizione e al coraggio dei tecnici Alessio Lucciarini e Michele Carpinelli, della ASD Campagnano Boxing Team, la palestra fondata da Gagliardi avrà anche una sede a Roma, più precisamente a Campagnano, in Piazza benedetto Croce.

Un sogno americano che ritorna alle origini.

Non si tratta di una fusione, la ASD Campagnano Boxing Team continuerà ad esistere ma, attraverso il sodalizio con la Gleason’s Gym di New York, nascerà la Gleason’s Gym Roma Nord.

Lucciarini è convinto che i giovani pugili debbano conoscere sul campo la realtà della boxe americana e da diversi anni organizza dei viaggi con gli atleti per permettergli di allenarsi presso la nota palestra newyorkese. Alessio, che alla Gleason è di casa, sarà il direttore tecnico della sede romana con l’obiettivo di intensificare questo interscambio. Carpinelli e Lucciarini mi hanno spiegato inoltre come cambieranno le modalità di allenamento: “Non lavoreremo più con classi di agonisti ma seguiremo gli atleti singolarmente, come se fosse una lezione privata, solo in questo modo è possibile far esprimere al massimo un pugile, farlo crescere e lavorare sulle sue carenze”.

Per celebrare il gemellaggio è stato organizzato “The Boxing Twins”, un evento di tre giorni (7,8,9 settembre) presso il centro congressi dell’autodromo di Vallelunga in cui, tra simulazioni di allenamento, testimonianze ed esibizioni è stata lanciata ufficialmente l’iniziativa. La manifestazione è stata organizzata da Vittoria Consorzio, presidente della ASD Campagnano Boxing Team, e Bruce Silverglade, presidente della Gleason’s Gym. All’evento hanno partecipato protagonisti di spicco della boxe mondiale come il maestro Andrea Galbiati (coach olimpico a Rio 2016 e pluricampione di kick boxing), Paulie Malignaggi, campione welter Wba e superleggeri Ibf e Anthony Catanzaro, manager internazionale e Direttore pugilistico del Barclays Center di Brooklyn.

Il 7 e l’8 settembre diversi pugili dilettanti e professionisti hanno avuto la possibilità di effettuare un allenamento intensivo seguendo le direttive di Galbiati e con il contributo di Malignaggi.

Sabato 9 invece è stata la giornata del taglio del nastro. L’evento è stato presentato da Valerio Lamanna che, da un ring allestito al centro della sala, ha introdotto e intervistato i protagonisti della serata. Il primo ad intervenire è stato Carpinelli: “Ho realizzato un sogno, aprire una Gleason’s Gym a Roma. Dalla Gleason sono usciti tanti campioni del mondo e spero che da questa collaborazione e dalla nostra palestra si formeranno nuovi campioni, perché è quello che serve alla boxe italiana. Tutto è nato ad un torneo regionale quando, parlando con Alex Lucciarini, ho espresso la volontà di aprire una palestra di boxe a New York. Lui mi ha risposto con una domanda: perché non portare qui una palestra americana?” Carpinelli ha spiegato come si articolerà la collaborazione: “Noi applicheremo la loro mentalità e le loro tecniche. I pugili migliori li porteremo a New York dove si alleneranno con i campioni e avranno degli ulteriori stimoli. Anche noi ospiteremo i loro pugili e sono sicuro che questo porterà dei benefici al pugilato italiano. Spero che altre società si uniranno a questo progetto”.

Anche Galbiati esprime il suo entusiasmo per l’iniziativa: “Rispondo con grande orgoglio. È una sfida difficile, ma se non ci provi non potrai mai sapere cosa succederà”. Galbiati da anni vive e lavora a New York e conosce bene l’ambiente a stelle e strisce: “il cuore e l’impegno di un pugile americano sono diversi rispetto a quelli di un italiano, c’è un maggiore entusiasmo. È diversa anche la mentalità, in Italia la boxe è vista quasi come un hobby. Io dedico tutta la giornata al mio lavoro, in Italia a volte è considerato un secondo lavoro”.

Poi è stato il turno di Malignaggi che è salito sul ring tra gli applausi del pubblico. Durante tutto il pomeriggio Magic Man è stato accerchiato dai tanti ragazzi presenti all’iniziativa che hanno cercato di carpire consigli tecnici o anche solo di farsi raccontare qualche aneddoto dei suoi combattimenti. Paulie, che parla bene italiano, non si è di certo negato e ha accontentato i giovani pugili regalandogli una giornata che difficilmente dimenticheranno.

Lamanna ha esordito sottolineando come Malignaggi sia un vanto per l’Italia: “questa intervista te la faccio come Paolo. Hai combattuto sui ring più prestigiosi del mondo ma sempre con l’Italia nel cuore portando il tricolore ad ogni incontro. Sei un punto di riferimento per tanti ragazzi che sognano di diventare pugili professionisti”.

