Giorgio Chinaglia o lo si ama o lo si odia. Non ci sono vie di mezzo, proprio come non conosceva vie di mezzo Giorgio. Sanguigno, irascibile, spontaneo, a volte troppo ingenuo, ma dannatamente buono: questo era Giorgio Chinaglia, un personaggio romantico di un calcio che ormai non c’è più. Il 24 gennaio Giorgio avrebbe compiuto 70 anni, traguardo che non è riuscito a raggiungere a causa di un destino beffardo che lo ha fatto volare in cielo troppo presto un triste primo aprile di quasi cinque anni fa. Persona vera, a volte scomodo, Chinaglia divenne il simbolo di una Lazio povera ma ricca di valori umani come mai lo era stata fino ad allora.

Eterna bandiera biancoceleste, non basterebbero interi film per raccontare e far capire cosa abbia significato quella Lazio per i suoi tifosi. Una squadra di ‘’matti’’, come veniva spesso descritta, capace di odiarsi durante la settimana ma di diventare un’unica entità la domenica, con Giorgio Chinaglia eletto simbolo e condottiero di quella invincibile armata. L’amore della gente nei confronti di Giorgio non venne mai meno, nonostante i tanti episodi negativi e spiacevoli che hanno costellato la vita dell’ex bomber laziale. Se come giocatore nulla poteva essere rimproverato a Chinaglia, è da un punto di vista imprenditoriale che purtroppo sono venuti a galla tutti i limiti di una persona buona, vogliosa di fare, ma che troppe volte ha riposto fiducia in persone che non la meritavamo affatto.

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Emblema di questo suo ‘’limite’’ fu  il ritorno nella capitale da presidente della sua amata Lazio nel lontano 1983 quando, nonostante il pazzesco entusiasmo con il quale venne accolto, l’idolo del popolo biancoceleste non riuscì a mantenere le promesse, cedendo la squadra biancoceleste dopo soli due anni dalla sua acquisizione. Una storia di amore e odio, quella tra Chinaglia e i tifosi della Lazio, che ha vissuto il suo culmine sotto la gestione Lotito. La piazza, ormai stanca della presidenza Lotito, visse con fibrillazione e incontenibile gioia la notizia di un potenziale acquirente interessato al club romano, con Chinaglia che ne divenne portavoce garantendone l’affidabilità. Mai delusione fu più grande per il popolo che credeva in lui, di quando si scoprì la non attendibilità di quelle dichiarazioni, dettate dalla troppa fiducia che il buon Giorgio riponeva nelle persone. Il colpo per i tifosi della Lazio fu durissimo, coloro i quali per decenni hanno difeso e coccolato Chinaglia si sentirono traditi proprio sul più bello dal loro idolo e condottiero di tante battaglie. Il rapporto tra la piazza e Giorgio si freddò, ma l’incondizionato amore che i supporters dell’aquila nutrivano nei confronti di Chinaglia era solo sopito, pronto a riaccendersi e a rinascere dalle sue ceneri come una fenice. E quel momento arrivò, purtroppo nella triste occasione della sua morte, avvenuta il 1 aprile 2012. Nello stesso istante in cui si apprese la notizia del decesso, il passato venne immediatamente riscritto: le promesse non mantenute furono abbonate, le delusioni dimenticate e il senso di tradimento accantonato per sempre. Tornò ad esserci solo l’amore verso il leader, il simbolo, l’eroe dal cuore d’oro che da solo sfidò le avversità delle tenebre per condurre tutti alla vittoria. E da quel giorno, quel coro che negli anni ’70 faceva tremare i gradoni dell’Olimpico non ha più smesso di essere gridato al cielo, perché le epoche possono passare e le situazioni mutare, ma oggi come allora ‘’Giorgio Chinaglia è il grido di battaglia!’’

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