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Calcio

Caudo: “Nessun rischio a Tor di Valle e nessuna speculazione. Progetto per la città”

Simone Nastasi

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Giovanni Caudo, urbanista, professore universitario all’Università di Roma Tre, ex assessore all’Urbanistica del Comune di Roma durante la giunta di Ignazio Marino. Colui che il progetto sullo stadio della Roma l’ha seguito da vicino dalla presentazione dello studio di fattibilità nel maggio 2014 fino all’approvazione della delibera 132 del dicembre dello stesso anno. Forse una tra le persone che il progetto lo conoscono meglio. Siamo andati ad incontrarlo per un’intervista.

Allora Professore, dovremmo essere arrivati alla battute finali sul progetto relativo al nuovo stadio della Roma. Voi dell’amministrazione Marino siete stati i primi a metterci gli occhi e le mani. Ripartiamo dall’inizio. Ci spiega come nasce questo progetto?

“Questo progetto nasce nel maggio del 2014 quando ci venne presentato dalla società Eurnova (società del costruttore Parnasi ndr) uno studio di fattibilità. A quel punto abbiamo proceduto con le verifiche”

Che genere di verifiche avete effettuato?

“Prima di tutto una verifica di legittimità del progetto alla legge 147. Poi una verifica tecnica, come prevede la legge, per capire se questo progetto avesse preso in considerazione il riuso delle strutture esistenti cioè lo stadio Olimpico e lo stadio Flaminio”

Perché non costruire lo stadio della Roma dove oggi ci sono l’Olimpico e il Flaminio?

Si trattava di costruire uno stadio con i requisiti per gli standard della Champions League, cioè un impianto che avesse almeno 60mila posti, il Flaminio, che avrebbe dovuto essere ampliato, non è risultato compatibile . Poi si è passati all’Olimpico che è di proprietà del CONI. E prima di tutto bisognava che il CONI lo vendesse in questo caso alla Roma. E poi, comunque, sarebbe stata necessaria una modifica sostanziale della struttura perché la pista di atletica non è compatibile con uno stadio di calcio. In sostanza l’Olimpico sarebbe dovuto essere demolito e poi ricostruito, come nel caso dello stadio “Delle Alpi” (oggi Juventus Stadium ndr). Si è così convenuto che  l’utilizzo delle strutture esistenti non era possibile. Siamo quindi passati alla verifica dell’area in questione”

Cioè l’area di Tor di Valle. Quali verifiche avete effettuato?

Prima di tutto abbiamo verificato se l’area fosse idonea secondo i requisiti di legge. Che prevede che non si possa costruire su un terreno che sia un terreno agricolo. Ai sensi della legge l’area di Tor di Valle, secondo il Piano Regolatore vigente, è classificata come un’area destinata a verde privato attrezzato. Che non significa “parco” ne che non si può costruire. Si può costruire, sempre secondo il Piano Regolatore, fino a 354mila metri cubi. Quindi la proposta rispetta i termini fissati dalla legge nazionale. Se ci fosse stata presentata una proposta in un’area non idonea avremmo detto di no”

Perché è  stata scelta proprio Tor di Valle?

“E’ la Roma che ha scelto l’area. Aveva un accordo con il costruttore (Parnasi ndr) per realizzare lo stadio in quell’area. Ritengo che la Roma (che per la scelta dell’area si è avvalsa come advisor della socieà immobiliare Cushmon&Wakefield ndr) abbia ritenuto più conveniente scegliere la proposta di Parnasi e non quella di altri costruttori. E’ stata una scelta avvenuta in un regime di libera competizione”

Il Comune è stato coinvolto nella procedura di selezione dell’area?

“Assolutamente no. L’amministrazione non fa l’intermediario Immobiliare (si rischia di andare in galera. Noi siamo intervenuti, come prevede la legge, quando ci è stato presentato lo studio di fattibilità”

Si ma perché scegliere un’area che anche secondo molti urbanisti è soggetta a diversi rischi primo tra tutti quello idrogeologico?

“L’area di TDV non è a rischio esondazione dal Tevere (R4), è classificata R3 e fascia B per rischio esondazione del fosso di Vallerano (che si trova nel quartiere di Decima), un fosso del reticolo idrografico secondario. L’Autorità di Bacino sul Tevere in sede di Conferenza dei Servizi preliminare ha infatti prescritto la messa in sicurezza del fosso e noi (la giunta Marino ndr) abbiamo riportato questa prescrizione nella delibera e individuato questo intervento come uno di quelli che consolidano l’interesse pubblico”.

Veniamo al progetto. Anche in questo caso sono state rilevate diverse criticità. Come quella legata ai trasporto su ferro. L’attuale amministrazione, a differenza vostra, ha preferito il potenziamento della Roma Lido anziché il prolungamento della Metro B. La vostra indicazione, era dunque sbagliata?

“Nella delibera 132 non si fa alcun riferimento all’una o l’altra scelta come se fossero alternative. Ma l’unica condizione che viene posta è che venga assicurato il passaggio di 16 treni ogni ora nella stazione di Tor di Valle. Che sia con la Roma Lido o attraverso la Metro B per noi era solo un dettaglio successivo. L’importante era che ad una buona parte di tifosi, fosse assicurato l’arrivo allo stadio attraverso il trasporto su ferro. Poi, sulla Metro B, si può fare un’altra considerazione”

Quale?

