Ma quali ‘Cavalli di Battaglia‘, certi artisti sono semplicemente cavalli di razza. Come l’immenso Gigi Proietti che, all’età di settantasei anni, ha lo spirito di un ragazzino ed un savoire faire difficilmente reperibile altrove.

I Cavalli di Battaglia sono anche la rivincita di Rai Uno, che esce dal torpore con un colpo di genio. Con il colpo del Genio di Gigi Proietti.

Il comico ha regalato al suo pubblico delle perle indimenticate, tenendo testa ad un colosso come C’è Posta per Te nella prima serata del sabato in tv.

Da Aladin alla Signora della Camelie, passando per monologhi ipnotici tra musica, comicità e gandi ospiti.

Proietti ha portato una ventata d’aria nuova in tv, spazzando via i programmi trash ai quali, troppo spesso, siamo sottoposti.

Posato e pungente, euforico e capace di commuoversi. Gigi ha fatto da Cicerone, accompagnandoci nel mondo perduto di una comicità dal fascino sempre irresistibile.

Il programma ha lasciato il segno, tra citazioni shakespeariane, omaggi, cultura e bellezza.

I Cavalli di Battaglia mi hanno oltremodo stupito.

Ho sempre percepito lo spessore di Gigi, ma non fino a questo punto. Non sono stato capace di cogliere la sua maestria virtuosa.

E’ stato semplicemente monumentale. Ha riso, improvvisato e ci ha fatto catapultare in alcuni sketch dal sapore antico, tipico della commedia dell’arte.

Lunga vita a Gigi Proietti e che Dio lo benedica. Non solo per il suo talento smisurato, ma per i preziosi insegnamenti che ci ha donato con una nonchalance disarmante.

Te vojo di che na risata aiuta a vivere

nun se po sta tutta la vita a baccaja

mo c’è la nebbia ma tra un po ritorna er sole

che ci porta le parole che ce fanno riabbraccia

 Te vojo di che quanno tutti quanti strillano

a un certo punto piu nessuno sta a senti

e allora sale su dar core la risposta più adeguata

na pernacchia e finalmente na risata”

La sigla dei suoi Cavalli di Battaglia esprime tutta l’essenza di uno spettacolo spassoso e affascinante. Ci ha ricordato di non prendersi mai troppo sul serio, ma soprattutto di sorridere.

Chapeau, maestro.

 

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