Ieri sera al Ferraris è stata la volta di Genoa – Napoli. Una partita che ogni volta conserva la sua importanza ormai storica, di una tradizione trentennale che si perpetua rafforzandosi anno dopo anno. Ieri sera è finita 0-0, con lo stesso punteggio e nello stesso stadio in cui Genoa e Napoli si riaffacciarono alla Serie A dopo anni di vero e proprio purgatorio, per non dire inferno (perché la Serie C per quelle due squadre significava inferno, oltre alla giusta punizione per gli illeciti delle proprietà). Era l’11 giugno 2007, e finì con uno 0-0 telefonato, dopo che gli auricolari in panchina confermavano il pareggio tra Piacenza e Triestina che implicava, in caso di pareggio anche a Genova, la promozione diretta per il Grifone e per il Ciuccio. Si rischiò anche molto, perché i tifosi si riversarono in campo già all’ 88°. Ma non furono prese sanzioni. L’unica notizia, fu il ritorno in A di Genoa e Napoli. Nove anni dopo, è un altro 0-0, stavolta spettacolare, da Premier League, che mette in mostra la disciplina tattica e la creatività di due brillanti allenatori. Manca un rigore per il Napoli, per un fallo di mano, Hamsik prende una traversa, il figlio del cholo Simeone si vede infrangere il primo gol italiano da Reina, in ben due occasioni, e alla fine è 0-0. Tutti contenti, eccetto Sarri che si lamenta per due rigori non concessi, ma questa è un’altra storia, perché prima di tutto, c’è un gemellaggio con la G maiuscola.

Ritorno in Serie A, 2007:

Il ritorno a braccetto del 2007 funzionò solo da rafforzativo, e suonò quasi da dono divino. Nel baratro assieme, di nuovo in paradiso assieme. Non sarebbe potuto essere altrimenti. Da quell’anno, le due squadre non se ne sono più andate dalla Serie A. Il Napoli, di strada ne ha fatta di più, il Genoa è andato in Europa due volte (anzi, una sola, perché nel 2014-2015 una mancata licenza UEFA permise ai cugini della Sampdoria di prendere lo slot per l’Europa League), ha rischiato severamente la B per altrettante due volte, mentre il Napoli da un po’ di anni lotta per lo scudetto, ha messo in mostra uno dei più forti attaccanti al mondo, ed è, categoricamente, una big. Eppure l’amicizia col Genoa è sempre lì, intatta, rispettosa, più forte dei singoli episodi provocatori, tanto da rivelarsi il legame di gemellaggio oggi più longevo della Serie A.

Tutto ebbe inizio nel lontano 16 maggio 1982: è l’ultima giornata di campionato, il Genoa rischia la B e lotta per la salvezza con il Milan, il Napoli allenato da Rino Marchesi ha consolidato il quarto posto. La partita è di vitale importanza più per il team genovese che per gli azzurri. Dagli altri campi, la notizia che il Milan ribalta il punteggio da 2-0 a 3-2, a Cesena. Una sconfitta sancirebbe la retrocessione del Genoa. E invece la gara finisce diversamente. In un’atmosfera quasi surreale, i rossoblù, sotto di un gol, cominciarono a sentire il supporto non solo di quei tifosi ubicati abbastanza in alto sui gradoni del San Paolo, bensì dello stadio intero, anche del popolo napoletano. La ragione? Meglio vedere il Milan B, piuttosto che il Genoa. E’ il diavolo, quello da mandare all’inferno. Con una simpatia che da un lato poteva anche sfiorare la provocazione (occorre compatire la squadra ad un passo dalla retrocessione?), Napoli abbraccia Genova per far centrare la salvezza al Grifone. La svolta al 79° minuto: Gigi Simoni, allenatore del Genoa, fa scaldare Mario Faccenda: «entra e segna, per favore!» E pensare che Faccenda, rivelò ai microfoni di PianetaGenoa1893, era reduce da un infortunio e quel peso lo sentivo non solo sulle spalle, ma su tutto il corpo. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo, invece, Faccenda di testa infila il portiere Castellini, che non esce nella maniera migliore. 2-2, e lo stadio esplode, tutto lo stadio, grazie all’invenzione di un giocatore che non era un goleador, e non ne possedeva nemmeno le caratteristiche. Il risultato non cambia, pareggio, Genoa salvo e accolto all’aeroporto Cristoforo Colombo da una vera e propria bolgia che festeggia la salvezza.

5 mila persone si riversano nelle strade, Genova in festa, traffico bloccato, ma soprattutto, una nuova amicizia, con il Napoli. Nasce il gemellaggio tra il Ciuccio e il Grifone, e da lì non si romperà mai. Anche nel 2007, Genoa e Napoli festeggiarono assieme il ritorno in A, in una gremita piazza De Ferrari che si tinse di rosso-blù e azzurro. Oggi, non importa se il Napoli è diventato la bestia nera del Genoa, non importa se durante i primi anni di ritorno in A, quando il Genoa sconfiggeva un po’ più spesso il Napoli, un tifoso, in un match di inizio campionato 2008-2009, dalla Nord tentò di sputare a Pià. Non importante se un anno al San Paolo il Genoa ne ha prese 6 dal Napoli. Non importa se nella finestra di mercato estivo nel 2011, Preziosi soffiò Zuculini a Bigon e De Laurentiis. Oggi, dopo 34 anni, Genoa e Napoli sono ancora lì a festeggiare assieme, a celebrarsi l’uno con l’altro in nome di un legame che spira dal mare. Perché questo è quello che sono i genoani e i napoletani: gente di mare, in un gemellaggio che unisce Nord e Sud senza discriminazioni. Ieri a Marassi c’era anche il Principe Diego Milito, che ha scritto pagine indelebili della recente storia genoana.

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