“Prolungare la metro B, considerando la sua estensione, consente per chi viene da Roma di accedere direttamente allo stadio senza dover cambiare a Piramide e questo avrebbe spinto una quantità maggiore di cittadini a scegliere il trasporto su ferro per andare allo stadio. Ad esempio, coloro che arrivavano da Ponte Mammolo (l’ultima fermata della Metro) sarebbero arrivati direttamente allo stadio. E poi la fermata della Metro B Tor di Valle, a prescindere dai giorni della partita, sarebbe potuta diventare un nodo di scambio per tanti cittadini. Ad esempio per coloro che arrivando dall’autostrada Roma Fiumicino, avrebbero potuto parcheggiare la macchina, prendere la metro e andare a Roma. Si sarebbe potuto risolvere così il problema del traffico attuale in questo quadrante.”

Secondo lei, dunque, è sbagliata la scelta di potenziare la Roma Lido?

“Non è sbagliata. Ma insieme al potenziamento della Roma Lido, otto treni l’ora, uno ogni 7 minuti è già un miglioramento rispetto alla condizione attuale, avrei prolungato anche la metro B. Una, la Roma Lido a servizio degli utenti del litorale e la Metro per chi si muove da e verso il centro della città. Intervenire solo sulla Roma Lido significa coprire solo una porzione limitata della Città (quadrante sud dalla stazione Ostiense a Ostia ndr) e per chi vuole proseguire c’è l’obbligo di cambiare a Piramide.”

Però il prolungamento della metro B non era così agevole. E i tempi di costruzione della metropolitana a Roma sono biblici. In questo caso che tempi ci sarebbero stati?

“Nella delibera 132 veniva posta la condizione che lo stadio non avrebbe aperto se non ci fosse stata la metropolitana. I tempi di realizzazione sia dello stadio che della metropolitana erano vincolati l’uno all’altro. Dunque, è ragionevole pensare che il privato abbia tutto l’interesse a velocizzare la tempistica. Per fare in modo di aprire lo stadio nei tempi previsti (36 mesi ndr). E poi c’è una considerazione di carattere tecnico.

Sarebbe?

“Che il prolungamento avrebbe interessato una piccola porzione di tratto ferroviario tutto in superficie, dove il rilevato è già esistente”.

Tra i pareri “non favorevoli” espressi dal Comune c’è quello proveniente dal dipartimento dell’Urbanistica (quello da lei diretto all’epoca) secondo il quale non sarebbe stato stimato in maniera sufficiente il flusso di traffico nel corso delle partite. Perché questa stima non è stata effettuata?

Non sono a conoscenza delle carte che sono state consegnate durante la conferenza di servizi, so però che lo studio di fattibilità aveva allegato uno studio sul traffico e che questo è stato successivamente modificato a seguito delle prescrizioni sulla viabilità e il trasporto che furono date dalla giunta Marino. Ricordo inoltre che già in conferenza preliminare si pronunciarono tutti i dipartimenti, compreso quella della mobilità, e che non vi furono pareri contrari ma solo prescrizioni. L’esame del progetto definitivo consegnato per l’esame della conferenza di servizi decisoria deve essere valutato sotto il profilo della mobilità e se necessario chiedere tutte le simulazioni per migliorare le criticità,  Allo stesso tempo mi chiedo però come possano solo pensare di togliere il ponte sul Tevere e cancellare il collegamento carrabile con l’autostrada Roma Fiumicino? Se così ci sono dei problemi figuriamoci senza.

Un altro grande problema di questo progetto è che secondo molti, si tratterebbe di una grande speculazione. Dove lo stadio sarebbe una parte minoritaria del progetto (circa il 14%) e dove invece la parte più importante sarebbe destinata invece al cosiddetto Business Park (composto di 3 grattacieli). Che c’entrano i grattacieli con lo stadio e il calcio?

“Non c’è alcuna speculazione, e anche in questo caso ne sono state dette tante. Il Piano Regolatore prevede 112mila mq di costruito, e date le utilizzazioni previste che sono a basso o medio carico di traffico (non c’è lo stadio) non sono previste nuove infrastrutture. Quando c’è stato presentato il progetto noi abbiamo detto al privato: tutte le opere pubbliche come strade parcheggi eccetera che sono funzionali allo stadio devono essere a carico vostro. Per far funzionare lo stadio (un impianto di 60 mila posti) però c’era bisogno anche di tutta un’altra serie di opere esterne che non servono solo allo stadio per un totale di circa 195 milioni di euro. La legge 147 prevede che ci sia per l’operatore l’equilibrio economico finanziario e che possano essere previste funzioni e utilizzazioni aggiuntive a meno di quella residenziale. Bisognava quindi assicurare le opere pubbliche al comune mantenere l’equilibrio finanziario del progetto”.

E che cosa avete pensato?

“Che essendo il progetto tutto privato e i profitti tutti privati il Comune non doveva intervenire con soldi pubblici, ma poteva spendere la potestà urbanistica a vantaggio dell’equilibrio economico e quindi della realizzazione delle opere pubbliche”.

E quali, l’aumento della cubatura richiesto dal privato?

“Si, ma non richiesto dal privato, bensì calcolato dal comune in modo tale che la rendita prodotta da questa cubatura aggiuntiva potesse finanziare le opere pubbliche esterne all’era. Nel Piano Regolatore c’è una norma che si chiama contributo straordinario di valorizzazione che ci ha consentito di stabilire questo incremento nella misura di 242 mila mq che sommati ai 112 mila di PRG portano il totale dell’operazione a 354 mila mq di costruito, il famoso milione di metri cubi.”

Ecco, la famosa variante del Piano Regolatore. Un atto che molti considerano fuori dal perimetro della legge…

“Anche qui va fatta chiarezza perché ne sono state dette tante. La variante è assolutamente consentita dalla legge ed è una potestà dell’autorità comunale. E il Comune di Roma di varianti al Piano ne ha fatte diverse. Certo è che per operare una variante ci deve essere il riconoscimento di un interesse pubblico. Non è che si può fare una variante per fare un favore al privato”.