“Io infatti all’anagrafe mi chiamo Paolo, dopo tutti questi anni in America sono diventato Paulie” risponde Malignaggi “ci vogliono molti sacrifici nella vita, così come nel pugilato. Tutto si deve conquistare. Devi essere preparato mentalmente e fisicamente, i sacrifici sono necessari per arrivare ai momenti di gloria”. L’ex pugile ricorda i suoi allenamenti alla Gleason: “Lì è dove ho imparato il pugilato. Mi ricordo il primo giorno che sono entrato in quella palestra, il primo giorno che ho fatto i guanti. Alla Gleason non ho imparato solo la tecnica ma il carattere del pugilato. Giochi al calcio, giochi al rugby, ma non giochi al pugilato, fai pugilato”. Entrando nel merito della preparazione, Malignaggi spiega come “gli sparring alla Gleason rimangono nella storia, non solo quelli che ho fatto io, anche quelli che ho visto. Ho notato che lo sparring era molto duro e violento ma questo è ciò che ti prepara mentalmente alle difficoltà del match. La Gleason mi ha insegnato ad essere un uomo, ero molto immaturo quando ho iniziato. Il pugilato può essere un punto di riferimento per i giovani non solo per allenarsi e diventare dei campioni, ma anche per crescere e diventare uomini. La boxe in America fa parte della cultura, qui viene ancora considerata come un hobby”. Malignaggi, da poco diventato commentatore tecnico, conclude rispondendo ad una domanda sul suo futuro: “Ho annunciato il mio ritiro solo un paio di mesi fa ma il pugilato mi manca. Ho dei ricordi splendidi però nella vita devi saper passare al capitolo successivo. Ma ci penso ancora molto (sorride ndr)“.

Bruce Silverglade ha assistito in prima fila e quando è stato il suo turno ha fatto sognare i presenti ricordando le origini della Gleason’s Gym ed evidenziando il legame con l’Italia, con i suoi pugili ed i suoi allenatori. “Molti italiani si sono allenati e formati nella nostra palestra. I primi due campioni della Gleason sono stati italiani: Phil Terranova e Jake LaMotta“. Alcuni mesi fa ho avuto il piacere di incontrare e intervistare Silverglade a New York, proprio nella sua palestra. Mi ha raccontato come abbia ereditato la passione per lo sport e per la boxe da suo padre: “ma non volevo seguire le sue orme, volevo essere indipendente, mi sono laureato e ho iniziato a lavorare alla Sears Roebuck and Co. Avevo i miei benefit, il mio stipendio ma ero infelice così ho chiesto a mio padre di coinvolgermi nella boxe come hobby, poi sono diventato arbitro”. Nel 1983 Silverglade incontra Ira Becker, diventato proprietario della Gleason due anni prima e alla ricerca di un partner. “Dopo una chiacchierata ho capito che volevo stare lì. Il giorno dopo ho dato le dimissioni, ho preso la mia liquidazione e sono diventato socio al 50%. Dal 1994, dopo la morte di Becker, sono l’unico proprietario”.

Bruce è il custode della memoria storica della Gleason. “Il mio aneddoto preferito riguarda Muhammad Ali. un giorno stava venendo in palestra per un evento ma a causa della sua condizione di salute mi ha chiesto se poteva prendere l’ascensore sul retro per non salire le scale. Sono sceso ad accoglierlo e quando la limousine ha accostato, nel momento in cui Ali stava scendendo dalla macchina, è passata una donna che stava parlando al telefono. ‘O mio dio’ ha esclamato e mentre lo diceva Ali si è avvicinato a lei, ha preso il telefono dalle sue mani e si è messo a parlare con la persona dall’altra parte. Penso sia pazzesco e credo sia molto tipico dei pugili”. Dal ring di Vallelunga Silverglade ha ricordato inoltre come la palestra sia stata scelta da numerosi registi come set cinematografico: “sono stati girati 34 film e 4 hanno vinto l’Oscar”. Tra questi è impossibile non citare il capolavoro di Scorsese Toro Scatenato; Robert De Niro, che interpretava LaMotta, si preparò fisicamente allenandosi in palestra. A distanza di anni, Hilary Swank imparò a boxare proprio alla Gleason, grazie alle preziose indicazioni del coach Hector Roca, e vinse l’Oscar con la pellicola di Eastwood The Million Dollar Baby.

Sul palco-ring sono intervenuti infine anche Anthony Catanzaro e il sindaco di Campagnano Fulvio Fiorelli; la serata si è conclusa con il fatidico taglio del nastro che idealmente inaugura questa esaltante avventura. A margine dell’evento abbiamo intervistato i protagonisti dell’iniziativa.

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