Il gioco d’azzardo è una piaga dilagante in Italia. Complice la crisi e il miraggio di guadagni facili in un periodo storico così difficile per le tasche degli italiani, il nostro paese è il quarto grande mercato mondiale (primo europeo) per quel che concerne il gioco. Se da una parte lo Stato ha un introito fiscale irrinunciabile, dall’altra si intensificano i casi di ludopatia e gioco patologico che rappresentano un costo per il governo stesso. Tanto che le spese dedicate all’assistenza e alla cura della malattia stanno arrivando a superare i benefici collegati all’azzardo.

Per questo, il Governo ha introdotto il divieto delle slot machine nei pressi dei luoghi sensibili come scuole o centro anziani e ha intenzione di allargare la disposizione anche nei luoghi storici come il centro o zone dal carattere culturale. Già nel recente passato, Renzi aveva paventato l’ipotesi di eliminare le slotmachine all’interno dei bar e delle tabaccherie, iniziativa già messa in atto privatamente dal movimento anti azzardo Slotmob che ha come mission proprio la soppressione delle slot all’interno dei locali commerciali. La volontà del Governo, però, si scontra con le necessità delle casse dello stesso, bisognose di valuta liquida che nella fattispecie delle macchinette ammonterebbe ad 8 miliardi. Altra questione da affrontare è relativa agli orari per l’utilizzo delle slot che dovranno essere limitati in un arco temporale definito.

Nel frattempo, le amministrazioni comunali hanno già mosso i primi passi nella battaglia al gioco d’azzardo. Specificatamente i sindaci, in particolare quelli della Lombardia, stanno combattendo strenuamente affinchè il Governo sia presente in questa disputa, mantenendo le promesse fatte e evitando, allo stesso tempo, di confermare quanto scritto in alcune carte dello Stato, che incentiverebbero l’aumento di slot in altri esercizi commerciali che non siano bar o tabaccherie.

Dall’altra parte della barricata sono intervenuti i tabaccai che non stanno affatto gradendo le disposizioni dei governi locali che vietano le macchinette, presentando un esposto alla Corte dei Conti per un danno erariale di 2.5 miliardi. Soldi che, sempre secondo la Federazione Tabaccai Italiani, dovrebbe essere risarcita dai primi cittadini stessi, colpevoli secondo loro di aver agito senza averne la competenza che spetterebbe al Governo centrale. Inoltre, presentano uno scenario che, mantenendo queste restrizioni, porterà la criminalità ad avere in mano tutto il gioco e ad incentivare pratiche illegali. Problema che, però, già esiste in maniera evidente. Il primo a finire sotto attacco è stato il Sindaco di Bergamo Giorgio Gori, che aveva emesso un’ordinanza sugli orari e i luoghi per il gioco d’azzardo. Anche a Roma, Virginia Raggi ha promesso di rendere la Capitale una città libera dalle slot.

Adesso bisognerà verificare se realmente il divieto possa portare ad un “depauperamento finanziario dello Stato“. Nel frattempo, il Governo sta puntando ad una copiosa riduzione delle slot, di oltre il 33% entro la fine del 2017 anche se si sta cercando di accelerare i tempi. Sembra finalmente, quindi, che si stia muovendo qualcosa nella guerra contro il gioco d’azzardo. Vedremo se queste promesse e queste azioni avranno seguito o resteranno, come troppo spesso accade, nell’archivio dei problemi irrisolti.

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