Ritorniamo al progetto e al contributo di valorizzazione. Come si è arrivati a questi benedetti grattacieli?

“Come detto i 242 mila mq di costruito aggiuntivo (i grattacieli) sono pari al 100% della rendita del privato che viene catturata dal Comune attraverso le opere pubbliche prescritte nella delibera. Il comune è dotato di un regolamento su come si calcola questa valore e nel caso in questione la rendita è stata valutata in 805 €/mq. Dividendo questa cifra per i costi relativi alle infrastrutture si sarebbe ottenuta la superficie utile lorda da poter utilizzare”.

E cioè, qual è stato il risultato ?

“Come detto 242 mila mq di superficie aggiuntiva a disposizione del privato che però deve realizzare le opere di interesse pubblico che ammontano a 195 milioni di €”.

Da quello che sta dicendo lei, sembra quasi che il privato in tutta questa storia, alla fine ci rimetta..

“Il privato ci guadagna se punta a un progetto di qualità, e tutti i punti di vista, architettonico, tecnico amministrativo e anche gestionale nonché di organizzazione del cantiere. Certamente ci rimette se i tempi entro cui rientra dell’investimento iniziale, stadio e opere pubbliche ammontano a circa 400 milioni, si allungano oltre misura per inadempienze del comune o per altre ragioni. In ogni caso le condizioni che abbiamo posto sono state accettate dal privato. I grattacieli, cosi come dovrà essere riportato nella convenzione Urbanistica saranno costruiti in più fasi e comunque dopo lo stadio e le infrastrutture di pubblica utilità”

E come è possibile tutto questo se i grattacieli servono a finanziare le opere di pubblica utilità?

“Dal punto di vista finanziario l’impegno iniziale è importante, circa 400 milioni di euro, non è un intervento che può essere sostenuto da operatori locali, c’è bisogno di investitori internazionali. Anche questo è un requisito di qualità dell’operazione che non può essere fatto alla “romanella”- Ripeto: noi abbiamo posto delle condizioni che il privato ha accettato. Ritengo che sia Pallotta che Parnasi fossero perfettamente consapevoli dell’importanza delle nostre richieste”.

Adesso, però a quanto pare, si starebbe lavorando ad una decurtazione del progetto. Verrebbero tolte circa il 25% di cubature. Ma stando a quello che ha appena detto lei, se si toglie qualcosa il rischio è che si vada ad alterare l’equilibrio economico finanziario. Come stanno realmente le cose?

E questo è un altro problema. Perché la delibera riconosce la possibilità di “tagliare” qualcosa senza tuttavia andare ad intaccare le opere di pubblica utilità. Ma entro un certo margine”.

Senta, professore, secondo lei alla fine come andrà a finire?

Non lo so. Posso soltanto dire che mi sembra che sia stato perso molto tempo. L’impressione è che l’amministrazione abbia iniziato a lavorare su questo progetto adesso, quando invece avrebbe dovuto farlo 7 mesi fa. E vorrei aggiungere anche un’altra cosa. Un suggerimento personale”.

Quale sarebbe?

“Questo è un progetto europeo che coinvolge attori di rango internazionale. Se deve essere realizzato nella consapevolezza di tutto questo bene. Altrimenti meglio lasciare perdere. Non è un progetto che può essere fatto “tanto per” come si dice a Roma”.

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6 Commenti

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  1. Leonard

    febbraio 17, 2017 at 12:46 pm

    Gia’ che c’eravate, novelli pulitzer dell’informazione, perche’ non avete chiesto a questo galantuomo il motivo per cui si dice si sia recato piu’ volte con il suo principale a Boston con il progetto in bocca, tipo cagnolino che porta il giornale al padrone?

    • Max

      febbraio 17, 2017 at 4:58 pm

      E tu come lo sai? hai partecipata alle riunioni? o dici tanto per dire?

  2. Simone Nastasi

    Simone Nastasi

    febbraio 18, 2017 at 11:23 am

    Gentile Leonard,
    Le rispondo senza essere un novello pulitzer ma semplicemente una persona mediamente informata. La città dell’incontro di cui lei ha scritto non era Boston ma New York e in quell’incontro i rappresentanti del Comune (l’assessore Caudo e l’allora sindaco Marino) andarono a ribadire ai privati le condizioni per l’approvazione del progetto. Spero di esserle stato utile, cordiali saluti

  3. Leonard

    febbraio 18, 2017 at 11:40 pm

    Gentile Simone
    da persona certo non informata come Lei…e Le sembra normale che il sindaco di una citta’ come Roma senta il bisogno di recarsi addirittura negli Usa per “..ribadire ai privati le condizioni…” (sic,).. Lei offende la Sua intelligenza…sarebbe bastato inviare ai “privati” tale messaggio tramite,per esempio, il comune amico Fatello, oppure usare l’ufficio di rappresentanza statunitense di Unicredit, non crede? (Le ho suggerito due temi di approfondimento….)
    Comunque finisca, era e resta una porcata di dimensioni gigantesche che mi porta a rispettare, paradossalmente ma proprio in quanto tali, solo gli imprenditori coinvolti , che almeno fanno il loro lavoro/interesse, molto meno politici e giornalisti..che dovrebbero privilegiare verita’ e pubblico interesse.ricambio i cordiali saluti

    ti

  4. filrouge

    febbraio 19, 2017 at 1:01 am

    Leonard, persa una grande occasione pe’ sta’ zitto. 🙂

  5. Antonio

    febbraio 22, 2017 at 9:51 pm

    No, io lo ringrazio, per aver parlato… Trovo io molto strano che Sindaco e Assessore siano andati loro a New, suppongo a spese del contribuente romano… La questione è: a chi interessa l’opera? A un investitore straniero o ai cittadini romani?…

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Azzardo e piaghe sociali

Decreto Dignità e Gioco d’Azzardo: Parola al Bookmaker

Emanuele Sabatino

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Il Decreto Dignità voluto dal Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio ha tra i suoi provvedimenti quello del divieto di pubblicità per quel che riguarda il gioco d’azzardo. Abbiamo intervistato Carmelo Mazza, amministratore delegato di Betaland, per capire le reazioni dei bookmakers alle decisioni del Governo. Ecco cosa ci ha detto.

