Quel nome di “Letizia”, tatuato sul collo, lo accarezza anche durante l’ultimo dei suoi successi. E poco importa se questa volta lo scenario è totalmente diverso da un ring delimitato da sedici corde. Giacobbe Fragomeni a sfidare la sopravvivenza è diventato un esperto, ritrovandosi per spirito di sacrificio nel suo habitat nazionale. E Letizia, che è il nome che nel 2005 ha voluto dare a sua figlia in memoria della sorella, ha certamente il suo primo pensiero.

Il successo all’Isola dei famosi lo riporta al culmine della popolarità, lo fa diventare più familiare anche ai non appassionati della nobile arte o a chi della sua storia conosceva ben poco. L’ex campione del mondo professionisti WBC nel 2008 per la categoria dei pesi massimi leggeri ha trasmesso la sua voglia di affrontare la vita anche nelle situazioni più difficili, la voglia di farcela anche quando nessuno regala niente.

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La sua storia è meritevole di attenzione e da esempio per chi ogni giorno non smette di sognare di raggiungere un obiettivo. Giacobbe Fragomeni a vent’anni faceva l’asfaltista, alle 4 del mattino andava a lavorare. Fino alle 5 del pomeriggio, poi di corsa in palestra per allenarsi con “nonno Ottaviano Tazzi, colui che, malgrado sette campionati del mondo vinti, non si era mai commosso come quando quel giovane tutto voglia e passione si spinse fino a conquistare il titolo italiano dilettanti di pugilato.

Il pugile nato e cresciuto nel quartiere periferico di Stadera, a Milano, aveva perduto per strada gli anni migliori della sua giovinezza, durante la quale dovette fare i conti con il duro rapporto col padre e con la morte per overdose della sorella Letizia. Nel tunnel dell’alcol, della droga e della voglia di farla finita c’era finito anche lui, ma ad un tratto qualcosa lo portò da un’altra parte. Una sensazione, una voglia improvvisa di riscatto, una sfida con sé stesso nel non abbandonarsi nella trappola di chi alla sorella aveva venduto la morte, lasciandolo solo.

E così Giacobbe restò folgorato dalla boxe, dentro quella palestra dov’era finito solo con l’intento di perdere peso. Ma c’era qualcosa che lo portava oltre con la testa dentro quel ring, c’era un contesto ideale per sfogare tanta rabbia nel rispetto delle regole. Ecco: Giacobbe poteva finalmente sfogare la sua rabbia percorrendo una strada pulita, fatta di sacrificio e apparentemente tante botte, ma in realtà educativa e soprattutto legale.

Come nella boxe, Fragomeni ha vissuto il reality con la sua cruda e accattivante personalità, senza troppi artifici. Anche a costo di rinunciare a qualche simpatia. D’altronde, quel ragazzo, che al tardo pomeriggio ritrovava le forze fisiche per riscattarsi dalla vita dura e faticosa, non badava a chi lo apprezzasse e chi no. E allo stesso modo il Fragomeni nazionale oggi piace così, come è sempre stato.

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