Riprendiamo la nostra breve storia del Giro d’Italia dall’edizione del 1925. E’ l’anno in cui sulle strade del Giro compare una delle figure più importanti di tutto il racconto: quella di Alfredo Binda. Il favorito di quell’anno era ancora Girardengo, che non smentì la sua fama vincendo ben sei delle dodici tappe in programma., ma il ventitreenne astro nascente Binda lo staccò durante la quinta di cinque minuti, concluse secondo sotto il traguardo di  Napoli dietro a Belloni ma prese il comando delle classifica generale che non lasciò più nonostante gli sforzi del rivale che si aggiudicò quattro delle tappe mancanti ma non riuscì mai a staccare Binda che poté arrivare vincitore a Milano. Nel 1926 Alfredo Binda fu secondo, una caduta durante la prima tappa lo aveva subito estromesso dai giochi per la vittoria ed aveva così continuato come gregario del compagno Brunero. In testa rimase Girardengo che dovette però ritirarsi durante la settima tappa, la Foggia – Sulmona, permettendo a Brunero di balzare al comando e diventare il primo a vincere il Giro per tre volte. Binda fu secondo staccato di un quarto d’ora con sei vittorie di tappa.

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Nei tre anni seguenti il dominio di Alfredo Binda fu totale, vinse tutti e tre i Giri conquistando anche dodici tappe su quindici, un record che resiste ancora, nel 1927, e sei nel 1928. Nel 1929 il Giro partì da Roma e si svolse in buona parte nel Sud Italia con grandi difficoltà logistiche: strade in cattive condizioni, scarsità di alloggi e difficoltà nel reperire acqua e anche benzina per gli automezzi del seguito. Fu un’edizione drammatica: Gaetano Belloni dopo aver vinto la prima tappa, la Roma-Napoli cadde durante la seconda, da Napoli a Foggia, perse quasi un quarto d’ora, recuperò e raggiunse il gruppo, pochi chilometri dopo però un ragazzo attraversò la strada all’improvviso  e fu investito da Belloni: il giovane morì e il corridore, sconvolto si ritirò dal Giro. La carovana risalì l’Italia fino a Milano, per l’arrivo previsto all’Arena: Binda vi giunse da primo in classifica dopo aver vinto otto tappe: incredibilmente la sua superiorità indispettì il pubblico che invece che celebrarlo lo fischiò a lungo, costringendolo a nascondersi nel furgone di appoggio della sua squadra: la Legnano.

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In vista del giro 1930 gli organizzatori presero una decisione drastica: pagarono ad Alfredo una somma pari al premio previsto per il vincitore più quello di alcuni successi di tappa, 22.500 lire in tutto, affinché non corresse, visto che gli altri ciclisti avevano minacciato di non iscriversi se lui fosse stato presente. Vinse Luigi Marchisio, ventunenne, sempre coi colori della Legnano. Binda partecipò al Tour: vinse due tappe ed era al comando della classifica generale quando, prima della partenza della decima tappa, si ritirò, in polemica con la Federazione Italiana, pare anche perché le 22.500 lire promesse per non prendere parte al Giro non erano ancora state pagate. Non tornò mai più al Tour. A fine stagione vinse a Liegi il suo secondo Mondiale, il terzo sarebbe arrivato a Roma nel 1932. Al Giro tornò nel 1931, vincendo due tappe, ma dovendo poi ritirarsi. Lo vinse un’ultima volta prima  nel 1933, sempre con la maglia della Legnano, quadra che non tradì mai, insieme a sei tappe. Corse fino alla Sanremo del 1936, in cui cadde e si ruppe il femore decidendo poi per il ritiro. Successivamente fu commissario tecnico della nazionale con successi pari a quelli ottenuti da corridore: quattro Tour e due Mondiali.

Condivido con Alfredo Binda il paese natale, Cittiglio, in provincia di Varese, lui venne al mondo nel 1902, io nel ’65 e senza essere veramente di Cittiglio ma di un paese confinante: i miei erano ormai tempi  in cui si partoriva in ospedale. Il cognome Binda ricorre varie volte nell’albo genealogico della mia famiglia, mio nonno Atlante era solo quattro anni più anziano di lui e a volte me ne parlava quand’ero bambino, non lo conobbi mai personalmente anche se visse fino al 1986 e a Cittiglio morì e lì è sepolto. Ora in paese c’è un museo che ricorda le sue imprese e una attivissima società ciclistica che porta il suo nome e organizza annualmente una prova della Coppa del Mondo femminile.

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Il Giro naturalmente continuò nella sua avventura: terminata l’era Binda nel 1934 il successo andò Learco Guerra, nel 1935 a Vasco Bergamaschi, che seppe regnare per un anno approfittando del tramonto di Binda e Guerra e anticipando il sorgere del nuovo astro del ciclismo italiano, quello di Gino Bartali, toscano di Ponte a Ema,  che trionfò nel 1936 e nel 1937. il ciclismo era ormai all’era moderna, la corsa aveva 21 tappe su chilometraggi simili agli attuali e non si stava più in strada 12/14 ore. Nel 1936, sulla salita del Terminillo, località molto cara a Benito Mussolini, si svolse la prima cronoscalata della storia del Giro, vinta da Giuseppe Olmo con Bartali già in maglia rosa, simbolo del primato che era stato introdotto nel 1931. la prima cronometro in assoluto era stata disputata  nel 1933, da Bologna a Ferrara, 62 chilometri, vinta, neanche a dirlo, da Alfredo Binda.

Nel 1937 ci fu la prima cronosquadre, Viareggio – Marina di Massa, 60 chilometri col successo della Legnano. Bartali prese la maglia sul Terminillo, l’ormai abituale cronoscalata di 20 chilometri con partenza a Rieti, e non la lasciò più. Nel 1938 il Gino nazionale fu inviato al Tour, che vinse, e il piemontese Giovanni Valletti vinse il Giro, ripetendosi nel 1939, stavolta con Bartali presente, secondo a 2 minuti e 59”.

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Nel 1940 i venti di guerra soffiavano impetuosi. Mezza Europa già combatteva dal settembre del 1939. Il Giro partì regolarmente  il 17 maggio, presenti solo corridori italiani. Tutti aspettavano la rivincita di Bartali, ma in quel tempo di campioni del pedale era arrivato il momento di conoscere il più grande di tutti: non ancora ventunenne, lo sarebbe diventato solo a settembre, in maglia rosa a Milano ci arrivò lui: Fausto Coppi. Era il 9 giugno. Il giorno seguente, 10 giugno 1940, giunse l’ora delle decisioni irrevocabili: Benito Mussolini si affacciò al  balcone in Piazza Venezia. Disse:

“ La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e Francia”

 Del Giro d’Italia si sarebbe riparlato nel 1946: Fausto e Gino superarono i terribili anni della guerra: la classifica del 1946 dice 1° Bartali 2° Coppi, quella del ’47 1° Coppi 2° Bartali, ma lo racconteremo la prossima volta.

 

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