Decreto Dignità quanto ci perdono in termini economici i bookmakers, calcolando il risparmio delle sponsorizzazioni e il mancato guadagno che questo potrebbe portare?

La risposta dipende molto dai diversi modelli di business legati alle scommesse (e sottolineo che non sto parlando degli altri comparti di gioco per i quali valgono altre considerazioni). Alcuni bookmakers hanno una presenza sulla rete retail che gli consente di assorbire la mancanza di pubblicità. In altri casi, e soprattutto per i nuovi entranti che hanno presentato richiesta di acquisire una concessione per il gioco telematico lo scorso marzo, non avere a disposizione la pubblicità rappresenta un limite molto consistente. Mi chiedo se questo non possa generare contenziosi.

Le persone, a prescindere dalle pubblicità sanno tutto su come scommettere: alla luce di questo, il decreto colpisce economicamente più le squadre o i bookmakers?

Sul bacino esistente di scommettitori, la pubblicità incide maggiormente nel rendere note promozioni specifiche. Circa il ruolo della pubblicità nell’attrarre chi non è ancora un giocatore, chiunque è nel settore sa quanto sia difficile. L’idea che la pubblicità convinca milioni di non giocatori a diventarlo è del tutto fantasiosa per quanto riguarda le scommesse sportive. Non voglio qui dare valutazioni non fondate, ma la mia sensazione è che nel breve il costo maggiore sarà per le squadre che dovranno sostituire il portafoglio degli investitori. Ma voglio sottolineare, ricordando esperienze passate con il tabacco, che le realtà più in vista facilmente troveranno rimedio mentre le seconde linee patiranno effetti negativi più a lungo. In questo senso interpreto la levata di scudi della Serie B di calcio e del basket.

Quali saranno le strategie pubblicitarie alternative visto il divieto su tv, radio, internet e giornali?

Bisognerà capire bene l’applicazione del decreto sul mondo digitale. Difficile adesso parlare di alternative tranne ipotizzare una maggiore rilevanza della rete retail di scommesse. 

Una postilla del decreto lascia vigenti gli accordi stipulati in precedenza: chi detiene questi contratti? vedremo accordi tutto d’un tratto molto lunghi? (come si fa nelle aziende che quando assumono fanno già firmare il foglio delle dimissioni lasciando la data in bianco)

E’ normale che, ad esempio, contratti di sponsorizzazione di squadre di calcio e di sport popolari possano avere durata pluriennale. Tuttavia non credo ad un’esplosione di contratti di lungo termine per attività pubblicitarie che normalmente sono pianificate trimestralmente. Semmai sarà curioso vedere una partita di calcio della Liga o della Premier dove i campi e le squadre sono fortemente sponsorizzate da bookmakers che sono anche concessionari in Italia, o partite di coppa tra squadre italiane e squadre estere sponsorizzate da bookmakers: sarà proibito loro mostrare il logo del bookmaker quando giocano in Italia? Avevo visto queste cose in passato, speravo di non vederle più; oggi in un mondo con copertura globale degli eventi sportivi mi sembra davvero voler tagliare il salame con il cucchiaino (per citare una vecchia clip del grandissimo Corrado Guzzanti) .

Avesse potuto scegliere, tra il divieto di pubblicità ed il rischio di un taglio netto all’offerta del palinsesto, cosa avrebbe scelto?

Come operatore legale preferisco il divieto di pubblicità; il taglio netto all’offerta del palinsesto renderebbe di nuovo felici gli operatori illegali. Basta chiedere all’Agenzia delle Dogane dei Monopoli per sapere di quanto si è limitato il fenomeno delle scommesse senza licenza italiana da quando il palinsesto è stato aperto. Ma, al di là della retorica imperante sul gioco, l’incidenza delle scommesse su avvenimenti minori è molto limitata e la gran parte delle scommesse sta sulle 4-5 tipologie principali. Pensare che si possa diventare ludopatici scommettendo sul numero di cartellini gialli in una partita di serie D è segno di una limitata conoscenza delle dinamiche del settore. Ma capisco che questo non è il tempo dell’approfondimento.

L’origine della Ludopatia è secondo lei dato dalla forte presenza della pubblicità o ha origine dal nucleo familiare ed amicale dell’individuo ludopatico?

Io credo che, come per tutte le addiction, la ludopatia sia l’effetto di una società più individualista ed alienante. Lo sviluppo delle addiction nasce da una tendenza a rinchiudersi e a non trovare supporto in reti di socializzazione (amicali o familiari) che fanno da paracadute rispetto a queste patologie, di fatto disinnescandole. E’ chiaro che in un contesto che sostiene meno chi è debole rispetto alle addiction, la presenza di pubblicità o di facili attrazioni ha un effetto maggiore. E questo merita una riflessione maggiore ed un’azione mirata per limitare l’accesso all’offerta di gioco. Io temo sempre le proibizioni a largo spettro perchè, non essendo mirate, finiscono per nascondere più che risolvere.

La parte gialla del governo giallo-verde ha dovuto battere un colpo, c’è davvero timore per questo decreto nel mondo del Gambling o si ha la sensazione che siamo di fronte alla classica legge italiana dove una volta fatta, si trova subito l’inganno e soprattutto non c’è controllo?

