Ci sono imprese che rimangono indelebili nella memoria. Imprese che hanno fatto la storia dello sport. Una di queste è la prima medaglia d’oro olimpica italiana nella maratona. La maratona è tradizionalmente l’evento più atteso e sentito delle Olimpiadi. Gara podistica martoriante di 42,195 km pensata per rievocare la leggendaria corsa di Fidippide, che nel 490 a.C. si recò da Maratona ad Atene per annunciare la vittoria sui Persiani. Ed ogni maratona moderna mantiene in fondo quella epicità, un’aura quasi sacrale, espressione di tutta la potenzialità della resistenza umana.

Prova sportiva della perenne battaglia contro i propri limiti al di là della percezione del dolore. Come per tutte le imprese epiche, in questa storia c’è il nome dell’eroe, il luogo e la data: Gelindo Bordin, Seul 1988. Bordin nasce a Longare (Vicenza) il 2 aprile 1959, si forma tra il sudore e il fango delle corse campestri. Nell’ottobre del 1984 esordisce nella maratona di Milano vincendola con il tempo di 2h13’20”. Dal 1985 viene allenato da Luciano Gigliotti. A Stoccarda, nel 1986, si laurea campione d’Europa battendo il favorito Orlando Pizzolato in una entusiasmante volata finale e conclude terzo i Mondiali di Roma del 1987, dopo aver raggiunto il gruppo dei battistrada al traguardo del 35° km. Imposta la preparazione atletica per le Olimpiadi del 1988 su ritmi di allenamento estenuanti, con carichi di lavoro che prevedono oltre 200 km a settimana. L’asfalto è il suo cibo quotidiano.

Poi arriva il grande giorno: domenica 2 ottobre 1988. Seul, Corea del Sud, atto conclusivo dei Giochi della XXIV Olimpiade. 118 atleti al via, caldo e umidità, pettorina 579 per Bordin che è tra i primi fin da subito. Dopo una momentanea crisi al 15° km Gelindo si rifà sotto, riportandosi nel gruppo di testa, e al 31° km inizia la selezione. A 7 km dall’arrivo sono rimasti in quattro. Il gibutiano Hussein Ahmed Salah e il keniano Douglas Wakiihuri aumentano l’andatura. Salah detta il passo ma Bordin è lì, si accoda seguendolo come un’ombra. Dalla sua espressione marmorea non traspare alcuna emozione, nessun timore. A 5 km dalla fine perde terreno il giapponese Takeyuki Nakayama, vincitore su quel percorso in due occasioni nel 1985 e 1986. Rimangono così in tre, il podio dei Mondiali di Roma dell’anno precedente: Bordin (bronzo e con un record personale di 2h10’54’’), Salah (argento e con un incredibile record di 2h07’07’’, ad appena 17 secondi dal primato mondiale) e Wakiihuri (oro e record di 2h11’48’’). Il sogno di vittoria per il corridore italiano sembra svanire al 38° km, quando gli africani lo staccano, accumulando qualche secondo di vantaggio. Ma allo scoccare del 40° km Bordin reagisce in maniera incredibile. Cambia passo e con uno scatto poderoso recupera Wakiihuri e si porta all’inseguimento di Salah. Stringe i denti e dà fondo ad ogni singola goccia di energia.

A 1,5 km dal traguardo Bordin bracca Salah che, esterrefatto ed impaurito, si volta in continuazione a controllare il proprio inseguitore. Gelindo lo supera e si invola verso il traguardo. Una rimonta incredibile, durata lo spazio di seicento metri, che lo consegnerà alla storia. All’entrata dello stadio il maratoneta vicentino sorride, sa di avere la vittoria in pugno. Negli ultimi cento metri saluta il pubblico e, tagliato il traguardo, si inginocchia e bacia la pista. Dopo 2h10’32’’ Fidippide è arrivato ad Atene ancora una volta e Bordin ne è la sua nuova incarnazione. Una vittoria indimenticabile, l’evento sportivo più importante della sua vita. 42 km di speranza, gioia ed orgoglio che hanno emozionato ed esaltato milioni di italiani in fervida attesa, a soffrire ed esultare insieme. Un sogno diventato realtà nella carriera di un atleta straordinario, uomo umile e agonista incredibile in grado di vincere, dopo quella meravigliosa Olimpiade, un secondo titolo europeo a Spalato e la maratona di Boston, entrambi nel 1990.

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