Gianni Infantino, prima di diventare il numero uno del calcio mondiale conquistando la presidenza della FIFA grazie allo scandalo che pochi mesi prima aveva spazzato via prima Blatter e poi Platini, era noto come “l’uomo delle palline” perché da sempre maestro di cerimonie dell’UEFA, di cui era segretario generale dal 2009,  in occasione di qualsiasi tipo di sorteggio fosse necessario, fosse quello della fase finale di un Europeo o del primo turno preliminare di Europa League.

Ebbene Infantino dev’essere rimasto profondamente legato alle sue amate palline, visto che per averne tante ha recentemente lanciato la proposta di far disputare prossimamente la fase finale dei Mondiali da ben 48 squadre.

Già in campagna elettorale il dirigente italo-svizzero, nato sì  in Svizzera, a Briga nel 1970, ma da padre calabrese e mamma  della Valle Camonica, aveva parlato di un futuro allargamento dei partecipanti alle fasi finali della Coppa del Mondo a 40, si sa aggiungere posti alla tavola di un banchetto ricco procura sempre simpatie e di conseguenza voti, ora pare abbia alzato il tiro salendo a 48, c’è chi dice perché con 40 squadre diventava complicato far tornare i conti nell’elaborare la formula della manifestazione, e chi invece ipotizza una ulteriore ricerca di consenso.

A dir la verità l’idea non è proprio originale: ci aveva già pensato Luis Figo nel 2015 a lanciarla, cercando a sua volta consensi per una scalata alla poltrona ora occupata da Infantino, quando l’avversario era ancora il vecchio Blatter. Luis ne aveva sparate d’ogni: 40 squadre con otto gruppi di 5, oppure 48 con due campionati contemporanei in due diverse parti del mondo e riunione delle migliori in unica sede per le fasi finali!

La proposta Infantino non è tanto rivoluzionaria come quella dell’ex calciatore portoghese, ma a nostro avviso ugualmente poco sensata: le 48 squadre sarebbero divise in due fasce: le 16 teste di serie accederebbero direttamente a una fase a gironi identica all’attuale, le altre altre 32 dovrebbero giocare un playoff su partita secca con eventuali tempi supplementari e calci di rigore, direttamente nel paese che andrà ad ospitare la manifestazione, aggiungendo sedici partite “dentro o fuori” al format attuale. In realtà quindi i posti in più sarebbero fittizi, ben una qualificata su tre sarebbe fuori dal Mondiale la prima settimana, avrebbe fatto le convocazioni, portato i giocatori in ritiro, giocato le amichevoli di preparazione per fare i bagagli dopo una partita. Se ne parlerà a Zurigo il 13 e 14 ottobre durante il consiglio FIFA, e una decisione definitiva dovrebbe essere presa entro il 2017, la Coppa del Mondo del 2026 quella che sarebbe scelta per far partire la nuova formula.

Aggiungere 16 posti in questo modo, per tornare all’esempio del banchetto, suona un po’ come invitare degli amici al proprio matrimonio e allontanarne una parte dopo l’aperitivo. Non sapremmo dire quanto ciò potrebbe realmente far felici più paesi come ha detto Infantino nel presentare la proposta: “significa che continueremmo con la competizione attuale a 32 squadre, ma saranno 48 ad andare alla festa” le sue parole. Abbiamo il dubbio che potrebbero festeggiare i dirigenti di molte federazioni che ben difficilmente entrerebbero nelle 32, e che potrebbero dire di aver portato la loro nazione ai Mondiali e magari usufruire di qualche finanziamento in più, mentre tra i tifosi che se ne dovranno andare dopo il turno preliminare forse prevarrebbe la delusione.

Esiste un precedente di turno di qualificazione giocato pochi giorni prima dell’inizio dei Mondiali e nella nazione ospitante: risale a 82 anni fa, era il 24 maggio del 1934 quando le nazionali di Stati Uniti e Messico si incontrarono a Roma, allo Stadio Nazionale del P.N.F., per contendersi il posto disponibile alla fase finale riservato a Nord e Centro America: vinsero gli USA per 4-2. Tre giorni dopo, nello stesso stadio gli americani erano nuovamente in campo per la gara di primo turno contro l’Italia: persero 7-1 e si imbarcarono per tornare a casa.  Altri tempi ovviamente.

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