Io mi auguro fortemente che non sia così. Io mi auguro di confrontarmi con chi ha una visione del settore diversa dalla mia per spiegare le mie ragioni ed avere una regolamentazione equilibrata, non importa quanto restrittiva. Di sicuro, situazioni in cui si fanno iniziative legislative e poi si trovano scorciatoie o, semplicemente, non vi sono controlli, sono le peggiori possibili per chi vuole operare seriamente. Se mi è possibile dare un giudizio in merito, io mi auguro che il cambiamento politico in atto possa mettere in cantina definitivamente vecchi approcci come “fatta la legge trovato l’inganno” che tanto hanno nuociuto complessivamente al paese

Secondo lei, sempre al fine del rischio ludopatia, gioca un ruolo più importante la pubblicità o il fatto che si può scommettere su ogni partita, anche amatoriale, e soprattutto su ogni tipo di evento, anche il numero di fuorigioco, rimesse laterale, cartellini?

Ho risposto in parte in precedenza. Voglio però sottolineare che a spingere verso la ludopatie sono l’istantaneità e la ripetitività. Le scommesse non sono giochi caratterizzati da questi elementi. Se osservo l’andamento delle giocate, è praticamente inesistente la scommessa ripetuta su quegli eventi e, soprattutto, non vi è mai l’istantaneità dell’esito. Inoltre, come ho già detto, l’ammontare raccolto su quelle tipologie di giocate è molto limitato e normalmente viene ulteriormente limitato dai bookmaker. Non sono quelle le scommesse sulle quali i bookmaker costruiscono il loro conto economico, quindi faccio fatica a pensare che possano avere alcun effetto sull’estensione del fenomeno della ludopatia.

Da persona esperta del settore: cosa si sarebbe dovuto fare per evitare in primis il numero sempre crescente di ludopatici e soprattutto che lo Stato italiano optasse per una legge ad hoc contro i bookmakers?

Io vorrei per prima cosa avere un dato attendibile sul numero dei ludopatici. Leggo a volte delle analisi che denotano più conformismo ad una retorica prevalente che una reale conoscenza del fenomeno. E vorrei anche poter distinguere tra tipologie di giochi. Detto questo, che non è certo elemento secondario per comprendere il fenomeno, per onestà intellettuale devo riconoscere che si è trattato il gioco con meno cura di quanto fosse opportuno. E per cura intendo una strategia cauta e condivisa di introduzione di nuove tipologie di giochi. Per la verità, questo è accaduto in una prima fase di apertura regolata del settore, diciamo tra il 2000 ed il 2010. Successivamente, all’apertura regolata si è sostituita un’apertura tout court, in cui si è consentito tutto troppo rapidamente. Se in quella fase il settore fosse stato più compatto e lungimirante ed avesse proposto una maggiore gradualità nel lancio di nuove tipologie di prodotto, forse oggi saremmo in una situazione migliore. Vero è, però, che accelerare è anche servito per riuscire a contrastare il fenomeno del gioco illegale che non si è riusciti a reprimere efficacemente, oltre che (è sempre bene ricordarlo) per aumentare il gettito erariale in anni di pesante contrazione delle entrate per via della crisi economica. Allora forse diventa evidente che la partita che si è giocata sul settore è stata molto più complessa di quanto emerge dalla poco informata vulgata sulle lobby del gioco e la politica.

C’è un rischio di ritorno al toto-nero con questo decreto?

Il toto-nero, nella sua versione 2.0, già esiste come spiegato in diverse inchieste giornalistiche che ho apprezzato molto da cittadino prima ancora che da esperto del settore. Diciamo che questo decreto non lo tocca e non crea condizioni per ridurne la diffusione. E, per la mia esperienza, alla disperazione del ludopatico si associa la spregiudicatezza dell’offerta di gioco. Tanto più si è ludopatici tanto più si è vittime di soggetti operano al di fuori delle regole sull’offerta di gioco ma che consentono di giocare a credito (cosa vietata nel sistema legale), di regolare mensilmente l’esito delle giocate e non volta per volta (altra cosa vietata), etc. Dove mancano tutele e regole per il giocatore si crea il perfetto brodo di coltura della ludopatia e non solo: su questo il decreto non incide.

Lei hai detto che la ripetitività delle azioni porta alla ludopatia. I bookmakers offrono anche scommesse virtuali su ogni sport ogni tre minuti. Non sono queste uno strumento fertile per creare ludopatici visto che sono costanti nel tempo, con esito immediato, ripetitive ma in realtà senza nessun abilità o approccio statistico matematico?

Certamente le scommesse virtuali, introdotte dalla regolazione italiana nel 2014, hanno caratteristiche diverse dalle scommesse sportive. Tuttavia per ripetitività e istantaneità (l’altro carattere che induce alla ludopatia) sono ancora molto meno aggressive di altri prodotti di gioco come le slot e le videolotteries. Però non vorrei neanche mettermi a fare una classifica tra “giochi buoni” e “giochi cattivi”: tutti i giochi sono buoni se fatti con moderazione, tutti i giochi sono cattivi se fatti in modo estremo. Il problema reale è rendere l’offerta più controllata ed avere la capacità di intervenire quando fenomeni di ludopatia emergono nei comportamenti concreti dei giocatori. La rete retail deve meglio attrezzarsi in questo senso, il gioco online, già estremamente controllato e limitato, ha al suo interno tutti i dati perchè possa esserci un monitoraggio continuo. E, soprattutto, dobbiamo ricordarci che tutte queste iniziative possono essere fatte insieme agli operatori legali, mentre in reti illegali e parallele nessuna di queste azioni è possibile. Ogni volta che si agisce nel settore del gioco bisogna ricordarsi che esiste una rete illegale nella quale, di sicuro, non accade nulla che possa tutelare il giocatore. Creare spazi, indirettamente, in cui queste reti possono trovare sviluppo significa abbassare le tutele complessive per i giocatori che si vogliono proteggere

