Non è necessario un grande esperto di mercato per capirlo: il prezzo di un bene è, più di tutto, il compromesso tra la domanda e l’offerta. In virtù di questa considerazione, qualunque valutazione data al cartellino di un calciatore sarebbe giustificata, ma non è l’unico criterio da considerare. Tuttavia, se si parla di Roberto Gagliardini, questo aspetto diventa fondamentale. L’Inter aveva bisogno di uno come lui molto più di quanto l’Atalanta avesse la necessità di cederlo, e l’apertura di un’asta che ha visto coinvolta anche la Juventus, interessata a sua volta ad acquisire le prestazioni del centrocampista classe ’94, ha fatto lievitare il prezzo fino alla cifra di ventotto milioni di euro, ritenuta eccessiva dai più. Se si parla del valore globale di Gagliardini, l’Inter ha speso troppo (non a caso, transfermarkt.com riduce la sua valutazione alla “miseria” di otto milioni, venti in meno), ma potrebbe aver fatto un grandissimo affare. Un paradosso? No, e ora proviamo a dimostrarlo.

Il giovane bergamasco è una delle massime espressioni mostrate negli ultimi anni dalla Serie A di quanto sia centrale il ruolo di un allenatore nella valorizzazione di un calciatore. Fino a pochi mesi fa, il centrocampista non aveva mai dato l’impressione di poter ambire al grande salto in un top team e aveva sofferto a più riprese anche nella serie cadetta. Gagliardini non eccelle in alcun fondamentale e non ha il carisma del leader, però è un uomo intelligente e fortunato: ha incontrato Gian Piero Gasperini e tutto è cambiato, senza mutarlo nel Dna. Non è diventato un top player in sei mesi, ma il tecnico dell’Atalanta ha fatto un miracolo che dovrebbe essere la missione primaria di qualunque allenatore: ha sfruttato al meglio le potenzialità degli elementi a disposizione. Gasperini ha creato un sistema di gioco equilibrato e spettacolare nel quale Gagliardini si è inserito perfettamente. Si è adattato con grande efficacia, diventando con Kessie il cardine di un centrocampo sorprendente. In fondo, ha solo un grande segreto: gli uomini normali possono diventare straordinari, se guidati dalla persona giusta al momento giusto. L’Inter, probabilmente, non avrebbe fatto un grande affare se avesse investito un milione su di lui l’estate scorsa, e potrebbe averlo fatto nell’averne speso ventotto a distanza di sei mesi.

Il paradosso è sempre dietro l’angolo, ma c’è un aspetto tattico fondamentale da tenere a mente: Gagliardini è il recuperatore di palloni di cui necessitava l’Inter e ha permesso l’applicazione del 4-2-3-1, snodo decisivo della stagione a due facce dei nerazzurri. Il centrocampista, titolare nelle ultime due uscite, sembra essersi adattato al volo agli schemi di Pioli, contribuendo soprattutto al miglioramento della fase difensiva. Con lui in campo, l’Inter ha subito un solo gol in campionato e la coppia centrale Miranda-Murillo è tornata ai livelli di un anno fa. Se limitassimo le potenzialità di Gagliardini alla sua capacità di recuperare un buon numero di palloni, i ventotto milioni spesi risulterebbero ancora fuori luogo, ma bisogna considerare un altro aspetto: potrebbe rendere ancora di più se venisse schierato da mezzala in un centrocampo a tre, invece che da centrale puro in una mediana a due. Lo scacchiere tattico disegnato da Pioli limita la sua attitudine a pressare alto sul portatore di palla avversario e a dedicarsi più alle verticalizzazioni in tempi stretti che alla costruzione ragionata. Pioli, al momento, non può rinunciare al 4-2-3-1 e passare al 4-3-3, modulo maggiormente nelle sue corde che valorizzerebbe l’estro di Brozovic e metterebbe fine alla convivenza difficile tra Kondogbia e lo stesso Gagliardini: l’assenza di un regista puro, unita all’imprescindibilità nella fase offensiva di uno tra Joao Mario e Banega, rende impossibile l’evoluzione tattica della sua Inter. Ma l’estate prossima tutto potrebbe cambiare e l’acquisto di Gagliardini avrebbe potenzialità diverse per assumere un nuovo valore e giustificare ulteriormente l’esborso notevole.

Se a questo si aggiunge il processo graduale di italianizzazione della squadra più internazionale del nostro campionato, oltre ai ventidue anni d’età con relativi ampi margini di crescita, gli otto milioni di valutazione “reale” si avvicinano sempre più ai ventotto incassati dall’Atalanta. Gagliardini non è e non sarà mai Pogba, ma potrebbe trasformarsi in un alter ego più umano. Una mezzala scolastica e pragmatica nelle giocate, a differenza del francese. Ugualmente efficace e vincente, se inserito ad arte in uno scacchiere tattico che non esiga la sua centralità e ne esalti il contributo fondamentale alla coralità. Un giocatore ordinario dall’utilità straordinaria per un’Inter più umile e allo stesso tempo maggiormente autoritaria. Un’Inter guidata da Stefano Pioli, un normalizzatore che ha già fatto capire con i fatti di non essere un semplice traghettatore. Gagliardini ha le carte in regola per diventare l’emblema della sua era, alla faccia delle valutazioni più negative. E di ventotto milioni che sembrano eccessivi solo a chi non ha capito che le grandi squadre si costruiscono quando si assecondano le esigenze di un tecnico e si è abili nel dare una forma sostenibile ai compromessi necessari in qualunque forma di mercato. L’Inter ha speso tantissimo, probabilmente non troppo. Ma solo il campo potrà darne conferma.

Close