L’uomo contro la macchina è un tema che appassiona l’immaginazione ormai da centinaia di anni. Forse iniziò con Frankenstein di Mary Shelley nel 1818 o si può addirittura risalire al mito di Prometeo: la creazione che si ribella al suo creatore.

Un elenco infinito di opere, narrative e cinematografiche, ci mette in guardia dalla possibile ribellione: Matrix, Hal 9000 in 2001: Odissea nello spazio, Terminator e numerosi altri, ma fortunatamente rimangono pura fantascienza.
Eppure, un evento epocale, che abbraccia proprio il nostro amato mondo dello sport, creò interrogativi e diede risposte, ben più reali e tangibili, concentrando milioni di persone su un piccolo quadrato bianco e nero.

La domanda era: è più intelligente l’uomo o un computer?

A rispondere all’interrogativo, ai lati della scacchiera, si trovavano Garri Kimovic Kasparov e Deep Blue, il primo campione del mondo dal 1985 al 2000, prima per lURSS, poi per la Russia. Il secondo, un computer realizzato dal colosso dell’informatica IBM, espressamente progettato per giocare a scacchi.

La prima sfida, svoltasi nel 1996, vide trionfare il contendente umano per 4-2, con tre vittorie e due patte, ma la partita 1 regalò l’incredibile risultato del primo calcolatore a vincere una partita a scacchi contro il campione in carica.

Con il computer ampiamente aggiornato, tanto da guadagnarsi il soprannome ufficioso di Deeper Blue, nel maggio dell’anno dopo si svolse la rivincita. Il risultato fu incredibile: dopo la prima vittoria del Russo, seguì una resa per poi consegnare, con partita 6, la vittoria alla macchina con un punteggio di 3,5 a 2,5.

Il risultato non andò giù allo scacchista che, con l’amaro in bocca, dichiarò di aver visto, nelle mosse avversarie, una creatività e un’intelligenza quasi umani. L’ipotesi trovò solide radici nel fatto che l’IBM non concesse mai la rivincita ritirando Deep Blue e non dando mai i tabulati della sfida richiesti dal campione.

Altrettanti dubbi emergono dalla crescita dei titoli IBM nel periodo successivo all’incontro.

Questo non toglie suggestione al risultato, che avrà dato più di qualche pensiero ai più suscettibili al tema. Forse fu proprio il lato umano ad incastrare Kasparov: nervosismo o stanchezza psicologica, che lo vide commettere errori, ampliamente analizzati dalle numerose analisi posteriori alla partita; proprio quei limiti che resero storica la partita contro l’allora campione del mondo Karpov, durata cinque mesi, e sospesa per sfinimento della Federazione Internazionale degli Scacchi e per la salute psicofisica dei contendenti.

Diverse e più recenti le sorti della sfida di ping pong tra Timo Boll, campione tedesco e Kuka Robotics, anch’essa tedesca e con il vanto di essere il robot più veloce al mondo. Dopo un’avvio decisamente deludente, Boll riesce ad accaparrarsi la vittoria sfruttando rete e bordi estremi del tavolo: unico modo, umanissimo a mio parere, di averla vinta.

Variabile Umana, che rende tutto così imprevedibile ed emozionante, e ci teniamo ben stretta soprattutto nello sport: ci permette di vedere un goal dalla tre quarti, un passante colpendo la palla sotto le gambe o veder trionfare Steven Bradbury nella famosa gara dei 1000m di short trak che regalò il primo oro di tutto l’emisfero australe nelle olimpiadi invernali.

Poi uno vede calciare Cristiano Ronaldo, un dritto di Djokovic, un canestro di Lebron o correre Bolt e ci si domanda se le macchine non siano già tra di noi, accuratamente costruite da allenamenti e pratiche che puntano alla perfezione, in un mondo dove c’è sempre meno spazio per le incertezze.

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