E’ vero che solo una parte del fatturato del gambling italiano deriva dalle scommesse sportive. E’ altresì vero che le scommesse, con approccio scientifico/matematico/statistico sono anche un gioco di abilità. Sarà possibile secondo te assistere, come già accaduto per il poker, italiano illegale in forma cash perchè puro azzardo, Texas legale in forma torneo, perchè considerato gioco di abilità con buy-in prestabiliti all’origine, vedere una regolamentazione aspra per le macchinette e video lottery (creano ludopatici e sono ripetitive e dall’esito immediato) ed invece molto più blanda, quasi nulla, per le scommesse sportive? E’ uno scenario plausibile e che potrebbe accontentare tutti? Lo stato che tutela i giocatori, i bookmakers, e le squadre dei massimi campionati?

Personalmente, la distinzione tra giochi buoni e cattivi non la comprendo. Io credo che sia opportuno responsabilizzare chi offre gioco e chi gioca. Limitare in modo eccessivo ciò che non piace può generare oggi effetti opposti inattesi. Io credo che sia opportuno aumentare le tutele ai giocatori e la qualità della rete retail in termini di attenzione al giocatore. Se poi si vuole ridurre la pubblicità per ridurre l’induzione al gioco posso essere d’accordo. E’ l’idea di usare la regolamentazione di settore per reprimere qualcosa che non piace (per motivi morali, sanitari o altro) che mi sembra sbagliata. Questo intento punitivo, associato ad una retorica piena di imprecisioni sul settore, mi sembra davvero un approccio molto deludente ad un problema che io per primo dico che esiste. Tuttavia parlarne tirando fuori i dati sulla tassazione calcolata sulla raccolta per dire che la pressione fiscale sul gioco è bassa (come ancora vedo fare anche da illustri opinionisti) mi pare più che una notizia giornalistica interessante un segno di sciatteria nell’analisi. E mi chiedo quanto il settore del gioco ha sbagliato negli scorsi anni per meritarsi adesso tanta approssimazione nel modo in cui viene rappresentato…

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Calcio

Quanto sono strani i nomi delle squadre di calcio giapponesi

Nicola Raucci

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Il Giappone è un mondo lontano dal fascino immenso. Paese dalla cultura straordinaria in cui storia millenaria e modernità fantascientifica formano un connubio inestricabile. Terra dove le stravaganze sono peculiari tanto quanto le tradizioni.

Il calcio non fa eccezione e sfogliando i nomi delle squadre si rimane colpiti dalla grande varietà. Il tutto risale alla nascita della J.League (J リ ー グ ) creata nel 1992, quando la Japan Football Association (日本 サッ カー 協会 ) (JFA) decise di dare vita all’attuale campionato professionistico nipponico per incrementare il livello generale del movimento calcistico nel Paese e rendere competitiva la Nazionale. Fino ad allora la massima serie era la Japan Soccer League (JSL), campionato dilettantistico di scarso interesse per media e tifosi. Venne attuato un cambio radicale che ebbe importanti conseguenze anche nei nomi delle squadre. Le società, già esistenti e di nuova fondazione, optarono per il definitivo abbandono della propria identità aziendale per assumere denominazioni in grado di rappresentare in maniera accattivante la storia, la cultura e le tradizioni locali.

Ecco che troviamo così soluzioni eccentriche e fantasiose, in pieno stile nipponico, dove a farla da padrone sono i richiami alle esotiche lingue delle patrie del calcio: Europa e Sud America.

Le attuali 18 squadre della J1 League:

Cerezo Osaka (セレッソ大阪) – Osaka

Club fondato nel 1957 come Yanmar Diesel, è dal 1993 Cerezo Osaka. Cerezo è in spagnolo il “ciliegio”, albero tipico della città, il cui fiore ne è simbolo distintivo. Indubitabile richiamo al caratteristico paesaggio di ciliegi fioriti lungo i corsi d’acqua di Osaka.

FC Tokyo (FC 東京) – Tokyo

Società nata nel 1935 con il nome di Tokyo Gas Football Club (東京ガス FC), squadra ufficiale della compagnia Tokyo Gas. Una delle poche formazioni a mantenere una denominazione neutra dopo che nel 1998 le aziende Tokyo Gas, ampm, Culture Convenience Club, TEPCO e TV Tokyo fondarono la Tokyo Football Club Company.

Gamba Osaka (ガンバ大阪) – Suita

Il nome assunto nel 1992 gioca sulla sostanziale omofonia tra la parola italiana gamba e il giapponese ganbaru ( 頑 張 る ) che significa “dai il meglio”, “resisti”, caratteristica fondamentale dell’etica societaria imperniata sul lavoro. Club fondato nel 1980 come squadra della Matsushita Electric Industrial Co., Ltd. (Panasonic), era essenzialmente la squadra riserve degli attuali rivali del Cerezo Osaka.

Hokkaido Consadole Sapporo (北海道コンサドーレ札幌) – Sapporo

Il nome deriva dall’unione di consado, anagramma del giapponese dosanko (道 産 子 “popolo di Hokkaidō”), con lo spagnolo ole, che simboleggia il tifo per la squadra da parte di tutti gli abitanti dell’isola. Società nata come Toshiba SC con sede a Kawasaki nel 1935, venne spostata dalla compagnia nel 1996 a Sapporo. Niente più lega la squadra all’azienda fondatrice fuorché il rosso- nero delle divise.

Júbilo Iwata (ジュビロ磐田) – Iwata

Fondato nel 1970 come club calcistico della Yamaha Motor Corporation, azienda con cui mantiene ancora legami, è dal 1993 Júbilo Iwata. Júbilo significa in portoghese “esultanza”, “gioia”.

