La morte di Giuliano Fiorini è una di quelle ricorrenze che certi tifosi non possono dimenticare. Per certi tifosi il 5 di agosto che ritorna ogni anno è come un groppo alla gola. Perchè Giuliano Fiorini, per i tifosi della Lazio, non è stato un giocatore come gli altri. Non ha vinto uno scudetto come Giorgio Chinaglia e non aveva la classe di Bruno Giordano. E’ rimasto a Roma due sole stagioni (50 presenze e 10 gol) ma per lui, nella storia laziale, un posto ci sarà per sempre. Perché a Giuliano Fiorini, i tifosi della Lazio devono veramente tanto. Forse tutto. Che cosa sarebbe successo, d’altronde, se Fiorini non avesse segnato quel giorno di giugno in quel Lazio-Vicenza? Che cosa sarebbe stato se sulla traiettoria di quel tiro sbilenco del terzino Podavini non ci fosse stato lui, il “fiore del bene” (come volle definirlo Franco Melli nel suo libro “Cara Lazio”) ad arpionare la sfera per poi girarsi, liberandosi del difensore avversario e spingere con la punta del piede il pallone alle spalle del portiere Dal Bianco, che quel giorno per i 70 mila dell’Olimpico sembrava uno scoglio insuperabile? Semplice, la Lazio sarebbe retrocessa in serie C. E un’intera generazione di tifosi sarebbe sprofondata nel dramma. La storia della Lazio sarebbe stata la stessa? Chi può dirlo. Ma fu grazie a quel gol di Fiorini che la Lazio allora guidata da Eugenio Fascetti potè arrivare ai famosi spareggi di Napoli contro Taranto e Campobasso. Al termine dei quali i biancocelesti riuscirono a salvarsi vincendo la gara decisiva contro il Campobasso (dopo aver perso quella iniziale contro il Taranto) grazie ad un altro importantissimo gol realizzato di testa da Fabio Poli.

Era quella la famosa Lazio dei -9 (per tutti i laziali gli “eroi del -9”) che riuscì comunque a salvarsi in serie B nonostante la pesante penalizzazione iniziale di 9 punti, rimediata in seguito al coinvolgimento in un’altra brutta storia relativa al calcio scommesse. La seconda, a distanza di pochi anni dal primo grande scandalo nel quale rimasero coinvolti anche alcune stelle della Lazio dell’epoca, come Bruno Giordano e Lionello Manfredonia. E che, anche quella volta portò la Lazio alla retrocessione. Che però non fu pesante come quella del 1986. In serie B con 9 punti in meno rispetto a tutte le altre squadre. Quando la vittoria assegnava ancora i 2 punti e non i 3 attuali. Quanti, prima che iniziasse il campionato avrebbero creduto in una possibile salvezza? Fu dunque quella la Lazio del “chi vuole può andarsene” pronunciato da Fascetti all’indomani della notizia della penalizzazione nel ritiro estivo di Gubbio. Quanti calciatori sarebbero rimasti in una squadra quale era la Lazio in quell’estate del 1986? Ma in quella Lazio restarono tutti, come ha ricordato lo stesso Fascetti in una recente intervista rilasciata proprio a Io Gioco Pulito. La storia di quella Lazio è uno di quei ricordi che tutte le generazioni di laziali (anche quelle più recenti cresciute con i trionfi della Lazio di Cragnotti) porteranno sempre nel cuore. Il gol di Fiorini, la sua esultanza sotto la curva, e la foto che lo ritrae in mutande tra i tifosi alla fine della partita, è l’immagine di un calcio che non esiste più. Come scrisse Franco Melli, la storia di quella Lazio è stata veramente un romanzo d’amore. A lieto fine.

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