C’era un tempo in cui la Serie A era il campionato più bello del mondo. Un tempo in cui le più grandi star del calcio internazionale sgomitavano per venire a giocare da noi, un tempo in cui Maradona giocava nel Napoli, Francescoli nel Cagliari e Batistuta nella Fiorentina, e in cui nulla sembrava impossibile per il pallone di casa nostra, padrone assoluto delle coppe europee.

Un tempo in cui la stella più in ascesa del calcio del vecchio continente, che a Italia ’90 aveva dato spettacolo in campo e fuori, veniva ingaggiata da una squadra da molti anni fuori dall’Olimpo del pallone nostrano come la Lazio, che stava passando dalla gestione Calleri a quella ben più ambiziosa di Sergio Cragnotti. Paul Gascoigne ha rappresentato molto per l’ambiente biancoceleste: vedere un talento come il fantasista inglese lasciare la Gran Bretagna per giocare con l’aquila sul petto segnava un punto di svolta fondamentale per gli amanti della squadra capitolina, che di lì a qualche anno sarebbe diventata una delle più forti al mondo. Lo splendido libro di Stefano GrecoIo e Paul. Gazza, la cometa biancoceleste’ (Edizioni Ultra Sport, 335 pp., 19,90 euro) narra in maniera magistrale l’epopea di Gascoigne a Roma, segnata da gravi infortuni (due), gol storici (uno in particolare: quello all’odiata Roma nel derby) e irresistibili scherzi (tanti).

Leggere le avventure di gioventù di un personaggio particolare come Gascoigne raccontate a 25 anni di distanza dai personaggi che più gli sono stati vicini in quel memorabile periodo (da Corino a Zoff fino a Signori e Zeman) strappa un continuo sorriso, che a volte diventa inevitabilmente amaro quando il pensiero va alle condizioni attuali dell’ex numero 8 dell’Inghilterra, impegnato in una lotta impari e senza fine contro il demone dell’alcool. Una storia da leggere tutto di un fiato e che non può non affascinare chi ama il pallone e un tempo che non c’è più.

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