Kashima Antlers (鹿島アントラーズ) – Kashima

Società fondata come Sumitomo Metal Industries Factory Football Club nel 1947 con sede a Osaka fino al trasferimento nella prefettura di Ibaraki nel 1975. Antlers indica in inglese i palchi dei cervi.

La denominazione si connette al nome stesso della città di Kashima ( 鹿 嶋 市 Kashima-shi che letteralmente significa “città dell’isola dei cervi” 鹿 ka / cervi – 嶋 shima / isola – 市 shi / città).

Kashiwa Reysol (柏レイソル) – Kashiwa

Fondata nel 1940 come squadra della compagnia Hitachi, Hitachi, Ltd. Soccer Club, è dal 1992 Kashiwa Reysol, nome dato dalla fusione delle parole spagnole rey (re) e sol (sole).

Kawasaki Frontale (川崎フロンターレ) – Kawasaki

Fondato nel 1955 come club dell’azienda Fujitsu, Fujitsu Soccer Club, divenne società professionistica nel 1997, anno nel quale avviò una collaborazione con il Grêmio, a cui si ispira, e adottò la parola italiana frontale nel proprio nome.

Nagoya Grampus (名古屋グランパス) – Nagoya

Società fondata nel 1939 come club calcistico della Toyota, Toyota Motor SC, era nota fino al 2007 con il nome di Nagoya Grampus Eight. Grampus è il nome scientifico del grampo o delfino di Risso e si rifà alla coppia di delfini presenti sul Castello di Nagoya. La parola inglese eight si ispirava all’emblema della città, ovvero all’“otto” (八) nella numerazione giapponese.

Sagan Tosu (サガン鳥栖) – Tosu

Società fondata nel 1997. Nome dal doppio significato, sagan ( 砂 岩 ) è in giapponese l’arenaria, ovvero l’unione di tanti elementi a formare un oggetto (la squadra) resistente a tutto. Inoltre, Sagan Tosu può essere inteso come “Tosu (città della prefettura) di Saga” (佐賀 ん 鳥 栖 Saga-n Tosu) nel dialetto locale.

Sanfrecce Hiroshima (サンフレッチェ広島) – Hiroshima

Club fondato nel 1938 come Toyo Kogyo Syukyu Club ( 東 洋 工 業 サ ッ カ ー 部 ), cambiò nome nel 1981 in Mazda SC (マツダ SC) e nel 1992 assunse la denominazione attuale. Insieme al JEF United Ichihara Chiba e agli Urawa Red Diamonds, è stata una delle società fondatrici del campionato professionistico. Sanfrecce è una combinazione del numero “tre” ( 三 San) nella numerazione giapponese con la parola italiana frecce e si rifà alle parole dell’eroe locale, il daimyō Mōri Motonari, che disse ai suoi figli “Una singola freccia può essere facilmente spezzata, ma tre frecce tenute insieme non saranno mai piegate”.

Shimizu S-Pulse (清水エスパルス) – Shizuoka

Società fondata nel 1991 come Shimizu FC dall’iniziativa della cittadinanza locale senza il sostegno di grandi aziende, cambiò rapidamente la denominazione in Shimizu S-Pulse per mettere in primo piano i tifosi. Difatti, la S si rifà a Shimizu (città), Shizuoka (prefettura) e alle parole inglesi supporters (tifosi) e soccer (calcio), unita all’altra parola inglese pulse (impulso) a indicare l’energia dei suoi instancabili sostenitori.

Shonan Bellmare (湘南ベルマーレ) – Hiratsuka

Bellmare è una combinazione delle parole italiane bello e mare per indicare la bellezza dell’area costiera di Shōnan (湘南) nella baia di Sagami.

Urawa Red Diamonds (浦和レッドダイヤモンズ) – Saitama

Fondata nel 1950 come sezione calcistica della Mitsubishi con sede a Kobe, Mitsubishi Heavy Industries Football Club, diventò nel 1993 Urawa Red Diamonds. Red Diamonds è un chiaro riferimento all’emblema della Mitsubishi (三菱) nome traducibile come “tre diamanti”.

V-Varen Nagasaki (V・ファーレン長崎) – Nagasaki

Club formatosi nel 2005 dalla fusione di Ariake Football Club e Kunimi Football Club. Il nome V- Varen combina la V del portoghese vitória (vittoria) e dell’olandese vrede (pace) con varen che significa, sempre in olandese, “navigare”. Scelta ispirata alla grande tradizione marinara di Nagasaki, città portuale punto di attracco per portoghesi e olandesi durante lo shogunato Tokugawa (1600-1868).

Vegalta Sendai (ベガルタ仙台) – Sendai

Società fondata nel 1988 con la denominazione di Tohoku Electric Power Co., Inc. Soccer Club. Nel 1999 assunse il nome Vegalta in omaggio alla festa Tanabata (七夕 “settima notte”) che celebra il ricongiungimento delle divinità Orihime e Hikoboshi, rappresentate rispettivamente dalle stelle Vega e Altair. I due amanti separati, secondo la leggenda, dalla Via Lattea possono incontrarsi solo una volta all’anno. La denominazione celebra tale incontro.

Vissel Kobe (ヴィッセル神戸) – Kōbe

Club fondato nel 1966 con il nome di Kawasaki Steel Soccer Club, aveva sede a Kurashiki, nella prefettura di Okayama. Nel 1994 la città di Kobe raggiunse un accordo con la Kawasaki per spostare la squadra da Okayama a Kobe, con la nuova denominazione di Vissel Kobe. Vissel nasce dalla combinazione delle parole inglesi victory (vittoria) e vessel (vascello), in riferimento alla tradizione portuale della città.

