Vi sono immagini che permettono di carpire con un singolo colpo d’occhio il senso stesso di uno sport. Il Giro d’Italia 2016 ha regalato uno di questi rari momenti nel tratto finale della decima tappa, sulla salita che conduceva all’arrivo di Sestola. Arrivata oramai in porto l’azione vincente del neoprò Giulio Ciccone, resta viva la corsa per la leadership nella classifica generale e il possesso dell’ambitissimo simbolo del primato, la maglia rosa. A guidare la classifica, alla vigilia, il veneto Gianluca Brambilla, in grande spolvero sin dall’avvio del Giro e abile a centrare il colpo vincente sul traguardo di Arezzo nell’ottava frazione, terminata a braccia alzate e in vetta alla classifica generale. Dopo la prova cronometro disputatasi nelle terre del Chianti Classico, alle spalle del 29enne vi è, distanziato di un solo secondo, il compagno di squadra della Etixx-Quick Step Bob Jungels, giovane promessa lussemburghese e capitano designato della compagine belga. La corsa, animata sin dall’inizio dai continui saliscendi, ha visto Brambilla staccarsi nella precedente ascesa di Pian del Falco e recuperare su un terreno a lui congeniale come la successiva discesa nei confronti del gruppo comprendente tutti i principali candidati alla vittoria finale. Sono tutti lì, uno in fila all’altro, Valverde, Nibali, Kruijswijk, Zakarin e compagnia, decisi a marcarsi l’un l’altro e poco interessati alla bagarre scatenata dall’azione di Andrey Amador, vispo atleta costaricense appartenente alla squadra di Valverde. Picchia sulle curve della discesa di Pian del Falco, Amador, e riesce a costruirsi un vantaggio importante; nell’attesa di fungere da scudiero al fuoriclasse di Murcia, coltiva legittime ambizioni rosa, desidera un giorno di gloria che certamente meriterebbe a riconoscimento di una carriera tutta al servizio di grandi capitani nelle grandi corse a tappe. Scava un solco importante tra sé e il gruppo dei big, Amador e ottiene un vantaggio di cinquanta secondi, sufficienti a farlo balzare in vetta alla classifica generale e a sfilare la maglia rosa a Brambilla, lasciando di sasso anche il terzo incomodo Jungels.

Tutto a un tratto, il ciclismo regala uno dei momenti che lo rendono straordinario, l’ascesa di Sestola si presta a teatro di una rappresentazione tanto rara quanto encomiabile, capace di far comprendere anche ai più disattenti dei profani la natura inalienabile di sport di squadra posseduta dal ciclismo, attività agonistica nella quale convivono più anime, la tattica e l’irrazionalità, il talento e il colpo d’arte, il rapporto tra l’uomo e il mezzo a fianco di quello tra il mezzo e la strada. Brambilla improvvisamente si mette a tirare. Prende la testa del “gruppo maglia rosa” lui stesso, depositario del simbolo del primato, e pedala colpo su colpo con tenacia, tenendosi protetto alle spalle il più giovane Jungels e la sua maglia bianca di leader della classifica degli Under 25. Il leader della classifica si fa gregario, il volto umano del ciclismo prende il sopravvento. Pedala Brambilla, ma è come se pedalasse De Coubertin al suo fianco, riafferma metro dopo metro i valori di uno sport troppo spesso in passato pugnalato alle spalle dai suoi campioni lui, atleta normalissimo, abituato a centinaia di sgobbate come quella in corso su un’ascesa di sicuro non irresistibile in quanto a pendenze e tortuosità del percorso. Dimostra animo da gregario, Brambilla, e dicendo questo vogliamo fargli un grande complimento, dato che con la sua azione ha saputo dimostrare una grande adattabilità, un’originalità nell’interpretazione dei ruoli rara nel ciclismo di oggi, nel quale tuttavia non viene mai meno il fascino dei lavoratori, dei grandi macinatori di chilometri sulle cui spalle grava il peso del lavoro sporco, della fatica oscura per la gloria maggiore dei capitani.

E questo fascino non viene mai meno perché il loro è un ruolo fondamentale, comprensibile benissimo da chi riesce a cogliere la natura collettiva dello sport delle due ruote e splendidamente interpretato in questi anni da eccellenti professionisti della categoria, tra i quali meritano una menzione speciale due decani del ciclismo tricolore, il siracusano Paolo Tiralongo e il trevigiano Matteo Tosatto, fedeli scudieri di alcuni dei più grandi fuoriclasse degli ultimi anni (tra cui Alberto Contador, Paolo Bettini, Vincenzo Nibali).

Brambilla non dimostra pregiudizi di classe, non si dispensa dai compiti propri della categoria a causa del possesso della maglia rosa e adempie splendidamente al dovere che si è prefissato: scortare Jungels, che considera più in forma di lui e possiede i galloni da capitano della Etixx, sino a una distanza di sicurezza tale da impedire ad Amador di conquistare la maglia rosa. Pedala in testa al suo gruppo per chilometri, ed erode sensibilmente il vantaggio costruito dallo scattante costaricense; a poco meno di 2,5 chilometri dall’arrivo Brambilla si rialza e, assieme alla sua maglia rosa, si sgancia dal gruppo dei migliori al termine di un lavoro egregio. Jungels completerà l’opera nel finale della tappa concedendo ad Amador un margine di soli cinque secondi e subentrando a Brambilla in vetta alla classifica generale. Nelle interviste del dopo gara egli spenderà parole di elogio per Brambilla, dispensando complimenti meritatissimi e comprendendo bene l’origine del suo primato: la generosità di un atleta che ha saputo essere fuoriclasse morale e dimostrarsi ligio alla regola del gioco di squadra, regalando attimi di grande emozione nella sua rincorsa in testa al gruppo e consegnando al suo compagno lussemburghese una maglia rosa tirata a lucido e degnamente onorata nel corso della sua breve e significativa esperienza da capoclassifica del Giro 2016. Un’esperienza che auguriamo a Brambilla di poter ripetere al più presto: sono gesti come i suoi quelli che accrescono il buon nome di uno sport nobile come il ciclismo e di una competizione meravigliosa come il Giro d’Italia.

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