Ha lottato come un leone per difendere il titolo mondiale contro un pugile più giovane e che giocava in casa. Non si è arreso e alla fine è riuscito a pareggiare e a conservare la corona mondiale dei Supermedi WBA. Sabato sera Giovanni De Carolis ha scritto a Berlino un altro pezzo di storia dello sport italiano. Il pugile romano ha dovuto affrontare il tedesco Zeuge, astro nascente della boxe europea. Un match tirato che però alla fine ha premiato il pugile italiano. Prima di partire per le meritate vacanze lo abbiamo intercettato per conoscere le sue emozioni e i suoi programmi futuri.

Che emozione è stata riconfermarsi sul tetto del Mondo ?

Avrei fatto di tutto per mantenere il titolo. E’ stata una serata che ha reso me e tutto il mio team veramente soddisfatti e felici perché è stata davvero un’impresa. Siamo molto orgogliosi per quello che abbiamo fatto.

Davanti a te c’era un pugile come Zeuge che viene considerato l’astro nascente della boxe europea. Quanto è stato difficile affrontarlo?

Devo dire innanzitutto che Zeuge è un atleta esemplare. E’ un pugile rispettosissimo oltre che molto bravo. E’ stato un titolo mondiale tiratissimo e difficilissimo. A differenza di Feigenbutz, che era un picchiatore, con lui ho dovuto essere molto attento soprattutto nella prima parte. Alla fine però è uscita fuori la mia esperienza e i miei tanti match in carriera. Zeuge ha tutto per diventare un grande campione, ma sabato sera dopo l’ottava ripresa gli si leggeva negli occhi che era sottopressione e non ne aveva più.

Possiamo dire che l’esperienza e la pazienza sono state le armi in più?

Avendo combattuto tanti match in tante situazioni simili e anche peggiori, ho potuto gestire meglio la situazione. Quando un match dura 12 riprese non bisogna avere fretta di chiuderlo subito altrimenti si rischia di non arrivare in fondo. Zeuge ha dato molto all’inizio ma poi man mano che passava il tempo la sua convinzione calava come la sua efficacia. Lui aveva anche una pressione non da poco dato che che giocava in casa ed io quella di difendere il titolo. Alla fine sono riuscito a gestirla meglio io.

Sei il primo pugile italiano ad essere Campione del Mondo dal 2008 cioè dai tempi di Fragomeni. Questa responsabilità di dover mantenere l’unico titolo mondiale in Italia è stata più un peso o una spinta per te?

Ho cercato di non pensarci. La mia preoccupazione principale era quella di essere consapevole che stavo andando a difendere il Titolo Mondiale in trasferta, dove si sa non si è mai favoriti per tanti motivi. Era comunque la quarta volta in Germania e per me ormai per me è un’abitudine combattere lì e affrontare determinate difficoltà. Se anche non avessi dovuto difendere la corona sarebbe stato lo stesso stressante e difficile.

A bordo ring c’erano tanti tifosi italiani e romani. Quanto è importante il loro apporto per te?

E’ fondamentale. Pensa che quando ero dilettante mi vergognavo ad avere il pubblico a bordo ring.  Tutte le persone che sono state li, sono tutti amici con i quali ho condiviso qualcosa nella mia vita.  Colgo l’occasione per ringraziarli e abbracciarli ancora una volta. Sono stati essenziali.

Perché ti vergognavi ad avere pubblico quando combattevi?

Per prepararsi ad un incontro devi allenarti tanto e questo comporta tante aspettative. Il fatto poi di essere giudicato in maniera approssimativa da persone che non sanno nulla dei tuoi allenamenti, dei tuoi sacrifici e di tutto il resto, mi infastidiva molto. E come se ti preparassi benissimo per un esame e il professore ti facesse l’unica domanda che non sai. In quel momento le persone che ti guardano pensano che non hai studiato quando invece non è così. Il pugilato è uno sport che ha un potere sugli atleti: Quando perdi sei completamente a terra ed il fatto di poter subire delle critiche da chi non sa nulla di tutto quello che c’è dietro ad un singolo match mi infastidiva molto.

Prima di diventare Campione del Mondo proprio contro Feigenbutz perdesti un match di misura, perdendo anche l’occasione di arrivare alla corona mondiale. Quanto fu difficile ripartire e come sei riuscisti ad uscire fuori da quella brutta delusione?

La motivazione principale era quella di dimostrare che si erano sbagliati, che non era lui che aveva combattuto al di sotto delle sue potenzialità ma io che ero stato bravo a metterlo in difficoltà. Dopo una settimana dal match ho iniziato nuovamente ad allenarmi perché avevo voglia di dimostrare a tutti che potevo vincere e per fare questo non potevo fermarmi e lamentarmi ma solo iniziare a lavorare.

Quanto è stata importante la figura di tua moglie Veronica e della tua famiglia nel superare i momenti difficili della tua carriera come poteva essere la sconfitta di Karlsruhe contro Feigenbutz?

Mia moglie mi è stata sempre vicino anche nei momenti difficili al di là delle sconfitte sul ring. E’ stata sempre brava a non farmi abbattere a trovare la chiave per farmi credere in quello che facevo. Lei ha sempre creduto nel mio sogno e forse all’inizio ci credeva più di me. Grazie al suo supporto sono arrivato a traguardi che non credevo potessero essere possibili.

Tra pochi giorni inizieranno le Olimpiadi come vedi la squadra azzurra e su quale pugile punteresti per una medaglia.

Fare pronostici alle olimpiadi è sempre molto complicato. Mi auguro che tutti i ragazzi che andranno a Rio possano avere qualche soddisfazione perché so quanta sofferenza e quanto lavoro c’è dietro. Sono sicuro che faranno bene

Un consiglio che daresti ad un ragazzo che decide di avvicinarsi alla boxe

Gli direi che è una scelta giusta perché è uno sport che ti insegna tanti valori come il rispetto di avversari e di compagni di palestra. Posso dire che è una metafora della vita e lo inserirei anche nelle scuole perché a mio avviso educa molto i ragazzi.

Ora le meritare vacanze in Grecia con la tua famiglia, poi?

Ora mi godo le vacanze con mia moglie e i miei figli. Dopo la metà di Agosto inizierò nuovamente ad allenarmi e molto probabilmente ricombatterò a Novembre per difendere ancora una volta il titolo mondiale.

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