Yokohama F·Marinos (横浜 F・マリノス) – Yokohama

Società fondata nel 1972 come sezione calcistica della Nissan, Nissan Motors FC. Prese la forma attuale nel 1999 mediante la fusione delle due squadre di Yokohama: Yokohama Marinos e Yokohama Flügels. La F ricorda i Flügels (dal tedesco Flügel che significa “ali”) mentre marinos è la parola spagnola per “marinai” e si rifà alla importante storia di città portuale di Yokohama. La maggior parte dei tifosi dello Yokohama Flügels, rifiutando la fusione con i rivali, diedero vita nello stesso anno al Yokohama FC.

L’ammirazione per il calcio italiano, che proprio negli anni ’90 dominava la scena, riecheggia in tante altre squadre giapponesi a indicare una smisurata passione per il Belpaese.

Di seguito una breve lista:

J2 League

Fagiano Okayama FC (ファジアーノ岡山) – Okayama

Il nome fagiano si riferisce al compagno di avventure di Momotarō, protagonista della omonima celebre fiaba giapponese.

Kamatamare Sanuki (カマタマーレ讃岐) – Takamatsu

Kamatamare unisce il giapponese Kamatama (ciotola per udon tipica della zona) con la parola mare.

Montedio Yamagata (モンテディオ山形) – Yamagata

Fusione di monte e dio a indicare le maestose montagne di Yamagata.

Oita Trinita (大分トリニータ) – Ōita

Riferimento alla trinità di cittadinanza, aziende e governo locale nel supporto del club.

Roasso Kumamoto (ロアッソ熊本) – Kumamoto

Il nome Roasso deriva dall’unione di rosso e asso. Simbolo (cavallo rampante) e colore (rosso) sono un chiaro riferimento alla Ferrari.

Tokushima Vortis (徳島ヴォルティス) – Tokushima

Il nome vortis è preso da vortice e si riferisce al Vortice di Naruto, che non è il cartone ma un fenomeno marino che si verifica nele acque giapponesi.

J3 League

Gainare Tottori (ガイナーレ鳥取) – Yonago

Combinazione del giapponese gaina (“grande” nel dialetto di Tottori) e sperare.

Giravanz Kitakyushu (ギラヴァンツ北九州) – Kitakyushu

Unione delle parole girasole, simbolo floreale di Kitakyushu, e avanzare.

Kataller Toyama (カターレ富山) – Toyama

Combinazione di 勝 た れ (katare), che nel dialetto di Toyama significa “vincere”, e aller, francese per “andare”. Inoltre, è un gioco di parole tra “cantare” e 語 れ (katare) che significa “parlare”.

 

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Calcio

Coppa del Mondo: in Russia c’era anche l’Italia. Quella della musica

Tommaso Nelli

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C’è un’Italia che ha comunque partecipato al Mondiale in Russia. È quella della musica che, grazie al compositore Ettore Grenci, può dire anche di essersi tolta delle belle soddisfazioni. Il singolo realizzato dall’artista di origini napoletane, “United by love”, una delle canzoni di accompagnamento della rassegna iridata, nel giro di pochi giorni ha superato i 9 milioni di visualizzazioni sul canale YouTube della Warner Mùsica.
Interpretato dall’uruguagia Natalia Oreiro, star internazionale della musica pop latina, il brano, le cui parole sono di Silvia Molina (moglie dello stesso Grenci) è cantato in tre lingue – russo, inglese e dialetto castigliano – ed è un inno alla pace, all’amore e alla fratellanza.

Per Grenci, che ha realizzato l’opera con il produttore discografico Diego Córdoba e che ha dedicato al padre scomparso da poco, si tratta di un altro risultato di prestigio all’interno di una carriera che lo ha visto collaborare, fra gli altri, con altri personaggi di spicco del panorama musicale mondiale, fra i quali Demi Lovato, Marc Anthony e Ricky Martin.
Proprio quest’ultimo, rimanendo in tema di canzoni mondiali, fu l’interprete de ‘La copa de la vida’, colonna sonora dell’edizione di ‘Francia’ 98′, culminata col successo in finale dei padroni di casa per 3-0 sul Brasile di Ronaldo.
A differenza del successo dell’asso portoricano, quello di Grenci non è stato il singolo ufficiale della rassegna russa, riconoscimento andato a “Live it up” di Nick Jam (con la partecipazione di Era Istrefi e Will Smith), bensì uno di quelli di accompagnamento.

Un riconoscimento più che considerevole se si pensa che, dal 1962 a oggi (cioè da quando è previsto che la Coppa del Mondo abbia un suo motivo canoro), questo onore, per gli artisti italiani, era spettato soltanto al “Nessun Dorma”, con voce dell’indimenticato Luciano Pavarotti, durante “Italia’ 90”. In quell’occasione altri due artisti nostrani, Gianna Nannini ed Edoardo Bennato, dettero forma a “Un’estate italiana”, canzone ufficiale della manifestazione che stampò indelebili nelle menti dei tifosi le gesta degli azzurri di Azeglio Vicini e di Totò Schillaci. E pensando anche al maestro Ennio Morricone, compositore della “Marcha del Mundial” argentino del 1978 assieme alla “Orquesta Filarmonica de Buenos Aires”, Grenci è quindi in ottima e illustre compagnia nella galleria dove s’incontrano la musica e il calcio ai suoi massimi livelli.
E l’auspicio è che le ottime intenzioni emanate da “United by love” arrivino anche alle orecchie e soprattutto al cuore della Nazionale di Roberto Mancini, spingendola a leggere nell’assenza da questo Mondiale una grande occasione per risollevare la testa e ambire a un deciso riscatto internazionale sul piano dell’immagine e dei risultati.

Non ci resta che ascoltarla..

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